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M5s: lavorare meno, lavorare tutti

Quando Di Maio ha posto il problema della riduzione dell’orario di lavoro, ha posto un problema che va ben al di là della questione Serravalle, dello scontro tra l'impresa che vuol tenere l'outlet aperto nel giorno di Pasqua,e gli operai che vogliono tenerlo chiuso per restare a casa.

Di Maio ha posto il problema dell'automazione del lavoro svolto dai lavoratori, della tendenza inarrestabile alla riduzione dell’occupazione, della dignità del lavoro che non è solo strumento di profitto ,ma parte integrante della vita delle persone e delle loro famiglie ,del conflitto tra lavoratori e consumatori, dello spazio lavorativo sottratto alle piccole imprese.

Temi del tutto trascurati da una classe dirigente attenta ai congiuntivi, pronta a criticare l'assenza di proposte nel MOV5S, ma incapace di considerare l'importanza dell'evento tematiche poste dai grillini e dei risvolti internazionali ad esse connessi.

Ma una cosa è certa,entro dieci venti anni anni, l’automazione, l’intelligenza artificiale evoluta invaderà tutti i settori produttivi determinando,in un processo senza fine, una riduzione di posti di lavoro.

Le aziende sostituiranno le persone con le macchine e assumeranno persone specializzate nella realizzazione dei sistemi (hardware o software) usati per queste automazioni.

E dunque meno lavoro, più ricattabilità del lavoratore e quindi più subordinazione al limite dello schiavismo rispetto al capitale .

Per questo: lavorare meno lavorare tutti non è uno slogan, ma una necessità che ieri nasceva dall'esigenza di assicurare una vita migliore ai lavoratori e oggi nasce dalla esigenza di evitare i riduzione dell'occupazione.

La combinazione di politiche liberiste di flessibilità e moderazione salariale, con l’automazione di alcune fasi produttive, se hanno incrementato profitto e produttività, hanno tuttavia intensificato i turni di lavoro, aumentato le ore lavorate, ridotto l'occupazione e dirottato la forza lavoro dai settori a maggior valore aggiunto verso settori a bassa produttività.

Sono problemi che non ha senso affrontare in una dimensione nazionale in una fase di egemonia del liberismo finanziario e del suo dominio sulla politica , senza un'Europa politica, senza un welfare europeo.

Lavorare meno a parità di salario è un costo aggiuntivo in un mercato globale in una concorrenza è globale, e come tale penalizza le imprese che lo subiscono.

Senza una posizione comune delle imprese quantomeno europee ,risulta impraticabile.

La riduzione dell'occupazione è strutturale, il binomio tra crescita quantitativa della produzione e incrementi salariali è crollato,e di questo bisogna prendere atto,ed individuare soluzioni non collegate a misure espansive della produzione: più crescita e più salario.

Sono vecchie ricette inadeguate in un nuovo assetto dell’economia mondiale.

Lavorare meno a parità di salario, una politica d’impresa ancorata alla qualità dei prodotti, sono la risposta ,ma in una dimensione europea. 

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