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di Sergio Bagnoli sabato 27 novembre 2010 - 0 commento oknotizie
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La Moldavia domenica è chiamata alle elezioni legislative anticipate: la politica estera ha agio su quella interna

L’Alleanza per l’Integrazione Europea si mostra fiduciosa ed è sicura che domenica prossima si recherà alle urne più del 75% degli aventi diritto al voto

Domenica prossima in Moldavia si vota per il rinnovo del Parlamento. Sono le ennesime elezioni legislative anticipate dopo che qualche mese fa il Parlamento di Chisinau non era riuscito ad eleggere il Presidente della Repubblica in quanto nessuno dei due blocchi antagonisti, quello comunista e quello liberal-democratico che aspira all’integrazione europea, aveva raggiunto la maggioranza qualificata dei voti prescritta dalla Costituzione per far eleggere un proprio rappresentante alla massima carica dello Stato.

Come noto la Moldavia è il più povero e disperato paese d’Europa ed un quarto del suo territorio, cioè la lingua di terra che sta ad oriente del fiume Nistro, che i russi chiamano Dniestr, ed il cui capoluogo è Tiraspol, è attualmente occupata dalle forze armate del potente e temibile vicino russo che si definiscono “forze di pace” ma che concretamente lo hanno svuotato di ogni riferimento alla cultura romena cui appartiene l’ex repubblica sovietica. In questa strana campagna elettorale che terminerà domani i tre maggiori partiti politici della Nazione hanno soprattutto parlato di politica estera disdegnando, quasi, ogni riferimento a quella interna, sospesi come sono tra l’anelito all’avvicinamento all’Unione europea ed il richiamo esercitato da Mosca.

Il Partito Comunista Moldavo, guidato dall’intramontabile Vladimir Voronin già giovane e rampante membro della nomenklatura comunista ai tempi dell’Urss, si dice sicuro della vittoria forte di alcuni sondaggi che lo danno al 38% dei voti. Sicuramente però in un paese dove l’energia elettrica è razionata e dove interi villaggi di campagna non sanno ancor oggi cosa sia l’acqua potabile, ogni sondaggio lascia il tempo che trova. “Se vinceranno i liberal-democratici per la Moldavia sarà la fine e verremo fagocitati dalla Romania” conciona sulle pubbliche piazze delle principali città del paese il leader comunista che spiega essere unito a Mosca il destino moldavo. Il suo intento è quello di spaventare gli elettori, soprattutto quelli appartenenti alla generazione degli ultra- sessantenni che rimpiangono i tempi andati dell’Unione sovietica. Allora erano poveri in canna come adesso ma almeno avevano il minimo vitale e la propaganda li illudeva di stare nel benessere.

I giovani invece neanche lo stanno ad ascoltare e cercano ogni pretesto per fuggire all’occidente. Sono pronti a tutto pur di procacciarsi un falso documento di identità romeno che li faccia sentire cittadini dell’Eldorado loro prossimo cioè dell’Unione europea. Le ragazze, poi, sono persino disposte, pur di lasciare l’inferno moldavo, anche ad un futuro da prostitute. La settimana scorsa, poi, allo scopo di disinnescare il revanscismo nazional-comunista la Romania, pungolata in ciò da Bruxelles, ha siglato con Chisinau il tanto sospirato Trattato di Frontiera. In esso il vicino paese neo-comunitario ha riconosciuto come intangibili i confini di demarcazione tra i due Stati tracciati da Stalin all’indomani della disfatta romena nella seconda guerra mondiale ed ha siglato regole doganali comuni. Alla storica firma erano presenti per Bucarest il Ministro degli esteri liberal- democratico Teodor Baconschi e per Chisinau il Premier Vlad Filat, liberale. A dare la sua personale benedizione all’accordo il Presidente della Commissione europea Barroso.


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Elezioni Comunismo Moldavia

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