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 Home page > Tribuna Libera > Le pensioni non si toccano. Neppure se sono d’oro

Le pensioni non si toccano. Neppure se sono d’oro

Pressoché unanimi le critiche all'idea di un intervento sulle pensioni superiori ai 3.500 euro netti mensili.

Il sistema retributivo per il calcolo della pensione, in vigore fino alla riforma Dini, costituiva una vera e propria regalia, fatta ai pensionati dal resto della collettività. Alcuni, tra coloro che sono andati in pensione con le vecchie norme, godono di benefici previdenziali pari a più di 10 volte i contributi versati. In media, gli ex dipendenti del settore privato, che lasciarono il lavoro prima di metà anni 90, percepiscono una pensione pari a circa 1,7 l'ammontare dei propri contributi. Una proporzione che per gli ex dipendenti pubblici sale a oltre 2,5 e che per gli ex artigiani e commercianti arriva a superare 3,5.

Una situazione radicalmente differente da quella di chi va in pensione oggi, che si può aspettare di vedersi ritornare su per giù solo quel che ha versato. A questa prima considerazione se ne aggiunga un'altra, puramente statistica. La crisi ha sì prodotto una generale contrazione dei redditi, ma soprattutto ha fatto diminuire le retribuzioni annue dei lavoratori dipendenti del settore privato. Le pensioni non sono state attualizzate? La scomparsa di straordinari e premi di produzione, unita alla sempre più larga diffusione di forme di lavoro temporaneo e sottopagato, aveva fatto precipitare dello 11%, già nel quadriennio 2006-2010 , il reddito reale di operai e impiegati. Un dato che trova puntuale riscontro nelle cifre fornite da Bankitalia a inizio 2014 che mostrano come, dall'inizio della crisi, il reddito disponibile sia diminuito per tutte le classi di età, tranne quella di chi ha più di 64 anni.

Bene. Una lunga premessa, necessaria per capire cosa può aver indotto il ministro Padoan o chi per lui ad ipotizzare il prelievo di un “contributo di solidarietà” dalle pensioni superiori ai 3500 euro mensili netti di chi ha smesso di lavorare prima del 1996. Pensioni che per la parte superiore a questa cifra (corrispondete a circa 6.000 euro lordi) andrebbero ricalcolate secondo le norme ora in vigore. Una misura che porterebbe nelle casse dello Stato un miliardo o un miliardo e mezzo di euro, da destinare a cassintegrati ed esodati.

Un'ipotesi che, ad ogni modo, ben difficilmente si tradurrà in norme. Immediate ed univoche, infatti, le reazioni dei sindacati e di quasi tutto il mondo politico; di tutto il nazional-populismo che, sotto varie sigle, occupa il nostro Parlamento. Dal “basta tasse”, ululato da Capezzone (e viva la gnocca no?) al solo apparentemente più ragionato “c'è il rischio di andare a colpire le pensioni medie” del piddino, ed ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (medie? A 6.000 euro lordi il mese? Ma questo, su che pianeta vive?) , a parte qualche esponente di Scelta Civica, nessuno se la sente di appoggiare l'iniziativa del governo Renzi.

Non se la sente neppure lo stesso Renzi, che smentendo il ministro del Lavoro Poletti, che si era lasciato sfuggire qualcosa a riguardo in un'intervista al Corsera, nega di aver mai pensato a d altri interventi sulle pensioni.

Comprensibile. Toccare le pensioni, non importa quanto elevate, non importa come ottenute, nel nostro paese di pensionati, equivale ad un suicidio politico.

E tutti quelli che devono vivere con stipendi di mille o poco più euro al mese? Si arrangino. Mentre il bilancio dello stato vale la metà del Pil (si, come in Scandinavia) e la sola previdenza porta via un quarto delle risorse nazionali, da noi non ci sono né vere borse di studio, né programmi di edilizia pubblica, né alcun reale aiuto a chi voglia mettere su famiglia. Garantiamo i diritti acquisiti dai lavoratori di ieri (ma un diritto che non si può estendere a tutti i cittadini e alla future generazioni, non dovrebbe essere chiamato privilegio?) e non ne diamo nessuno a quelli di oggi e di domani. Generazioni di italiani che possono scegliere se prendere la valigia o chiedere un aiutino al nonno. Costretti, fino a 30 o 40 anni, a vivere di mancette.

P.S. Tutti i politicanti sono stati pronti ad intonare il peana del “bisognerebbe”. Bisognerebbe eliminare gli sprechi, hanno detto in molti. Sprechi che nessuno esattamente indica, però, e che, ad ogni modo, in un paese che non investe che briciole, sono per la massima parte costituiti da stipendi. “Bisognerebbe incidere sui poteri forti”, hanno detto altri, e in particolare il segretario dell'Ugl Geremia Mancini, ovviamente senza dire a chi esattamente si riferisse e dimenticando il non trascurabile dettaglio che questi poteri sono forti anche perché capaci di traferire altrove i propri interessi, ed i propri miliardi, in men che non si dica. A meno che il buon Mancini non si riferisse proprio ai pensionati: sono la più numerosa delle nostre categorie, sono la maggioranza degli iscritti alla Cgil, sono stati, dati elettorali alla mano, la forza dietro chi ha governato il paese per la più parte dell'ultimo ventennio. Insomma, se non sono forti loro...

 

Foto: Palazzo Chigi/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.38) 22 agosto 2014 10:01

    Lo Stato per equità dovrebbe considerare che il popolo nella stragrande maggioranza
    percepisce stipendi da fame ma in proporzione rispetto al ricco viene tassato nella stessa misura Per equità ? dovrebbe rivedere le pensioni come?semplice stabilendo un importo x che valga per per tutti ricchi e poveri dovrebbe essere un vitalizio paritario che non tenga conto della diversità dei lavori svolti ne gli anni. Perchè ogni lavoro anche l più umile è
    necessario porto un esempio Se ne gli ospedali non ci fossero gli addetti alle pulizie
    il lavoro dei Medici andrebbe ha schifio VITTORIO

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