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di David Incamicia (sito) mercoledì 12 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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Lui pensa alla gnocca (e a non finire in galera), l’Italia ribolle di rabbia

Ormai siamo agli sgoccioli... non c'è più tempo... il baratro è vicino... eccetera, eccetera. Ogni giorno che passa sembra di vivere dentro un incubo, dove tutto si fa seriosamente tetro tranne il fatto che noi italiani non siamo così seri da cogliere la portata e i rischi della situazione che stiamo vivendo. A partire dalla nostra classe politica, ovviamente.

 

Leggendo i giornali e seguendo i pochi programmi televisivi di approfondimento degni di questo nome, l'incubo si fa limpida certezza. Risalta il quadro di un Paese dilaniato dalle ingiustizie e dalle sofferenze sociali, cresciute a tal punto che ormai alla scontata e naturale indignazione che si respira in lungo e in largo per la Penisola non fa seguito una reazione decisa, compatta, risolutiva.

Prendiamo le ultime occasioni di protesta nelle piazze, ad esempio di alcune associazioni contro quell'ennesima porcata ad personam che risponde al nome di "legge bavaglio" o di gruppi di operai sull'orlo del licenziamento che vogliono restare disperatamente aggrappati al lavoro per tenere lontane le proprie famiglie dall'incombente miseria. Ebbene, a parte le decine di impegnati attivisti o di diretti interessati solo il più totale e avvilente silenzio. Viene da chiedersi se davvero stiamo poi così male come da tempo raccontiamo a noi stessi e al mondo, e che fine ha fatto l'antico valore italico della solidarietà e della condivisione.

Ci siamo ridotti a soffocare il nostro dolore e ad assuefare le nostre vite all'andazzo, perché in fondo in Italia non si cambia mai per davvero. Si è visto quel che è venuto dopo la grande illusione di "tangentopoli", con la casta degli impresentabili scacciata via dalla finestra e rientrata attraverso il portone principale nelle stanze del potere. E con le schiere di affaristi e parassiti riemerse dal nulla, in un sistema maleodorante di furberie e ruberie che continua a reggersi sulle spalle della gente comune e perbene.

Qualche "disonorevole", come con disprezzo chiama i nostri parlamentari don Antonio Mazzi in una sua rubrica online, si lamenta con stupore delle lamentele di noi italiani, sempre pronti a stigmatizzare gli eccessi e i privilegi della politica senza considerare che per (fingere di) occuparsi dei problemi della gente occorrono tempo e, soprattutto, denaro. Altro che qualunquismi da antipolitica! Di fronte a una simile chiusura corporativa, alle ripetute prove di arroganza e di strafottenza dei gaglioffi autonominatisi "tribuni del popolo", continuare a brontolarsi è un inutile esercizio masochistico. Se davvero vogliamo meritarci l'appellativo assai di moda di "indignados", allora indignamoci come dio comanda!

Le famiglie italiane, proprio quelle che fanno i conti con mille difficoltà quotidiane al limite della sopravvivenza, la smettano di frenare i propri figli credendo così di proteggerli. Li lascino liberi finalmente di lottare, anche a costo di rischiare qualche manganellata sulla testa o qualche notte in prigione. L'Italia la possono salvare solo le nuove generazioni ma gli adulti, che già hanno molte colpe sulla coscienza, è ora che rinuncino a ogni egoismo.

Finiamola, per dirla sempre con don Mazzi che certamente non è un pericoloso sovversivo, con i cerotti, le chiacchiere, le finte soluzioni: i più poveri, gli operai, la gente comune debbono presidiare in via permanente la società, non arretrando neanche di un millimetro rispetto alla diabolica avanzata delle redivive cricche della politica e della finanza. Se si avranno la forza e il coraggio di resistere, bloccando il Paese fino a quando la casta non dichiarerà la propria resa incondizionata, è ancora possibile invertire la rotta del declino. Oggi viviamo nel fango, e nei momenti di emergenza non si può che rispondere con azioni urgenti e straordinarie.


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di David Incamicia (sito) mercoledì 12 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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