Forse ha ragione Micromega quando parla del governo Monti premettendo che rappresenta comunque una boccata d’aria fresca dopo essere stati governati da malfattori per molti anni. Sarà sicuramente così, ma questo non vuol dire che il governo dei tecnici rappresenti una svolta positiva nella politica italiana.
Non m'importa qui parlare del modo in cui è avvenuto questo passaggio di poteri, che pure rappresenta quasi un unicum in Europa, ma della sostanza politica di Monti, del suo governo e dei suoi tanti sostenitori.
A cominciare da Repubblica e da Eugenio Scalfari, forse i più agguerriti oppositori di Berlusconi ed ora i più entusiasti supporter di Monti. Tanto che il fondatore e direttore ad honorem del quotidiano si è lanciato in una forte polemica con Susanna Camusso che invece di aiutare il governo e cedere ad ogni sua richiesta, si mette in mezzo e addirittura si oppone alla de-regolamentazione del mercato del lavoro.
E proprio questo è uno dei punti dirimenti, insieme alle pensioni ed alla patrimoniale, su cui valutare l’operato di Monti. Il governo attuale ha fatto una riforma delle pensioni molto dura, fortemente punitiva verso i lavoratori, soprattutto quelli a basso reddito, il tutto sulla base di una grande emergenza nazionale. Ora vanta i risultati raggiunti, l’abbassamento dello spread, come un suo grande successo, e sull’onda di quello vuole aggredire il tema lavoro, liberalizzando il mercato per aumentare la fiducia degli investitori esteri.
Ma a parte il fatto che non è certo il grado di tutela del lavoro a bloccare gli investimenti, qualche altro piccolo dettaglio andrebbe aggiunto per spiegare che l’epica montiana si regge su una ben studiata demagogia e mistificazione, assai più fine di quella grossolana del suo predecessore, ma non per questo migliore.
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