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 Home page > Tribuna Libera > Le brutte sorelle

Le brutte sorelle

 
Autentico è ciò che si riferisce alla nostra vera interiorità (autòs : sé stesso ed entòs: in, dentro), al di là di quello che vogliamo apparire o crediamo di essere. (https://it.wikipedia.org/wiki/Autenticit%C3%A0#Etimologia)
 
Di situazioni curiose, nel tempo, ne ho incontrate parecchie. Eppure ce ne sono di un tipo a cui proprio non so abituarmi.
Si tratta di chi si introduce con fare strisciante nella vita degli altri e poi, pian piano, e senza fare troppo rumore, al pari di un tarlo rosicchia via quanto si trova dinanzi, e lo trangugia con l'ottusa protervia che é propria di chi si lascia condurre dalla ingordigia smodata: braccia ossute e bocca affamata, sempre in cerca di una sazietà inappagabile, ad ingurgitare in fretta del cibo rubato - così di fretta perché non vada perduto.
E allora il furto è divenuto già doppio, perché la materia sottratta non è nemmeno compresa: non se ne è colto il sapere; è solo sostanza che serve a riempire, materia che accresce il grigio ammasso arraffato. 
 Sottratta a chi l'aveva sapientemente assemblata; sottratta a chi avrebbe saputo fruirne con vantaggio per sé e per altri attraverso di lui.
 
Ma l'avidità è una vecchia signora, curva sullo scheletro ossuto, e sola nella sua cecità. Si vanta e si bea del proprio misfatto e facendo in tal modo denuncia, ostentandola ignara, la propria pochezza. Guardate, signori, che bella veste ho indossato: è lucente e tutta da me realizzata. Non nota la vecchia che la gonna le struscia tra i piedi, né che la manica è larga, e ricade pesantemente su un arto per il quale non ha la misura. Non si avvede che un colore così va accostato ad uno spirito allegro e che la sua lucentezza oscura la misera ombra che le si impone dal basso.
È tutto per altro, e ad altri dimostra di quanta pochezza é ornata la scaltra ignoranza. 
Scaltrezza per chi, se poi non sai trarne vantaggio?
 
E dunque signori un tale spettacolo non so proprio osservarlo senza provare un certo disagio: Avidità è sorella a Miseria ed insieme, tra gli sguardi seccati della stanca platea, se ne vanno a braccetto via per le strade, in cerca di Gloria, la terza sorella perduta che pure acclamano in molti, convinti che basta ingannare le genti per fare di sè gran signori.
 
Ma la sorella rimane lontana, donando di sè l'immagine falsa che danza soltanto nella mente annebbiata di chi prende senza nemmeno vedere, ed espone così scioccamente la propria scarnita magrezza.
 
Ed ecco, è capitato di nuovo. Davanti al mio sguardo inasprito il movimento continua: persone che stanno facendo per sè e per gli altri, ed altre che prendono e buttano via. 
Chi fa e chi spreca, sciupando in questo modo malsano il valore di quanto le mani rapaci hanno sottratto con violenta ignoranza.
 
Ma dopo il rumore rimane il silenzio, e le vuote parole si disperdono insieme alle pallide foglie invernali: un soffio di vento e tutto finisce.
Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Antonello Laiso (---.---.---.2) 20 novembre 10:06

    Spesso e’ il contrario l’avidita’ regna sovrana nel’ anima non di chi e’ in quella miseria materiale , in questo caso mai potrebbe chiamarsi avidita’ ma il mettere da parte per un bisogno.

     L’avidita’ stessa e’ la miseria totale che non conosce limiti ad accumulare un qualcosa,che sia denaro o altro.

    Un qualcosa che raramente sara’ goduto  dal’ avido,Il suo godimento si ferma al’ accumulo ed alla possessione materiale .

    Tale accumulo di gran lunga superiore alle proprie esigenze diventa uno stile di vita  ,non verra’ mai condiviso se non con quella sua perenne insoddisfazione  che solo cosi trova ristoro.

    L’avido e’ schiavo di quei suoi desideri , di quelle sue passioni di quelle sue malate convinzioni ed intenzioni.

    Sono le persone peggiori.Chi e’ avido non conosce altro Dio.

    Alla poverta’ manca molto,all’ avidita’ tutto(.P..Sirio)

    un caro saluto

    Antonello



  • Di Marina Serafini (---.---.---.42) 21 novembre 19:05
    Marina Serafini

    Parole d’oro, caro Antonello, parole d’oro... A presto

  • Di Antonello Laiso (---.---.---.2) 22 novembre 09:29

    Grazie cara ,ricambio .

  • Di Daniele Bernabei (---.---.---.190) 23 novembre 10:27

    Alcuni esseri (umani?) sono capaci di alimentare il proprio narcisismo rosicchiando il formaggio del contadino. Non sanno però che il contadino non ha solo le scarpe grosse, lui conosce il linguaggio della nostra Terra, dialoga cogli alberi e ascolta le stagioni. Cammina sulle morbide zolle attento a non schiacciare i germogli del futuro pane. Chino sente il cielo col sudore della sua schiena e sorride al primo raggio di sole che lo scalda e lo asciuga mentre svanisce la rugiada mattutina.
    Il topo non sa di quanta fatica è intrisa la semenza che lorda colle sue feci, seguita a rosicchiare, a rosicchiare anche l’azzurra esca di di veleno che il contadino ha imbandito per la sua morte.
    Tanti sono i topastri internettiani che riempiono i social facendo drag&drop della farina altrui, millantando titoli inesistenti, cancellando i commenti che li smascherano. Non possono essere avidi, ladri, traditori, sciacalli... Non possono: non esistono come persone.
    Nemmeno capaci di fingersi TROLLS!

    Sono solo FanFanfaroni.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 23 novembre 11:06
    Marina Serafini

    Non puó comprendere il valore di quanto ruba chi non é in grado di fare, e prende senza diritto, in modo distorto. E chi non comprende, prima o dopo, inevitabilmente, cade. E finisce per farsi male davvero.
    Tempo al tempo...

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