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La crescita ecologicamente sostenibile del pianeta è la sfida di questo G8

I paesi occidentali non possono continuare ancora per molto a depredare le risolse planetarie, occorre organizzare e regolamentare una gestione sovranazionale ed avviare grandi opere per orientare la crescita ecologicamente sostenibile del pianeta.

E’ questa la vera e possibile sfida su cui concentrare gli sforzi e l’inventiva finanziaria ed il Business del futuro.


Sarà necessario decidere una distribuzione contrattuale e trasparente del risparmio mondiale, utilizzando parte di tale risparmio per la crescita dei paesi del sud del mondo, in modo da innescare processi economici – capitale – tecnologia - lavoro – sviluppo, che consentano anche a questi paesi di aumentare con il lavoro, la produzione della ricchezza e il loro tenore di vita, innescando a sua volta processi di risparmio e di reinvestimento.

La crisi pone il problema dell’utilità del sistema bancario/finanziario cosi come concepito, esso ha effettuato una confisca in modo legale “onesto” non violento a discapito dei risparmiatori cittadini ed imprese.

Obama – Berlusconi - partecipanti al G8
 
Le nuove tecnologie hanno messo in atto la globalizzazione, i nuovi mezzi di comunicazione consentono ai cittadini del mondo di comunicare e scambiarsi dati ed effettuare transazioni in tempo reale.
 
È impensabile non utilizzare tali sistemi, anche se questi comportano dei rischi, la tecnologia non può, e non tornerà indietro, annullati i confini è necessario a questo punto nell’interesse generale mondiale creare regole e leggi comuni che impediscano ai più intraprendenti e spregiudicati (da ogni parte nel mondo) di commettere atti che danneggino le comunità e i soggetti.
 
In un sistema basato su diritti e doveri, la tutela della proprietà e dei diritti elementari comporta la necessità di tutte le nazioni, della creazione e rispetto di regole comuni.
 
L’inquinamento, problema mondiale, non può prescindere dall’accordo di tutti gli stati del pianeta, lo stesso potrà essere salvaguardato se tutti gli Stati assumono comportamenti virtuosi.
 
La crisi può essere una possibilità di riorganizzazione del mondo, nella considerazione che non potrà esservi serenità e sicurezza a discapito degli Stati oggi più deboli.
 
Sarà necessario decidere una distribuzione contrattuale e trasparente del risparmio mondiale, utilizzando parte di tale risparmio per la crescita dei paesi del sud del mondo, in modo da innescare processi economici – capitale – tecnologia - lavoro – sviluppo, che consentano anche a questi paesi di aumentare con il lavoro, la produzione della ricchezza e il loro tenore di vita, innescando a sua volta processi di risparmio e di reinvestimento.
 
Non possiamo, pensare che il capitalismo finanziario si moralizzerà da solo, il controllo della finanza è una prerogativa della cosa pubblica e non può essere lasciato, anche solo in parte al settore privato e nemmeno ad un solo o ad alcuni governi che potrebbero imporre norme conformi ai propri interessi ma dannose per gli altri.
 
Le banche e i mercati finanziari sono strumenti essenziali al progresso ed alla civilizzazione, queste permettono di trasferire, ricevendo in cambio di interessi o dividendi, il risparmio verso coloro che possono utilizzarlo al meglio.
 
La crisi pone il problema dell’ utilità del sistema bancario/finanziario cosi come concepito, esso ha effettuato una confisca in modo legale “onesto” non violento a discapito dei risparmiatori cittadini ed imprese.
 
Il 1989, dopo la caduta del muro di Berlino, apre al commercio ed all’economia di mercato il continente, entrano nuovi paesi industrializzati tra i quali Cina ed India, la globalizzazione non è però accompagnata dall’indispensabile “Stato di diritto” dilaga, la liberalizzazione dell’economia senza contromisure e regole.
 
I profitti del settore finanziario aumentano fino a raggiungere il 40%
 
Ricchezza sempre più accaparrata da un piccolo gruppo che pretende il 20% sui capitali investiti basato su prestiti a tassi sempre più bassi, mentre i salari ristagnano.
 
Per consentire l’incremento del debito la FED Americana diminuiva i tassi di interessi portandoli addirittura per un periodo a costo zero per le banche, questo ha permesso alle banche americane di concedere alle aziende, ai fondi d’investimento ed ai singoli, ulteriori prestiti permettendo ulteriori indebitamenti per aumentare i consumi e spingendo i patrimoni al rialzo.
 
Alcune istituzioni finanziarie proponevano assicurazioni contro i rischi (asset - baked security) obbligazioni negoziabili e trasferibili emessi a fronte di operazioni di cartolarizzazione, mentre altri assicuratori inventavano astuti strumenti per nascondere ai risparmiatori i rischi di questi ed altri prodotti finanziari, si è aperto in questo modo un commercio di valore inestimabile di cui ancora oggi si fatica ad avere dati, i cosiddetti “titoli tossici e/o spazzatura” il cui solo fine era quello di truffare i risparmiatori e ottenere somme enormi - sotto forma di premi e di bonus, trasferiti poi nei paradisi fiscali.
 
