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 Home page > Attualità > Società > Legambiente presenta il rapporto Ecomafia 2013

Legambiente presenta il rapporto Ecomafia 2013

È stato presentato ieri a Roma, in una conferenza stampa, da Legambiente, associazione italiana ambientalista attiva dal 1980, il rapporto "Ecomafia 2013" edito da 'Edizioni Ambiente' e realizzato grazie al contributo delle forze dell'ordine, della capitanerie di porto e delle polizie provinciali sulle illegalità commesse nell'intero arco del 2012 sul territorio italiano. Presenti, tra gli altri, il ministro dell'ambiente Andrea Orlando, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza e il procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano.

Cos'è l'ecomafia? Quanto costa? Quali e quanti sono i reati? Come si può leggere dallo stesso sito di Legambiente la parola 'ecomafia' "è un neologismo coniato da Legambiente che indica quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business in cui sta acquistando sempre maggiore peso anche i traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici".

"Quella delle ecomafie – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è l'unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale.

Il rapporto parla chiaro: un fatturato di 16,7 miliardi di euro, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate e 8.286 sequestri. 


"Il business della criminalità organizzata non conosce recessione e, anzi, amplia i suoi traffici con nuove rotte e nuove frontiere", ha dichiarato Carlo Lucarelli nella prefazione del documento, "con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, (le mafie) sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria”, ha aggiunto. 

Aumentano i clan coinvolti, passando da 296 a 302, quadruplicano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose che passano da 6 a 25, salgono gli incendi boschivi, cresce l'incidenza dell'abusivismo edilizio e soprattutto la piaga della corruzione con il raddoppio delle denunce e degli arresti.

Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto con un messaggio lanciare il suo appello con la speranza che il contrasto alle attività illecite contro l'ambiente sia sempre assicurato. Il presidente, inoltre, ha sottolineato la necessità di far crescere, a partire dai giovani, la cultura del rispetto dell'ambiente.

È una fotografia in bianco e nero quella del rapporto 2013: il 45,7% dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%). Prima regione del Nord Italia, la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011). Da segnalare per l’incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9%, e l’Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all’undicesimo del 2012.

Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), sfiorando quota 8.000, a una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6% rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5% rispetto al 2010.

Maglia nera alla Campania che guida anche quest’anno la classifica dell’illegalità ambientale nel nostro paese, con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3%), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.

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