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La dottrina dell’ISIS: "Donne e bambine yazide possono essere vendute come schiave"

Ieri il Foglio ha pubblicato la traduzione di un articolo apparso su una rivista, Dabiq, che viene pubblicata dallo Stato Islamico in diverse lingue. Il titolo inglese del testo originale è “The revival of slavery before the Hour”, Il ritorno della schiavitù prima dell'Ora, laddove l'ora riportata in maiuscola corrisponde all'Apocalisse, al giudizio universale. 
 
Dopo questa discussione e mentre ci avviciniamo ad al Malhamah al Kubra (la grande battaglia finale combattuta tra musulmani e cristiani, ndt), la più grande battaglia prima dell’ora del giudizio – in qualsiasi momento arrivi, Allah volendo –, è interessante notare che la schiavitù è stata menzionata come uno dei segni dell’ora del giudizio così come una delle cause di al Malhamah al Kubra.
 
Il messaggero di Dio (sallallahu ‘alayhu wa sallam) ha detto che uno dei segni dell’ora del giudizio è che “la schiava dà alla luce il suo padrone”.
 
Nonostante si tratti di un testo di propaganda, l'articolo è interessante sotto molti punti di vista. Se le "azioni" dello Stato Islamico sono ampiamente riportate e commentate dai media (complice soprattutto la spettacolarizzazione audiovisiva che lo stesso IS utilizza, con straordinaria efficacia, per sponsorizzare la sua "guerra santa"), la "teoria" che sta dietro a queste azioni viene spesso taciuta. O, più semplicemente, ignorata. 
 
L'articolo, pieno zeppo di riferimenti a testi sacri della tradizione coranica e di suoi commentatori recenti, è un esempio della dottrina distorta, la famigerata Sharia, che vige nei territori controllati dallo Stato Islamico.
 
“Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è clemente e misericordioso”,
 
At-Tawbah: 5
 
Per il resto, l'articolo "giustifica" - storicamente e moralmente - la sorte toccata agli yazidi, la popolazione che abitava la regione di Ninawa, ora controllata dai miliziani:
 
Nel corso della conquista dell’area del Sinjar nella regione di Ninawa, lo Stato islamico si è trovato di fronte alla popolazione degli yazidi, una minoranza pagana che esiste da secoli nelle regioni dell’Iraq e del Levante. La loro esistenza fino al giorno d’oggi è una questione su cui i musulmani dovranno rendere conto nel giorno del giudizio, in quanto Allah ha rivelato Ayat as Sayf (il versetto della spada) oltre 1.400 anni fa. (...)
 
Il credo degli yazidi al giorno d’oggi (è cambiato nel corso del tempo) prevede l’adorazione di Iblis, che loro considerano un angelo decaduto, ma poi perdonato, tra gli angeli a cui era stato ordinato di prostrarsi davanti ad Adamo. Iblis rifiutò di prostrarsi davanti ad Adamo, e gli yazidi considerano questa arrogante disobbedienza nei confronti di Allah come il suo atto più nobile. Essi ritengono che Iblis sia stato frainteso dagli uomini. Lo considerano buono e illuminato, e dicono che Allah lo perdonerà nel giorno del giudizio dopo averlo già perdonato in anticipo per aver pianto lacrime di pentimento per un periodo di migliaia di anni. Così hanno fatto di Iblis – che è il più grande dei demoni – il simbolo dell’illuminazione e della pietà. Quale più grande disobbedienza può esserci di questa?
 
Il loro credo è una tale distorsione della verità che anche i cristiani adoratori della croce li hanno considerati per anni adoratori del diavolo e satanisti, come è registrato nei resoconti degli occidentali e degli orientalisti che li hanno incontrati o studiati. Ed è davvero ironico che Obama ritenga questi adoratori del diavolo come la ragione principale del suo intervento in Iraq e nel Levante, e che si allei con i peshmerga – una banda di mercenari legati al gruppo marxista Puk e alleati con il gruppo marxista Pkk –, un’organizzazione “terroristica” secondo le leggi da infedeli in cui l’occidente “crede”.
 
Tutti gli uomini yazidi sono stati massacrati senza pietà, senza la possibilità di arrendersi, "in quanto politeisti" e, appunto, adoratori del diavolo ("lo Stato islamico si regola con gli yazidi come la maggioranza dei giuristi islamici ha detto che i politeisti devono essere trattati. Al contrario degli ebrei e dei cristiani, non c’è spazio per il pagamento della decima"). Le donne yazide, invece, "possono essere messe in schiavitù al contrario delle donne apostate di cui la maggioranza dei giuristi dice che non possono essere schiavizzate, e si può dare loro l’ultimatum di pentirsi o di affrontare la spada". 
 
Donne e bambini yazidi vengono risparmiati, venduti come schiavi, quindi "divisi secondo la sharia tra i combattenti dello Stato islamico che hanno partecipato alle operazioni nel Sinjar". L'autore ci informa inoltre che "molte delle donne e dei bambini politeisti hanno accettato l’islam di buon grado e ora si impegnano a praticarlo con evidente sincerità dopo la loro uscita dall’oscurità del politeismo".
 
"Le famiglie yazide fatte schiave ora sono vendute dai soldati dello Stato islamico come i politeisti erano venduti dai compagni del profeta (radiyallahu ‘anhum) prima di loro. Molti insegnamenti ben conosciuti sono rispettati, compresa la proibizione di separare una madre dal suo bambino piccolo".
"Molti", ma non tutti. Schiavitù, stupri, torture e matrimoni forzati non sono concetti sponsorizzati dal Corano, a differenza di quanto sostengono i miliziani. Una precisazione fatta propria anche dal segretario di Stato Usa, John Kerry, che oggi ha dichiarato: "L’Isis giustifica questo ripugnante trattamento riservato a donne e ragazze sostenendo che e’ previsto dalla religione. Falso. Assolutamente falso. L’Isis non rappresenta l’islam". 
 
Qui l'articolo completo 

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