Questa crisi è l’occasione per comprendere come un piccolo gruppo di persone, senza produrre ricchezza, abbia potuto accaparrarsi nella più completa legalità e senza essere controllato da nessuno la gran parte della ricchezza prodotta, sotto forma di premi e bonus – facendo pagare i suoi formidabili profitti ai contribuenti, salariati, consumatori, imprenditori di tutto il mondo, obbligando poi gli Stati a trovare in pochi giorni, per riempire i vuoti delle loro casse, delle somme di denaro mille volte superiori a quelle che gli stessi governi rifiutano ogni giorno ostinatamente ai paesi più svantaggiati che muoiono di fame nel resto del mondo.
 
Queste considerazioni devono costituire, il principale motivo di creazione delle nuove regole affinché questo non si ripeta perché se questo è legale, allora il sistema che permette tale aberrazione non ha più alcuna ragion dessere.
 
Bisogna ridare fiducia alle collettività le quali hanno preso coscienza del peso dell’insostenibilità del debito amplificato artificiosamente, tutti cercano di uscire liquidizzando i loro risparmi, lo stesso è pero sostenuto solo da loro, provocando un effetto di panico, tutti rifuggono ed il sistema finanziario si blocca e finisce per asfissiare l’economia creando recessione e depressione.
 
Intervengono a questo punto i governi i quali forniscono denaro pubblico alle banche.
 
Nessuno però, può essere lasciato libero per conseguire i propri interessi a scapito dei nostri discendenti.
 
I mercati sono dominati da chi controlla i mezzi di produzione, in particolare da quelli che possono assegnare i capitali in funzione delle informazioni di cui dispongono o creano o condizionano le scelte politiche al loro esclusivo interesse.
 
Di qui l’importanza del controllo, che non può essere delegato né ridotto al minimo, e deve essere gestito senza cedere alla pressione del mondo finanziario.
 
La crisi comincia infatti, quando i regolatori lasciano briglia sciolta ai finanzieri, e rappresenta la manifestazione dell’incapacità del sistema di garantire il finanziamento equilibrato all’economia.
 
La democrazia ha bisogno del mercato perché non ci può essere libertà politica senza libertà economica.
 
Il mercato e l’economia si rafforzano reciprocamente.
 
Una regolamentazione planetaria incessantemente rimessa in discussione, dovrebbe permettere di anticipare gli squilibri e evitare poi che i fondi pubblici siano usati per ricapitalizzare le banche.
 
L’avvento delle nuove tecnologie ha sconvolto i sistemi di informazione a livello planetario, i bisogni e le aspirazioni del mondo occidentale sono diventate le aspirazioni dei paesi in via di sviluppo.
 
I paesi occidentali non possono continuare ancora per molto a depredare le risolse planetarie, occorre organizzare e regolamentare una gestione sovranazionale ed avviare grandi opere per orientare la crescita ecologicamente sostenibile del pianeta.
 
E questa la vera e possibile sfida su cui concentrare gli sforzi e l’inventiva finanziaria ed il Business del futuro.
 
Rispetto della casa comune IL PIANETE TERRA nella considerazione che è possibile fare impresa e utili in modo etico per il bene e lo sviluppo di tutti, le conoscenze tecnologiche attuali ed altre che potranno essere inventate e sviluppate, lo consentono.
 
Il mercato non è né infallibile né giusto e nemmeno efficace – ha bisogno della democrazia dello Stato, per proteggere i diritti di proprietà, la libertà individuale, intellettuale ed imprenditoriale, e per sfruttare pienamente i mezzi di produzione e le potenzialità dei PAESI, se si creeranno le regole internazionali planetarie, potremo innescare lo sviluppo planetario.
 
Bisogna però eliminare le transazioni finanziarie con coloro che non si adeguano a tali regole.
 
Tutte le istituzioni/organizzazioni ed anche le banche rappresentano la burocrazia, a servizio della collettività, è necessario pertanto, intensificare i controlli affinché esse svolgano le loro funzioni a servizio della collettività e delle comunità in cui operano.
 
Le stesse devono consentire lo sviluppo delle comunità nell’interesse generale, secondo il seguente principio “cresce il territorio ove le stesse operano aumentano i risparmi e gli investimenti e crescono le banche
 
Occorre limitare i profitti finanziari a livello di redditività reale dell’economie locali ed intensificare le funzioni di controllo e giustizia internazionale capaci di controllare e sancire ogni violazione di queste norme.
 
Le banche non possono trascurare l’interesse della collettività e delle imprese perché a lungo andare la rovina delle imprese e della collettività potrà essere la loro rovina, il mondo ha bisogno di creatori, di innovatori ed imprenditori che possono assumersi i rischi imprenditoriali in tutta libertà, con il vincolo di non mettere in pericolo quella degli altri.
 
Bisogna adottare su scala nazionale e planetaria un sistema di sostegno alla creazione di piccole, medie e grandi imprese, sviluppare la creazione di reti di comunicazione che permettano di formare il massimo numero di attori economici.
 
L’Italia ed i paesi altamente indebitati non possono barricarsi dietro l’euro che potrebbe essere rimesso in forse dal rifiuto dei paesi più virtuosi meno indebitati di sostenere i paesi più lassisti.
 
E’ necessario che l’Italia programmi il proprio futuro eliminando gli ostacoli alla crescita ed allo sviluppo quali: la mancanza di infrastrutture, lo snellimento della burocrazia e della giustizia, creazione di regole certe basilari per lo sviluppo delle imprese e dell’ economia certezza dei tempi e certezza dei costi per le opere pubbliche e private.
 

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