Sabato 12 Febbraio, Berlusconi e Marchionne si incontreranno per discutere dei destini della Fiat. Troppo tardi! I giochi sono già fatti. La Fiat è della Chrysler, e un 11% di Pil abbandona l’Italia. Prove documentali non ce ne sono ma la Fiat ha operato scelte incompatibili con una permanenza dell’azienda in Italia. Poi c’è stato l’annuncio di Marchionne dello spostamento a Detroit del quartiere generale dell’azienda torinese.
Non è un fatto di oggi. Risale ai tempi dell’accordo tra le due aziende benedetto e finanziato da Obama, dove la Fiat ha assunto, con il governo americano e gli azionisti di Chrysler, impegni per la sua incorporazione nella società americana.
Un accordo nato in una logica globale per la costruzione di un’impresa globale in cui la Chrysler è la casa madre, la Fiat una sua colonia. Attraverso la nota joint venture la Chrysler ha acquisito dalla Fiat la tecnologia avanzata e i mercati. La FIAT ha ottenuto dal governo americano quei finanziamenti necessari alla sua sopravvivenza che non ha ottenuto dal governo italiano. Il tutto sulla base di un intervento pubblico americano nell’economia, finalizzato a sviluppare, anche attraverso l’industria automobilistica, la green economy. La Chrysler, a fronte del finanziamento pubblico, si è impegnata a sviluppare, con l’aiuto della Fiat, auto a basso consumo e la macchina elettrica.
Un accordo che nasce dall’inerzia del governo italiano rispetto all’esigenza Fiat di far fronte alla competizione globale. L’azienda torinese è stata lasciata sola dal nostro esecutivo, che non ha messo un euro e neppure uno straccio di politica industriale per il settore auto. I soldi erano stati impegnati per l'Alitalia e per l’ICI prima casa, mentre sulla politica industriale neppure una parola. Modifica dell’articolo 41 della costituzione e quindi mani libere in fabbrica per l’azienda: questa la promessa di Tremonti ai tempi dell’accordo di Pomigliano.
Una promessa chiaramente insufficiente ed incoerente con la globalizzazione, dove non è dato ragionare in una logica di sopravvivenza ma di vittoria: o vinci o sei fuori dal mercato.
E la Fiat vince se fa un prodotto di qualità, se fa nuovi modelli, ciascuno concepito e ritagliato sul gusto dei consumatori del mercato di riferimento, se fa un prodotto nuovo se fa la macchina elettrica o la macchina all’idrogeno.
E per fare tutto questo ci vuole un intervento pubblico nell’economia, fatto di soldi e di politica industriale, che la Fiat non ha avuto in Italia, ma ha cercato e ottenuto negli USA. L’azienda di Detroit ha messo nel piatto, tramite il governo americano, 80 miliardi di dollari e si appresta a metterne altri 3 e ½ per la ricerca nel campo ecologico.
In questa situazione si è mosso Marchionne, quando si è accordato con la Chrysler per la annessione della Fiat.
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10/02 20:06 - pv21