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  Home page > Tempo Libero > Musica e Spettacoli > La regista d’Opera Matelda Cappelletti si racconta
di tognak giovedì 20 ottobre 2011 - 0 commento oknotizie
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La regista d’Opera Matelda Cappelletti si racconta

Una vita avventurosa fra California e Toscana, sulle orme del padre docente di legge a StandfordHarvardBerkleyFirenze. Un diploma di high school a Palo Alto ed un altro nel liceo classico "Michelangelo" di Firenze dove ha appreso l'antica cultura umanistica e poi la laurea con lode in lingua e letteratura inglese alla facoltà di lettere di Firenze.

L'impegno sociale che l'ha portata ad insegnare inglese nelle carceri di Sollicciano e l'amore per l'opera che l'ha spinta per mezza Europa, costringendola ad abbandonare il posto di ruolo come insegnante di lingue.

Adesso ha un sogno: mettere in scena sue regie di opera negli States "Sono pronta subito anche se - ammette candidamente - non ho un agente". Per questo motivo il suo sito è anche in inglese.

Ci riceve nella casa avita di Fiesole – la città ai nostri piedi raccolta attorno alla Cupola del Brunelleschi che potresti quasi toccarla- il decano dei giornalisti fiorentini Nicolò Mattina, accompagnato dal pubblicista Luca Tognaccini. Matelda Cappelletti ci mostra l'enorme biblioteca paterna , a diciassette anni partigiano in Giustizia e Libertà, poi allievo prediletto di Piero Calamandrei. Per poi trovarci alle cinque a gustare un tè , come gli anglo-fiorentini e a discutere di bel canto.

Come hai conosciuto l'opera?

Attraverso la Scuola di Musica di Fiesole, che è l'istituzione musicale privata, (non è un conservatorio), più importante d'Italia, fondata da Piero Farulli. Da piccola suonavo il pianoforte ed amavo la musica. Poi a 18 anni sono entrata in un coro a Fiesole, dove ho conosciuto le opere di Mozart. Mio padre, che non era contentissimo delle mie propensioni teatrali avrebbe preferito, semmai, che studiassi all' Actor's Studio di New York, ma io ormai volevo vivere in Italia.

Grazie ai laboratori di Claudio Desderi presso la Scuola di Musica di Fiesole e al suo straordinario Progetto Mozart, che ha formato professionalmente più di 300 giovani cantanti e figure professionali nell'ambito della lirica, ho conosciuto il regista Roberto Guicciardini al quale ho fatto da assistente accorgendomi che ero più brava in quello che a cantare. Volevo salire sul palcoscenico e invece è andata a finire che mi sono trovata dall'altra parte.

L'Opera è uno spettacolo per giovani di oggi così come entusiasmava i giovani rivoluzionari ottocenteschi?

Assolutamente sì. I bambini delle scuole elementari e medie alle prove dell'opera si entusiasmano. Ma in Italia non ci sono più cantanti giovani perché sta scomparendo la cultura del canto lirico e non si investe nella formazione di nuovi giovani professionisti di questo importantissimo settore.

Invece nelle scuole pubbliche degli Usa la musica è proposta anche nei kindergarden. Il paese del bel canto, pizza e mafia rischia di rimanere noto solo per le ultime due cose. Verdi, Donizetti, Rossini esprimono il maggior tratto culturale ottocentesco, più del romanzo del Manzoni.

Ma per il teatro e per l'opera non si trovano soldi e non c'è un sistema fiscale che incoraggi gli sponsor privati ad investirvi. Non si fanno più le prove. Conosco amici cantanti chiamati la mattina per esibirsi la sera stessa, per risparmiare sulle prove. Ne va della qualità dello spettacolo. Io mi sono rifiutata di mettere in scena una Traviata in tre giorni. I tagli ministeriali alla cultura ed il sistema scolastico inadeguato stanno uccidendo il bel canto in Italia.

In questi giorni va in onda in Italia il Jersey Shore girato a Firenze.
Si può guardare di tutto, se si è formati al bello e se si possiede un proprio senso critico. Il problema non è tanto che i giovani di oggi amino il reality, quanto che non abbiano acquisito un bagaglio culturale che li corredi di senso critico.


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