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di Francesco Lo Dico (sito) mercoledì 29 giugno 2011 - 0 commento oknotizie
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"Legge intimidatoria per imbavagliare i magistrati". Csm: truffa contro i giudici

Roma. Annidato nella legge comunitaria 2010, tra una regola per etichettare la mortadella e una sanzione per le uova avariate, il microscopico batterio inoculato dal leghista Pini aveva rischiato di far andare a male anche gli ultimi brandelli sani della nostra democrazia.

Era stata la piddina Donatella Ferranti a scovare l’ultimo dei simpatici bacilli sperimentati contro le toghe rosse negli indefessi laboratori berlusconiani. Che cosa ci facesse una legge contro i giudici in un disegno di legge che doveva accogliere gli obblighi derivanti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea, non è dato sapere. Ma certo è che il simpatico bacillo aveva i tipici tratti dell’Escherichia coli. Invisibile a occhio nudo, trasmesso per via oro-fecale direttamente alla penna dell’estensore, e a forma di bastoncello diritto. Puntato contro i giudici cancerogeni, naturalmente. E cioè tutti, tranne quelli che non siano papabili, o già papati, nel Pdl.

E proprio sull’emendamento Pini, si sono espresse ieri le toghe in un documento. Le nuove norme, scrive il Csm in un parere approvato a larga maggioranza (19 sì contro 4 no), sono un "rischio" per i "principi di autonomia e indipendenza della magistratura". Stabilire, infatti, che i giudici siano punibili non solo per dolo o colpa grave come allo stato attuale, ma anche per "manifesta violazione del diritto" come vuole il leghista Pini (non proprio un giurista, visto che è un perito industriale che opera nel ramo alimentare), significa pressoché processare i giudici ad libitum, e cioè secondo gli interessi della personam (la solitam) che si ritiene danneggiata, ad esempio. L’emendamento, denuncia il Primo Presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, introduce "una responsabilità civile dei giudici sostanzialmente senza limiti, in contrasto con l’indipendenza dei giudici e con il diritto dell’Unione Europea, che la impone". Le conseguenze di un simile intervento sono presto dette. "È evidente", spiega il Csm, "che un rischio eccessivamente elevato di incorrere in responsabilità civile diretta o indiretta avrebbe un effetto distorsivo sull’operato dei magistrati, i quali potrebbero essere indotti, al fine di sottrarsi alla minaccia della responsabilità, ad adottare, tra più decisioni possibili, quella che consente di ridurre o eliminare il rischio di incorrere in responsabilità, piuttosto che quella maggiormente conforme a giustizia".

Il documento approvato dal plenum dei magistrati, precisa poi che al contrario di quanto sostenuto dai berluscones, l’emendamento Pini non ci è stato imposto dalla Corte di giustizia europea al fine di modificare radicalmente la disciplina sulla responsabilità dei magistrati. Ma ce lo siamo imposti da soli, e peraltro siamo gli unici che in Europa ne hanno sentito la necessità. Contrariamente alle quotidiane geremiadi dei pidiellini, i giudici non sono affatto a legibus soluti, come loro sognerebbero di essere, in un tipico fenomeno di transfert freudiano. Le norme che regolano la responsabilità civile dei magistrati, sono infatti in Italia le stesse che valgono per tutti i dipendenti pubblici. Motivo per cui il Csm bolla l’emendamento Pini come "un inedito nel panorama europeo". Ad eccezione dei membri laici del Pdl, Annibale Marini, Filiberto Palumbo, Bartolomeo Romano e Nicolò Zanon, che non hanno approvato il documento, e hanno accusato, invece, il Consiglio superiore di comportarsi come una "Terza Camera", in quanto l’opinione espressa dal Csm è arrivato in coincidenza con l’esame dell’emendamento, ieri al vaglio della Camera. Come dire che, se il Parlamento discute una legge che obbliga tutti a cantare “Meno male che Silvio c’è” in pausa pranzo, è vietato prendere posizione. Bisogna farlo dopo, quando abbiamo già tutti la bocca impegnata, e nessuno penserà che il fine della protesta è passare per la “Terza Camera”.


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