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 Home page > Tribuna Libera > La lingua italiana, giovane e moribonda

La lingua italiana, giovane e moribonda

La lingua italiana come la intendiamo oggi è una lingua giovane; è entrata nell'uso comune assai di recente, possiamo dire intorno agli anni quaranta. Prima si parlava in dialetto. La scuola, in epoca fascista, è stato il primo strumento per la sua diffusione ma le maestre incontravano grandi difficoltà per farsi comprendere dai fanciulli. Se in classe c'era qualche alunno proveniente da altre regioni, per esempio, a Roma un siciliano, o peggio ancora un friulano, era come se fosse uno straniero.

Anche il servizio militare, allora obbligatorio funzionò come strumento di diffusione della lingua.

La lingua italiana era appannaggio dei ceti elevati, dei professionisti, dei notai e poco più. Nella stragrande maggioranza delle abitazioni, i libri o peggio ancora i giornali quotidiani, erano assenti. Nella case della borghesia si poteva trovare la famosa Domenica del Corriere o, L'Illustrazione Italiana, meno diffusa.

Altro strumento fondamentale fu la nascita della famosa e benemerita Enciclopedia Italiana meglio conosciuta come la Treccani.

Nacque nell'anno 1925 fondata da Giovanni Treccani e dal filosofo Giovanni Gentile con l'avallo del Duce del fascismo in persona. Tuttavia conservò sempre un'orgogliosa indipendenza dalla politica di regime. La Treccani, fu una delle più importanti opere editoriali del XX° secolo, all'altezza della famosa Enciclopedia Britannica.

In verità a Firenze, ben prima della Treccani, nell'anno 1582 si era costituita l'Accademia della Crusca, vero e proprio punto di riferimento nella storia della nostra lingua, che però ebbe una diffusione ancor più limitata della Treccani, non per suo demerito ma a causa della sua nascita prematura. Oggi, nel secolo attuale, la lingua italiana, negletta da noi, riscuote grande interesse all'estero.

Perché negletta da noi? Perché oggi la popolazione italiana, nella sua maggioranza, è la più incolta dell'intera Europa. Secondo il compianto linguista recentemente scomparso, Tullio De Mauro, il 71 per cento della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Secondo l'OCSE l'Italia è al penultimo posto per numero di laureati. Solo la Turchia è sotto di noi.

A peggiorare questa vergognosa situazione, contribuiscono pesantemente i diffusissimi quanto ingiustificati anglicismi, La quasi totalità delle insegne dei negozi è in lingua inglese, e così la denominazione di imprese commerciali o di produzione. Ma anche i nomi propri di persona sono inglesi, William anziché Guglielmo, Walter anziché Gualtiero e via discorrendo.

Per rendere ancora più incomprensibile la lingua, concorrono i diffusissimi acronimi, cioè quelle sigle composte con le iniziali di diverse parole. Esempio: UE per Unione Europea, DEF , Documento di Economia e Finanza, TAV , Treno ad Alta Velocità, TAP, acronimo inglese per Trans Adriatic Pipeline. Provate a chiedere ai pugliesi che osteggiano scioccamente la TAP e vi accorgerete che non sanno che cosa significa.

Dulcis in fundo, per corrompere la nostra bella lingua ci si mettono anche i meneghini, i milanesi con i loro caratteristici modi di dire assai virulenti in quanto le redazioni dei maggiori mezzi di informazione, i mass media, tanto per cambiare, sia cartacei che radio televisivi, hanno sede a Milano.

Qui di seguito una serie di esempi; inizio con il più sporco: cagare anziché cacare, figa anziché fica. Fica è il femminile di fico, non di figo. Quando un milanese parla non può fare a meno del ”piuttosto che” , noi siam qui che, ma lui è lì. Il lì è frequentissimo, noi facciam fatica a, questi van bene, questi van meno bene, io son qui che vengo.

Io son qui che mi fermo.

Penso che ai lettori possa bastare.

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