Adriano Natale, Chiara Cimini e Ottavio Mauriello denunciare è già qualcosa ma insufficiente.
Sarebbe stato sufficiente in tempi contestuali ma oggi è solo un correre a dare soluzione ad una pericolossisima emergenza che si sarebbe potuto e si doveva afrrontare appena si notavano strani avvenimenti.
Invece voler accostare il non-Incidente di Cernobyl a questa denuncia dà il segno di quanto si vuole ancora essere prevenuti nei confronti dell’ormai indispensabile fonte energetica nucleare.
Le scorie nucleari in peso, in volume ed in pericolosità non hanno niente a che vedere con le 5’000’000 di tonnellate di rifiuti chimici tossici e nocivi prodotti annualmente in Italia.
Agitare lo spauracchio di Cernobyl serve solo a giustificare la nostra inazione per affrontare il nucleare civile il cui "problema" scorie ha già trovato soluizione.
D’altronde dalla regione Campania e dai suoi amministratori catto-comunisti non serve aspettarsi altro che non-soluzioni per tutti i problemi che creano.
Ma scusate la domanda:
CHI LI HA VOTATI?
Mandi,
Renzo Riva
Nuovo PSI F-VG
Energia e Ambiente
e
C.I.R.N. F-VG
(Comitato Italiano Rilancio Nucleare)
Via Avilla, 12/1
33030 Buja - UD
renzoslabar@yahoo.it
349.3464656
http://www.ilgiornale.it/interni/un_pecoraro_groppone/09-01-2008/articolo-id=232600-page=0-comments=1
Un Pecoraro sul groppone
di Franco Battaglia
Mi riferiscono che Bassolino avrebbe dichiarato che non esiterebbe a dimettersi domani, se le sue dimissioni servissero a risolvere l’emergenza-rifiuti. Qualcuno gli spieghi che è perché s’è creata quell’emergenza, piuttosto, che dovrebbe dimettersi. Oggi. Anzi no: da un bel pezzo. E magari restituire ai contribuenti il denaro del suo onorario di presidente di Regione, visto che lo ha incassato senza assolvere i propri compiti.
Quello dei rifiuti è indubbiamente un problema: ne produciamo continuamente con le nostre attività e abbiamo il dovere di occuparcene. Il problema ha evidentemente soluzione visto che è più unico che raro il caso campano. E che, per le colossali proporzioni assunte, è diventato un caso nazionale, che vieppiù evidenzia, in tutta la sua tragicità, la croce che la cattiva sorte ci ha mollato sul groppone: avere Pecoraro Scanio al ministero dell’Ambiente. Sulla questione energetica, questo signore ci ha portato sull’orlo del baratro e coi suoi dannatissimi pannelli fotovoltaici ci sta irrimediabilmente spingendo dentro. Sul trattamento dei rifiuti solidi urbani (Rsu), invece, ce l’ha fatta, e nel fondo del baratro ci ha portato alla grande.
Dovete sapere che il modo più rapido, più economico e più rispettoso dell’ambiente di smaltire i Rsu è l’incenerimento, possibilmente accoppiato alla produzione d’energia. Il modo più bischero è quello della raccolta differenziata; bischerrima all’ennesima potenza, poi, è la cosiddetta raccolta porta-a-porta, che altro non è che la raccolta differenziata spinta fino all’esasperazione. Indovinate un po’ qual è il modo preferito del nostro simpatico ministro. (Un suggerimento: pensate ai pannelli FV per produrre energia elettrica, e che se fosse al ministero della Giustizia, proporrebbe caviale e champagne d’annata ai carcerati)
Che la raccolta differenziata sia una cosa bischera è semplice da capire. Innanzitutto, con essa non si smaltiscono i rifiuti ma li si separa. L’idea sarebbe di riciclarli. Il condizionale non lo uso a caso. Infatti, il limite della produzione di riciclo è quello di mercato: a che pro un riciclo spinto, ad esempio, del vetro o della carta se poi il mercato del vetro scuro (che è il vetro che si può produrre dalla raccolta differenziata del vetro) o della carta riciclata è limitato? Che cosa succede al vetro e alla carta riciclati che rimangono invenduti? Vanno a finire il primo in discarica e la seconda bruciata negli inceneritori. Tanto valeva portarcela prima. Se l’inceneritore c’è. Ma in Campania non c’è, fatto di cui Pecoraro Scanio è sempre stato orgoglioso, come lo è per l’assenza di reattori nucleari in Italia.
Stare un mese sotto un inceneritore è come stare un quarto d’ora in via del Tritone a Roma. I 4 inceneritori nel Lazio inquinano meno di 5 automobili, e s’inala più diossina a starsene pochi minuti vicino ad un barbecue o a fumarsi una sigaretta. (Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un’altra volta). Francoforte, Zurigo, Vienna, Londra e Parigi hanno, in piena città, inceneritori da 1500 tonnellate al giorno di capacità. Perché loro sì e Napoli no? In Europa, un terzo dei rifiuti viene bruciato e utilizzato per la produzione di energia; in Italia meno del 10%. Perché loro sì e noi no? In Europa un terzo dell’energia elettrica è prodotta da fonte nucleare. Perché loro sì e noi no? Forse perché non hanno, loro, quella croce che la cattiva sorte ci ha mollato sul groppone?
Franco Battaglia
Docente di Chimica Ambientale
Università di Modena