Siamo giunti all’atto finale della chirurgia estetica. Oramai la donna, liberata dal tabù del sesso, sorpassato il femminismo degli anni 60, vuole essere perfetta sopra e sotto la gonna. Via quelle labbra antiestetiche, quella vagina grinzosa (i peli sono andati da tempo). Nuova linfa per una giovinezza perenne, non solo al di fuori per un viso da bambola, ma anche nell’intimo, per stupire!
Dopo la chirurgia plastica al naso, al seno, alle labbra e perfino ai glutei, l'ultima richiesta in fatto di estetica femminile è quella della "vagina perfetta". Un fenomeno, sbarcato in Italia intorno al 2006 e in rapida diffusione, con aumenti di richieste anche del 40%: al Centro di Medicina Sessuale di Milano si contano ormai 10/15 interventi al mese, per un totale di 150 all'anno.
"C'è un bouquet di interventi prettamente estetici, di modifica dell'estetica vaginale. Dalla "labioplastica", ovvero la riduzione delle piccole labbra, alla "perineoplastica", la riduzione dell'introito vaginale, praticata soprattutto dopo il parto. Poi ci sono la liposcultura del monte di Venere e l'ingrossamento delle grandi labbra, attraverso filler come l'acido ialuronico o il grasso purificato. Poi c'è l'operazione di ringiovanimento vaginale, che riduce il diametro interno della vagina e viene fatta non tanto per motivi estetici quanto per motivi sessuali. Con l'età si ha un abbassamento della tonicità muscolare e la possibilità di raggiungere il piacere si affievolisce, così si cerca di recuperare l'elasticità e il tono".
Pare che le richieste provengano soprattutto da donne abbastanza giovani, dai 25 ai 40 anni e che l’intervento più frequente sia la riduzione delle piccole labbra (costo circa 5000 euro ma non ho veramente idea a cosa possa servire!)
E’ sicuramente cambiata la mentalità delle donne che negli anni 60-70 dichiaravano che la loro cosina apparteneva a loro e stava a loro gestirla ma non pensavano minimamente a darle anche una “sistematina”. Si accontentavano di come l’avevano, era la sua funzione che interessava e la volevano gestire a modo loro, erano loro che ne chiedevano l’esclusivo utilizzo, nella forma e nella sostanza in cui essa rappresentava il ruolo della donna in un mondo maschile e maschilista, dove l’uomo era nettamente prevalente, in tutti i campi, e le donne relegate da tempo immemorabile in seconda se non in ultima fila.
Le cose ora sono cambiate, anche se non fino al punto che chiedevano quelle giovani che scendevano in piazza con le mani alzate e unite pollice e indice sopra la testa, ed ora le giovani donne moderne oltre che alla funzione mirano, in accordo con l’andazzo generale dell’immagine, anche alla forma.
In questi decenni, pochi, che ci separano da quegli anni, sono completamente cambiati i costumi e se prima le donne avevano un solo partner per tutta la vita, ora spesso ne hanno più di uno e la funzione sessuale ha raggiunto un’ importanza talmente preminente nei rapporti personali che rischia addirittura di vederne ridotto il valore a semplice funzione fisica.
Il maschio era giudicato un tempo per le sue capacità di essere il punto di riferimento della famiglia, in termini economici ma anche per la buona educazione dei figli, per la difesa del nucleo familiare, per le decisioni più importanti, per le relazioni esterne. Pur con i limiti ed i difetti della conduzione patriarcale (ma la donna ha sempre avuto un ruolo fondamentale e talvolta addirittura predominante nei rapporti di coppia, anche se molto spesso tramite l’operato maschile) l’uomo rappresentava il fulcro stesso della famiglia. Per questo veniva giudicato e nelle sue qualità la donna vi poteva vedere la stabilità e il futuro mentre appariva di secondaria importanza la sua capacità sessuale, la sua arte amatoria, le dimensioni dei suoi attributi se non in funzione eminentemente procreativa.