Fermer

  • AgoraVox su Twitter
  • RSS

 Home page > Attualità > Economia > La Green Economy potrebbe generare fino a 2 milioni di posti di (...)

La Green Economy potrebbe generare fino a 2 milioni di posti di lavoro

I risultati ottenuti da un’indagine dell’ILO recita: “Il passaggio verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent'anni (...)”. Uno studio di Federico Pontoni e Niccolò Cusumano - Green economy: per una nuova e migliore occupazione - mette in luce dati molto interessanti anche per l'Italia. 

 

Nel Belpaese amiamo abusare di definizioni e parole, rendendo spesso ridondanti e vuote frasi che in sé contengono invece tante opportunità e straordinarie possibilità per il domani di questa nazione e dei suoi cittadini.

Per questa ragione preferisco partire dall’inizio, ossia dalla definizione di Green Economy: “Un’economia fatta di imprese, piccole, grandi o artigianali, e soprattutto di consumi il cui impatto ambientale non solo sia accettabile per il nostro ecosistema, ma si preoccupi addirittura di migliorare le passività ambientali generate dall’azione umana, ponendo nuove basi per la crescita felice dei nostri sistemi sociali ed economici puntando al benessere di tutti”.

Questa è chiaramente solo una delle tante definizioni possibili. In particolare, si traduce nella mia interpretazione personale di quella che sempre più si sta sviluppando come filosofia della “Pull Economy”, dove il cliente regna sovrano e la reputation dei produttori non può precludere da comportamenti eticamente ed ambientalmente sani. Un esempio su tutti è quello dei grandi brand come Apple, Ford, Ikea, che ogni anno attraverso le proprie dichiarazioni di intenti e le scelte di politica ambientale si impegnano ad usare materie prime derivate dal circuito del riciclo e a diminuire l’uso di elementi tossici o la produzione di CO2.

Ma ora torniamo a casa nostra. Cosa significa in Italia Green Economy? Lo raccontano, tra gli altri, due giovani ricercatori, Federico Pontoni e Niccolò Cusumano, nel loro studio “Green economy: per una nuova e migliore occupazione”, dove in maniera sintetica e puntuale hanno sviluppato un’ipotesi che, partendo dal presente per arrivare fino al 2020, pone uno scenario base secondo cui un’Italia obbligata a raggiungere gli obiettivi europei già in essere potrebbe sviluppare circa 1.397.000 nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta, indiretta e indotta dalle attività ambientalmente sane. 

Nella ricerca dei due giovani studiosi si dimostra quanto un’economia sostenibile generi ricchezza: per ogni milione di euro di fatturato generato dalle attività Green in Italia si producono 2,7 milioni sulla nostra economia. Per darci un’idea del valore di queste affermazioni si pensi che il turismo ad esempio, ha un rapporto di moltiplicazione pari soltanto a 1. 

Lo studio ascende a due ipotesi, dove si prevedono due scenari, uno più moderato ed un altro più ottimistico in relazione agli investimenti che verranno realizzati nel settore nei prossimi anni, che vanno da un minimo di 28,3 miliardi di euro l’anno ad un massimo di 34 miliardi di euro l’anno per i prossimi 20 anni. La conseguenza? A seconda dello scenario più o meno favorevole, una forbice occupazionale che genererà direttamente da 173mila a 591mila nuovi posti di lavoro, diventando un vero e proprio motore di crescita per il PIL nazionale, sul quale inciderà per circa il 7,5% nei prossimi anni.

Ma come ottenere in tempi di crisi questo vero e proprio miracolo? Le ricette purtroppo restano sempre le stesse: nuovi strumenti di credito alle imprese che realizzino investimenti in formazione, in innovazione tecnologica e ricerca scientifica; sburocratizzazione delle attività che incentrano il proprio business sull’attenzione all’ambiente; obbligare le amministrazioni pubbliche a rispettare le leggi dello stato nell’uso di materiale proveniente dal riciclo e nell’obbligo dei Comuni grandi e piccoli a realizzare una raccolta differenziata al 65%; creare vantaggi reali per chi si impegna a rispettare l’ambiente, evidenziando la preferenza sui bandi pubblici per aziende certificate e qualificate sotto il profilo ambientale; promuovere con decisione tutte le attività che si preoccupino di valorizzare gli scarti e riconvertirli in materie prime utili per la produzione, per evitare il Dump Waste Landing, ossia lo smaltimento in discarica. Insomma, per una volta non solo predicare ma soprattutto fare bene…

A tutti quelli che discutono continuamente di Green Economy e dei suoi vantaggi raccomando dunque la lettura dello studio di Pontoni e Cusumano nel quale è messo nero su bianco quali sono le opportunità di uno sviluppo sostenibile, in particolar modo sotto il profilo occupazionale, vera drammatica emergenza di questo triste presente. Una buona politica dei territori dovrebbe velocemente dare seguito a queste opportunità, magari ragionando anche dei risultati ottenuti da un’indagine dell’ILO (l'Organizzazione internazionale del lavoro, un'agenzia Onu) che recita: “Il passaggio verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent'anni e aiuterebbe decine di milioni di lavoratori ad uscire dalla povertà”. Insomma non sembrano esserci evidenti controindicazioni se non una: il tempo.

 Come ogni tipo di sviluppo, anche quello Green vive del proprio tempo, e sprecarlo come siamo abituati a fare in Italia non solo non ci aiuterà a perseguirlo, ma ci farà rischiare di danneggiare sempre più non solo la nostra economia, ma anche la nostra gente, il nostro ambiente. Leggiamo ogni giorno di quanti si fanno ancora scudo con quel “no a prescindere” su ogni argomento, che ha bloccato ed ancora blocca la modernizzazione del nostro paese, dalla riforma costituzionale all’installazione di questo o quello stabilimento o infrastruttura. Si proceda, con attenzione, con rispetto delle regole, ma si proceda subito, per non restare gli ultimi della classe, per non continuare a perdere pezzi del nostro futuro, del nostro territorio e per dare sfogo alla nostra genialità, creatività, voglia di fare…

I maggiori economisti del mondo, e tra questi soprattutto Jeremy Rifkin, sono da tempo d’accordo nell’indicare nell’Italia la piattaforma di lancio di una nuova rivoluzione industriale, di un nuovo spirito “Labor Intensive”. Questo per la sua conformazione geografica, per le sue straordinarie menti, per la nostra capacità di essere flessibili, per la nostra necessità di crescere e di proteggere un paese a ragione definito tra i più belli del mondo.

Ma mentre occhi estranei sembrano vedere in noi il seme del progresso, noi continuiamo a vivere di un passato che ormai sa solo divorare il suo futuro…

 

Foto in home: Willy Clayton/Flickr

 
Questo articolo è stato pubblicato qui


Ti potrebbero interessare anche

Un Green New Deal per l’Italia, parte dalle nostre città
Il 2014 sarà “l’anno europeo della Green Economy”
Cos'è il TTIP e perché è pericoloso. Intervista a Monica Di Sisto
A proposito di risparmio energetico: il Sundolier
Fondi Ue per la Campania


Lasciare un commento


Sostieni AgoraVox

(Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

Un codice colorato permette di riconoscere:

  • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
  • L'autore dell'aritcolo

Se notate un bug non esitate a contattarci.



Pubblicità




Pubblicità



Palmares


Pubblicità