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 Home page > Tribuna Libera > Leghismo e fascismo

Leghismo e fascismo

In questi ultimi anni sono apparsi elementi identificativi sempre più marcanti del leghismo col fascismo.

Non che prima non ci fossero, ma l'affermazione di Salvini le ha rese sicuramente più evidenti.
Ritengo tuttavia riduttivo circoscrivere questi tratti distintivi del leghismo del XXI secolo al solo fascismo, perché in realtà sono comuni a qualsiasi ideologia di stampo totalitario.
Ma quali sono le caratteristiche proprie del leghismo che consentono tale paragone?
 
Mi limiterei alle principali che sono:
 
- il culto del capo. La Lega di oggi è dominata dalla personalità di Salvini che non ne è leader, ma il capo praticamente assoluto. Al contrario del periodo bossiano, non vi sono esponenti di spicco in appoggio o alternativa al segretario e che possano essere in grado di sostituirlo a livello mediatico. Il partito è interamente concentrato nelle mani del capo e al di fuori di Giorgetti, prezioso consigliere, tutti gli altri esponenti figurano, solo come soldatini privi di reale potere decisionale e incapaci di contrastare le posizioni di Salvini. La Lega odierna appare quindi come un immenso gregge di pecore guidata da un unico pastore che si erge a unico depositario di ogni verità.
 
- la xenofobia e il razzismo. Sono sempre stati un tratto caratteristico della Lega. Ma mentre prima erano circoscritti ai soli meridionali, oggi si sono estesi a chiunque è diverso e viene da "fuori". Vengono costantemente alimentati con un mix perfetto di paura e odio e nella narrazione ossessiva di un'insicurezza sociale crescente dovuta essenzialmente ad una presunta invasione di stranieri (che nei fatti non c'è) del nostro Paese.
 
- la ricerca costante di un nemico. E' un elemento fortemente legato al precedente. Qualsiasi forma di totalitarismo sviluppa il suo humus attraverso l'identificazione costante di un nemico perché è l'unico capace di tenere unito un gregge di persone deboli e ignoranti dietro alla figura di un capo incontestabile e da venerare quasi come se fosse una divinità. 
 
- la mancanza di dialettica. Inesistente all'interno del partito, è ovviamente ostacolata in ogni sua forma all'esterno, sia a livello parlamentare che governativo e ancor meno a livello di rapporti internazionali. Da qui, l'affermazione di un'arroganza di potere che non accetta di negoziare le proprie posizioni e che tenta di continuo di violare la Costituzione e i trattati internazionali.
 
- la violenza verbale e fisica istituzionalizzata. Gli attacchi verbali e offensivi appaiono sempre più come la regola anziché l'eccezione mentre le aggressioni fisiche vengono sempre più tollerate, specie quando si inquadrano in azioni volte a difendere le posizioni della Lega. 
Detto questo, la domanda da porsi è la seguente: 
 
"Vogliamo davvero un Paese recintato, privo di dialettica, diviso dall'odio e dalla paura e con una violenza di potere legittimata, oppure vogliamo essere un Paese accogliente, con una cultura in costante evoluzione, capace di vivere in armonia e solidarietà, partendo dalla Pace dei rapporti come il primo dei principi da riconoscere per vivere in una comunità costituita di esseri umani?!"
 

 

 
Yvan Rettore
Questo articolo è stato pubblicato qui

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