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L’offensiva mediatica del Governo

Un governo scatenato contro i giovani bamboccioni e sfigati che non cercano lavoro, contro i lavoratori colpevoli di difendere l’articolo 18, contro la sinistra accusata di buonismo sociale, causa del nostro debito pubblico.

Monti come Berlusconi utilizza i media per fare politica, ed è diventato un bravissimo comunicatore. Occupa tutti gli spazi televisivi, da Vespa a Fazio, a Gruber, da Matrix, all’Annunziata. Rilascia interviste, ma non si sottopone ad un contraddittorio. Eravamo abituati ai nani e alle ballerine, alla politica degli annunci, alla politica gridata. Non eravamo abituati a vedere una persona seria, una persona capace, una politica dei fatti. E’ venuto Monti ed è diventato super Mario o più affettuosamente nonno Mario.

Grande credibilità per il professore che gestisce da par suo, in maniera accorta e sapiente. Ed in questa posizione di forza politica e mediatica, lancia messaggi ad effetto e scarica la responsabilità per la disoccupazione, blocco del Pil, debito pubblico dalle imprese, e dalla politica che le supporta, ai giovani, ai lavoratori, alla sinistra. In questo modo, detta l’agenda mediatica, per cui si parla di certi problemi e non si parla di altri .

Quando dice che il posto fisso è noioso, e che i giovani sono attaccati al posto vicino casa, lascia intendere che la disoccupazione non è colpa delle imprese e della politica, ma dei giovani non vanno a cercare il posto di lavoro.

Quando parla dell’articolo 18 come ostacolo agli investimenti, lascia intendere che il blocco della crescita, la scarsità degli investimenti, non è colpa delle difficoltà di accesso al credito, della carenza delle infrastrutture, della mafia S.P.A , ma della difficoltà a licenziare senza giusta causa .

Quando parla di buonismo sociale con riferimento al debito pubblico, lascia intendere che la mole di tale debito non è colpa degli sperperi degli ingordigia delle imprese, ma del buon cuore verso gli operai e le loro esigenze.

E questa offensiva mediatica ha inchiodato la sinistra sull’articolo 18, sulla flessibilità in uscita che ha impedito e impedisce di parlare della flessibilità in entrata, della costruzione dei posti di lavoro, degli effetti negativi dei decreti salvaitalia e crescitalia, degli obiettivi falliti in Europa, degli effetti negativi dei provvedimenti governativi in termine di recessione, delle problematiche sociali senza risposte.

L’agenda mediatica montiana ha circoscritto i temi di trattazione e di riflessioni alle tematiche funzionali alla sua politica e al consenso alla stessa. Tratta delle emergenze finanziarie, ma non delle emergenze sociali, come la rivolta dei camionisti e l’incremento della povertà. Tratta dei suoi meriti, ma non dei suoi demeriti, del ribasso dello spread, ma non degli effetti recessivi della sua manovra che non incide sulla domanda, degli obiettivi falliti in Europa.

Tratta di politica del lavoro e si tace sulla qualità del lavoro dipendente, sulla formazione degli addetti, sulla loro scolarità. Tratta della riduzione dei diritti come fattore di crescita, e non di incremento della domanda in termini di adeguamento decoroso dei salari, e di riduzione del cuneo fiscale .

Tratta di incremento della produttività in termini di sfruttamento intensivo del lavoro e non degli assetti organizzativi, della innovazione di processo e di prodotto, che parimenti incidono sulla produttività.

Si attribuisce il ribasso dello spread, ma ancora non è dato saper quale è stata l’incidenza dei prestiti di favore BCE alle banche sullo spread in rapporto a quella dei provvedimenti governativi. Un ribasso prodotto dallo spread, dall’ICI, dalla riforma delle pensioni e non dai prestiti della BCE alla banche, dai loro investimenti in btp triennali.

E per altro il Governo nulla ha chiesto alle banche italiane, che cosa hanno fatto dei soldi presi a prestito dalla BCE all’1,5%, quanto hanno investito in Btp per il ribasso dello spread , e quanto hanno utilizzato per facilitare l’accesso al credito, e quanto per incrementare la loro cassa.

E mentre si gioisce per il ritorno dell’Italia al tavolo dei grandi, si tace degli obiettivi falliti da Monti, a partire dal fondo salva Stati rimasto fermo a 500 mil.di di euro senza alcun incremento, alla mancata riforma della BCE come prestatore di ultima istanza, che fa prestiti alle società private ma non agli Stati.

Quanti punti di recessione sono attribuibili alla congiuntura internazionale e quanti alla mancata incidenza sulla domanda, all'inefficacia del decreto crescitalia che ha inciso sull’ offerta ma non sulla domanda, sui commercianti e sull’imprenditore ma non sui consumatori, sui negozi aperti fino a mezzanotte ma non sui salari?

Silenzio.

E tutto ciò ha prodotto disinformazione, e con essa la forza politica del governo e debolezza politica della sinistra e dei sindacati. Emblematiche al riguardo, sono il silenzio di Bersani e l’apertura di Bonanni alla trattativa, su un tema non trattabile, e nella migliore delle ipotesi non decisivo per incrementare l’occupazione. 

Intendiamoci: hanno fatto bene i sindacati e il PD a contrastare in maniera continua le posizioni governative anti operaie e anti giovani.

Fanno male a non tagliare corto su questo discorso già ampiamente sviluppato, e non parlare delle vere cause della disoccupazione, i veri ostacoli agli investimenti. Fanno male a non porre sul tavolo della trattativa la politica industriale, l’incremento della domanda, le infrastrutture, l’accesso al credito, la ricerca, la qualità del lavoro. Ma soprattutto fanno male a non indicare le loro soluzioni su queste tematiche e a non coinvolgere la sinistra i sindacati europei sulla riforma della BCE, e sulla limitazione dello strapotere della Merkel, utilizzato per mere ragioni elettorali e non per il bene dell’Europa. 


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Commenti all'articolo

  • Di massimo mazzarini (---.---.---.32) 10 febbraio 2012 21:03
    massimo mazzarini

    Intaccare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, è un modo molro elegante per allontanare e togliere potere alle strutture sindacali, in un paese che deve vedere la ricrescita tramite un incremento in dustriale, deve avere delle leggi che facilitino le nuove assunzioni, in particolar modo giovani, categorie protette e lavoratori in mobilità da ricollocare nel mondo lavoro.
    Indebolire l’articolo 18 è togliersi dalle scatole delle compagini sindacali dalle aziende, infatti chi si farà la tessera verrà licenziato, andando ad incrementare il clima di precarietà che sta facendo stagnare la nostra società, si solo la nostra, perchè è vero che al nazioni almondo possieggono un sistema più elastico di mobilità sul posto di lavoro, ma tutta la società a partire dalle banche con l’accesso al credito, sono conscie di questo e fano prestiti senza garanzie, di noi presentarsi oltre i 40 anni senza un contratto a tempo indeterminato equivale a la bollatura di sfigato, al quale non può essere concesso credito se non a fronte di garanzie assurde da mezza famiglia.

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