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di Fabio Della Pergola venerdì 13 aprile 2012 - 6 commenti oknotizie
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Lobby omosessuale in Vaticano? Lo sostiene un prete polacco

Padre Tadeusz Isakowicz Zaleski è un prete polacco che pare abbia due hobby particolari: investigare e scrivere.

Già noto per aver scovato all’interno della gerarchia ecclesiastica quelle che secondo lui - sostenitore duro e puro di Solidarnošc - erano “spie” del regime comunista, oggi ha puntato i suoi personali riflettori su un altro problema che pare sia anche più diffuso dell’infiltrazione della versione locale del KGB.

La sua ultima fatica si intitola “Mi importa della verità” e contiene una tesi piuttosto provocatoria per Santa Madre Chiesa perché insinua l’esistenza di una lobby omosessuale nella chiesa polacca e, peggio che mai, anche in Vaticano dove pare che garantisca le carriere ecclesiastiche di “certi” prelati.

“Ci sono diocesi - scrive padre Tadeusz - "dove tutti hanno queste tendenze, dal vescovo ordinario fino all'inserviente” e aggiunge “sono cose universalmente note”, ma riservandosi di fare nomi precisi solo di fronte ad apposite commissioni d’inchiesta.

Insomma, pare che lo sappiano tutti - lo dice lui, non io - e la cosa riguarda in particolare la curia romana perché, afferma, “più si va in alto e peggio è”.

Confesso che un dubbio (e forse anche più di uno) sul fatto che aleggiasse all’interno dei paludati corridoi di Santa Madre Chiesa una qualche tendenza omosessuale ce l’avevo, ma vederlo scritto nero su bianco in un articolo a firma Marek Lehnert, vaticanista di Polskie Radio, la Radio Pubblica polacca, fa comunque una certa impressione; fa impressione che si sia praticamente formalizzata una lobby e che su questa base si promuovano le carriere ecclesiastiche (cioè potere, potere e ancora potere), non tanto perché esista una tendenza omosessuale in sé. Questo non stupisce affatto.

Che il cristianesimo sia una cultura fondamentalmente omo-sessuale - cioè che prediliga il “rapporto fra eguali” al “rapporto fra diversi” - credo che non possano sussistere dubbi.

Parlo di quella trasformazione del significato che il termine “impuro” aveva nel mondo ebraico antico e che gli studiosi del giudaismo del “Secondo Tempio” ci insegnano. Un termine privo di qualsiasi contenuto etico negativo, fino a che in qualche setta minoritaria della tradizione apocalittica si cominciò ad insinuare che l’impurità fosse impregnata di ‘male’; fino ad arrivare, per farla breve, all’idea cristiana per la quale ‘impuro’ e 'peccaminoso’ diventarono sinonimi (e infatti il termine originale ebraico che significa 'impuro' viene solitamente tradotto con 'immondo' che non significa esattamente la stessa cosa).

Non sarebbe così se vivessimo nelle culture ebraica o islamica, in cui l’impurità è considerata conseguenza di atti che possono anche essere assolutamente leciti (ad esempio partorire o seppellire un cadavere e magari anche fare l'amore), ma per noi, impregnati di mentalità cristiana, dire “atti impuri” equivale a dire “atti peccaminosi”, lo sappiamo bene.

Così il rapporto sessuale fra un uomo e una donna (sempre fra coniugi, s'intende, se no si esagera) produce, nell’ebraismo e nell’Islam, un’impurità che impone poi di darsi una bella sciacquata purificatrice, cioè di ripristinare uno stato consono alla vita profana, ma non c’è colpa, non c’è peccato a godersi reciprocamente le rispettive differenze sessuali; nel cristianesimo invece l’atto sessuale fu da subito atto peccaminoso di per sé, legittimato solo e unicamente dalla procreazione (anche fra marito e moglie; ricordate il pruriginoso "non lo fo per amor mio, ma per dare un figlio a Dio" ?)

L’ideale femminile diventò così la madre-vergine ritenuta la dimensione più consona alla metà femminile del cielo: la Madonna, da tutti ben conosciuta, che poi non è altro che la scopiazzatura, anche nell'iconografia, di una figura dello zoroastrismo, Anahita, la Vergine Madre Immacolata di Mitra (nella foto) a cui è dedicato l'antico santuario di Kangavar in Iran.

E una volta desessualizzata la donna, ingabbiata nella sua ferrea armatura di regale verginità, finalmente si accettò la possibilità di rapporto con un essere umano che - resa ormai inesistente la sua specifica identità sessuale - non era più un ‘diverso’ ma era stato reso ‘uguale’.

Cultura omo-sessuale perfettamente integrabile con il contemporaneo pensiero greco-romano sulla cui diffusa prassi pederastica nel rapporto maestro-allievo ha scritto più volte una grande esperta come la saggista Eva Cantarella. Da questo connubio, si sa, emerse la civiltà occidentale come noi la conosciamo.

 Poi il Papa ci avverte che “in tutti i Vangeli le donne hanno un grande spazio”; vero, ma sempre desessualizzate sono (ed è inutile ricordare che gli “altri” racconti, gli “altri” vangeli, quelli che alludevano a un qualche rapporto un po’ meno spiritualizzato e un po’ più carnale sono finiti sepolti sotto la sabbia del deserto egiziano per millenni, rifiutati e reietti in quanto ritenuti non "adatti" al canone cristiano).

Alla fine viviamo in una cultura dominante impregnata di cristianesimo che a sua volta è cultura fondamentalmente omosessuale. Se in Vaticano agisce una lobby omosessuale, come dice padre Zaleski (non io), c’è da chiedersi dove stia, esattamente, la novità.

La novità, casomai, sarebbe che vi agisse una lobby etero. Questo sì che sarebbe uno scoop.


 

 



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