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L’etica nei partiti: il codice del M5s e quello del Pd

Queste sono le porzioni del codice etico da rispettare per i candidati e gli eletti dei due maggiori partiti italiani: M5S e PD. Sembrano regole scontate per noi comuni elettori ma sempre meglio metterle nero su bianco metti caso che qualcuno le dimentichi.

 
 

Come vengono gestiti i procedimenti penali nel Movimento 5 Stelle:

Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d'Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale.
E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.
La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso, sempre salvo quanto previsto al punto 5 (quando l’eletto non comunica di aver ricevuto un avviso di garanzia).
E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l'espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale.

Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni nel Partito Democratico:

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­ coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato:

a) emesso decreto che dispone il giudizio (emesso nei casi in cui le prove eventualmente raccolte nell’udienza preliminare fanno ritenere prevedibile una condanna in dibattimento);

b) emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione (sono quindi presenti gravi indizi di colpevolezza e l’imputato potrebbe inquinare le prove o fuggire se lasciato libero);

c) emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva, ovvero a seguito di patteggiamento; per un reato di mafia, di criminalità organizzata o contro la libertà personale e la personalità individuale; per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in flagranza; per sfruttamento della prostituzione; per omicidio colposo derivante dall’inosservanza della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­, coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti condizioni:

a) sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva ovvero a seguito di patteggiamento, per delitti di corruzione nelle diverse forme previste e di concussione (un pubblico ufficiale che abusando delle sue funzioni costringa o induca alla consegna o alla promessa indebita di una somma di denaro);

b) sia stata emessa sentenza di condanna definitiva, anche a seguito di patteggiamento, per reati inerenti a fatti che presentino per modalità di esecuzione o conseguenze, carattere di particolare gravità (e qui potrebbe essere tutto o nulla);

c) sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa.

3. Le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso di sentenza definitiva di proscioglimento, di intervenuta riabilitazione o di annullamento delle misure di cui al comma 2 lett. c).

4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­:

a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione, ovvero il loro coniuge, parenti o affini;

b) i proprietari ovvero coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano nel settore della informazione a livello locale, nel caso in cui l’organo di garanzia territorialmente competente previsto dallo Statuto accerti che ­ per il rilievo dell’attività dell’impresa ­ si possa determinare un sostegno privilegiato a loro esclusivo vantaggio.

5. Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di incarichi all’interno del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le dimissioni dal relativo incarico.

 

Queste sono le porzioni del codice etico da rispettare per i candidati e gli eletti dei due maggiori partiti italiani: M5S e PD. Sembrano regole scontate per noi comuni elettori ma sempre meglio metterle nero su bianco metti caso che qualcuno le dimentichi.

In questi giorni sono tanto discusse le modifiche votate dagli iscritti al Movimento per la modifica al sopra riportato codice etico (la modifica intera è un po’ più lunga ma ho riportato la parte più importante). Infatti cambia la punizione in caso di ricezione di un avviso di garanzia. Mentre prima scattava l’espulsione automatica, ora il garante del Movimento e un altro organo interno al partito decideranno se procedere con l’allontanamento immediato del portavoce oppure lasciare che l’indagine prosegua attendendo maggiori informazioni prima di valutare la posizione dell’eletto. Un passo quasi dovuto dal momento che rischiavano di essere espulse persone che agivano aiutando la magistratura. Come nel caso di Livorno, dove il sindaco Nogarin presentò i libri contabili in tribunale perché si indagasse sull’azienda locale che si occupa di rifiuti e per questo ricevette un avviso di garanzia che corrispondeva all’automatica espulsione.

Sotto questo aspetto è quindi un bel miglioramento ma come quasi sempre accade c’è anche il lato negativo. Infatti il garante (attualmente Beppe Grillo) e i probiviri (sono tre), scelti tramite votazione in rete ma nominati su proposta dal capo politico del partito (Beppe Grillo), avranno il potere di decidere quando un eletto merita o meno l’espulsione. Roba non da poco per il movimento paladino della democrazia e della partecipazione diretta.

Per rimediare a questo difetto esiste anche un comitato d’appello al quale può ricorrere l’eventuale espulso. Questo comitato è composto da tre iscritti al movimento scelti dalla rete tra una rosa di cinque nominati dall’associazione del Movimento. Tutto sommato un compromesso che potrebbe funzionare, non resta che vedere come verrà applicato il nuovo codice etico e testarne l’efficacia.

Passiamo ora alla sponda PD, ho deciso di riportarlo perché nonostante le vacanze già piovono le critiche di giornali e Partito Democratico che vedono nel movimento la realizzazione della svolta garantista da tempo pronosticata. Le “condizioni ostative alla candidatura” del Partito Democratico sono molto precise (tranne al comma 2 lettera b), tecniche e davvero severe. Forse addirittura è un modello migliore rispetto al Movimento dato che non sono previsti organi interni che decidano la tua sorte, se violi le regole devi dimetterti. Perfetto. Ma funziona?

I condannati, prescritti o imputati nel PD sono: Aiello Ferdinando, Battaglia Demetrio, Bragantini Paola, Bubbico Filippo, Astorre Bruno, Censore Bruno, De Filippo Vito, Di Stefano Marco, Folino Vincenzo, Gullo Tindara Maria, Lanzillotta Linda, Marcucci Andrea, Oliverio Nicodemo, Paolucci Massimo, Petrini Paolo, Tocci Walter.

Gli indagati nel PD: Bossa Luisa, Broglia Claudio, Capelli Roberto, Lotti Luca, Lucherini Carlo, Marrocu Siro, Meloni Marco, Moscardelli Claudio, Scalia Francesco, Valentini Daniela.

Nel Movimento ad oggi non risultano indagati o condannati lasciati al loro posto, gli indagati (nonostante siano innocenti fino a condanna) sono stati sospesi dal gruppo e attualmente sono due: Di Vita Giulia e Nuti Riccardo, entrambi coinvolti nella vicenda firme false di Palermo.

Non ho voluto prendere in considerazione anche regioni e comuni altrimenti avrei dovuto scrivere un libro.

Per concludere: non voglio che passi il messaggio pro-Movimento (anche se in questa vicenda quasi lo sono) però vi invito a prendere in considerazione una visione scientifica della questione. Indipendentemente da come viene scritto il codice etico del partito, il suo scopo è garantire l’assenza di persone con reati a carico nelle istituzioni. In fondo è quello che vogliamo tutti noi elettori, poi scrivete quello che volete ma pretendiamo di non vedere politici criminali. Tutto qui, non sembra complesso. Nel caso del Partito Democratico lo scopo attualmente è stato raggiunto? E nel caso del Movimento 5 Stelle?

Rispondete a queste domande e avrete già prova dell’efficienza dei due regolamenti. Tenete conto che i numeri ottenuti dai 5 Stelle sono pre-modifica quindi con il codice più severo rispetto a quello attuale.

 

Foto: Antonella Beccaria/flickr e Alessandro Capotondi/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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