Il tasso di disoccupazione in Italia a dicembre del 2011 ha raggiunto l'8,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali sul mese di novembre e di 0,8 punti sul mese di dicembre 2010. È il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio delle serie storiche mensili). Lo ha rilevato l’Istat, in base a stime provvisorie. Se si considerano le serie storiche trimestrali, il tasso registrato nel quarto trimestre del 2011 è risultato essere il più elevato dal terzo trimestre 2001. I più colpiti, ha precisato l'Istat, sono i maschi con un aumento del tasso di disoccupazione maschile dell'1,1% rispetto all'anno precedente, mentre il tasso di disoccupazione femminile è salito dello 0,4%. E la situazione dei giovani rimane quella più difficile: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre era al 31%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre, ma in aumento di 3 punti rispetto al mese di dicembre del 2010. Per il quarto mese consecutivo il tasso ha superato il 30%. In valore assoluto, il numero dei disoccupati a dicembre‚ è stato pari a 2,243 milioni, in aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente. Su base annua, ha sottolineato l'Istat, il rialzo è risultato essere del 10,9%. È il valore maggiore da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili) e se si fa riferimento alle serie trimestrali si torna a livelli di 10 anni fa (primo trimestre 2001).
I dati sulla disoccupazione forniti dall’Istat sono stati oggetto di vari commenti. La disoccupazione “è la mia principale preoccupazione”: lo ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine di una audizione alla Camera. “Vorrei che la gente lavorasse. La riforma del mercato del lavoro – ha aggiunto - la pensiamo per aumentare l'occupazione”. Senza la cassa integrazione in Italia oggi il numero dei disoccupati sarebbe ben superiore al dato fornito dall’Istat. Sarebbe pari ad oltre 3 milioni. È quanto ha sostuenuto la Cgil: per il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, si tratta di “duecentomila disoccupati in più nel 2011, che si sommano alle centinaia di migliaia dall'inizio della crisi. E solo pochi giorni fa l'indagine Unioncamere prevedeva – ha ricordato - un calo di altri 75.000 occupati nei soli primi tre mesi di quest'anno”. A riguardo, Fammoni si è chiesto: “Qualcuno, anche sulla base di questi dati, può ancora sostenere che c'è qualche problema di flessibilità in uscita?”. E ha aggiunto: “Se lo si pensa ancora si rileggano i dati Istat sulle grandi imprese (dove si applica l'articolo 18) che illustrano come sono cresciuti i licenziamenti in 6 anni del 35%. Fammoni ha evidenziato soprattutto il problema dei giovani. A proposito, domanda: “Al 31% di giovani disoccupati (che in realtà sono di più perchè anche una parte dei giovani è in cassa integrazione), che prospettiva si dà? Un lavoro con meno diritti e sempre più ricattabile? Una mobilità da un lavoro precario in un'azienda a un lavoro temporaneo in un'altra?”.
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01/02 17:36 - Damiano Mazzottie ha voglia il nostro caro presidente Napolitano di affermare che il lavoro non è un (...)
01/02 17:09 - martin