La giustizia italiana ultima speranza per i cileni
Si incontreranno la settimana prossima con il pubblico ministero romano Giancarlo Capaldo per essere sentiti nell’ambito dell’inchiesta sull’ex procuratore militare di Temuco, Alfonso Podlech Michaud, i testimoni cileni che dovrebbero chiarire alcuni aspetti sulle sue dirette responsabilità nella scomparsa del sacerdote italiano Omar Venturelli.
Alfonso Podlech,73 anni, indagato insieme ad altre 139 persone dalla procura di Roma nell’inchiesta su 25 desaparecidos di origine italiana, scomparsi nell’ambito delle operazioni del Plan Condor, il piano criminale messo in atto dalle polizie segrete dei vari paesi latinoamericani guidate e coordinate dalla CIA con lo scopo di annientare l’opposizione a quei regimi dittatoriali negli anni 70, si trova ancora in carcere a Rebibbia. Era stato arrestato in Spagna grazie a un mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura romana nel luglio scorso, e proprio un mese fa il gip del tribunale di Roma, Sante Spinaci, sentito il parere contrario del procuratore Capaldo ha respinto una richiesta di scarcerazione presentata dall’ avvocato della difesa Mauro Cusatelli.
La delegazione cilena, accompagnata da Fresia Cea Villalobos, moglie di Omar Venturelli Leonelli, l’ex sacerdote italiano professore di pedagogia all’Università Cattolica di Temuco e della cui sparizione è accusato proprio Alfonso Podlech, è composta da Ruth Kries, vedova del Dr. Hernán Enriquez Aravena, militante del Partito Comunista, capo del Servizio Nazionale Sanitario delle Province di Malleco e Cautín, da Carlos Lopez Jara, ex prigioniero politico condannato da Podlech, da Jeremias Levinao, mapuche, ex prigioniero politico, militante del Movimiento Campesino Revolucionario, condannato anche lui, come Carlos Jara, dal Consiglio di Guerra di Temuco e da sua figlia Tania.
Omar Venturelli, sacerdote appartenente al Movimento dei Cristiani per il Socialismo poi sospeso “a divinis”, era attivamente impegnato in alcune battaglie per la difesa della terra degli indigeni Mapuche. Sia lui che sua moglie all’indomani del golpe erano già ricercati e pertanto vennero invitati tramite i comunicati della Radio Cautín a presentarsi al Reggimento Tucapel di Temuco per alcuni accertamenti. Entrambi, che all’epoca avevano una bambina di circa tre anni, si presentano spontaneamente. Fresia venne liberata dopo un paio di giorni, Omar invece, arrestato il 25 settembre 1973, non fece mai più ritorno a casa, nonostante un ordine di scarcerazione firmato da Podlech il 3 ottobre.
Sono storie terribili quelle che accomunano tutti questi testimoni e che racconteranno al magistrato romano che si occupa del caso, storie cariche di dolore, così come terribile sarà per loro ripercorrere ancora una volta con la memoria quegli anni. Purtroppo un percorso necessario per poter definitivamente confermare le accuse contro Alfonso Podlech. Egli ha infatti negato ogni responsabilità, affermando che nel 1973, anno della scomparsa di Venturelli, non ricopriva ancora l’incarico di procuratore militare di Temuco, cosa che sarebbe avvenuta a suo dire, soltanto un anno dopo, nel 1974. Contro di lui è invece nelle mani del pm Giancarlo Capaldo un documento che testimonia la sua diretta responsabilità nella scomparsa di Venturelli. Fu emesso infatti, e firmato proprio da Podlech, un ordine di scarcerazione a suo nome in data 3 ottobre 1973 e da quel momento dell’uomo non se ne seppe più nulla.