Cosa succede a un giornalista se nella sede del National Press Club a Washington, di cui è membro, rivolge una domanda impertinente a un dignitario saudita?
Succede che il club lo accusa di aver tenuto un comportamento sopra le righe e lo sospende e quando questi presenta ricorso, per prima cosa gli chiede di presentare le sue credenziali giornalistiche al comitato etico. Perché secondo il direttore esecutivo del club William McCarren “Preferisco che le domande più sensibili siano poste dai giornalisti e non dai non-giornalisti“.
Secondo McCarren, che in conferenza stampa ha immediatamente avvicinato Sam Husseini (questo il nome dell’impertinente) chiedendogli di uscire a discutere della domanda appena posta, questi sarebbe apparso con il proposito di creare disturbo, danneggiando i giornalisti che hanno un editore e che cercano di essere obbiettivi.
McCarren è abbastanza ridicolo nel tentativo d’arrampicarsi sugli specchi, Sam Husseini non trarrà la maggior parte del suo reddito da un giornale, ma nessuno può negare che il suo lavoro sia quello di un giornalista e nessuno può negare che in mancanza di Husseini, nessuno dei giornalisti che negli Stati Uniti cercano di essere obbiettivi ha mai posto domande del genere a un saudita.
Quale sia stato il comportamento tenuto da Husseini, che lavora per lo Institute for Public Accuracy e che è associato al club come “Communicator” e non come “Journalist”, si può facilmente valutare dal video relativo all’incidente dal quale è facile concludere che a infastidire la direzione del Club, come il dignitario saudita, siano stata la domanda e la breve introduzione a collegarla al fatto che la monarchia saudita, anche in quella sede, da qualche tempo contesta pubblicamente la legittimità del governo siriano.
L’interesse dei sauditi alla legittimità del governo siriano è bassa strumentalizzazione politica, perché in mancanza di un governo legittimo in Siria diventerebbero legittime le ingerenze che gli stessi sauditi stanno esercitando nel paese. Come peraltro in quasi tutti i paesi arabi, dove ovunque sauditi e americani si sono schierati compatti per cercare di approfittare dei rivolgimenti in atto o per limitarne i danni, quando hanno colpito regimi amici o i sovrani degli emirati.
Non pare quindi fuori dal mondo la domanda di Husseini, perfettamente legittima anche nelle sue premesse, e perfettamente congrua con la sede, il club della stampa di un paese nel quale la libertà di stampa è sacra, nel quale giornalisti liberi stavano intervistando il reime di un paese nel quale liberamente non si può stampare nemmeno un menù:
Si è parlato molto della legittimità del regime siriano e io vorrei sapere quale legittimità abbia il vostro regime. Lei viene qui di fronte a noi, rappresentante di uno dei più autocratici e misogeni regimdella terra. Huma Rights Watch e altri riferiscono di torture, arresti di attivisti, avete schiacciato la sollevazione democratica in Bahrein, avete cercato di soffocare l’impeto democratico in Egitto e indubbiamente continuate ad opprimere il vostro popolo. Di quale legittimazione dispone il vostro regime, a parte i miliardi di dollari e le armi?