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L’addio di Berlusconi? Un terremoto politico

L’annuncio clamoroso benché non del tutto inatteso, che Silvio Berlusconi non si ricandiderà alle prossime elezioni per la guida del Paese che deteneva dai primi mesi del 1994, sia pure con qualche breve interruzione - il che costituisce un record assoluto - ha messo in fibrillazione l’intero mondo della politica: PDL, opposizione, moderati e chi più ne ha più ne metta.

Il suo ritiro a novembre del 2011, si rese necessario in quanto la lotta degli schieramenti politici aveva assunto livelli parossistici, analogamente a quanto spesso avviene con il tifo calcistico. Il Paese era diviso in due schieramenti: pro e contro Berlusconi. Tutti i problemi passavano in seconda linea, anzi diventavano esclusivamente armi per colpire l’avversario.

A tutto ciò si aggiunse la crisi finanziaria scatenata dalle banche d’affari USA, crisi di portata mondiale e di gravità eccezionale. Ad onta di una maggioranza schiacciante, la coalizione di governo per quanto consentito da un’architettura istituzionale eccessivamente garantista, così come consegnataci dai padri costituenti, condizionati dal trauma della guerra, non aveva la possibilità concreta di varare quelle riforme di cui il Paese aveva, e purtroppo continua ad avere bisogno.

In sostanza il presidente del Consiglio dei ministri, con la costituzione vigente, è detentore di poteri assai limitati, il che con l’aggravante della rissosità per non dire di peggio, delle forze parlamentari, ma anche extra parlamentari, che abbiamo visto non farsi scrupolo di ricorre a tutte le armi della lotta politica, lecite, e spesso illecite, tra cui un uso sfacciatamente strumentale della persecuzione giudiziaria, si è visto costretto a farsi da parte per lasciare il posto ad un governo di tecnici, chiamato all’appello dal Presidente della Repubblica. Sennonché, quei tecnici, non appartengono alla categoria di cui necessitava il Paese, al mondo dell’imprenditoria o del lavoro, come Giorgio Squinzi o Susanna Camusso, tutt’altro, essi provengono dal mondo di quella spregiudicata speculazione finanziaria delle cosiddette “banche d’affari” (i loro) causa indiscussa della crisi nella quale il mondo si dibatte.

Non si poteva fare scelta peggiore. Infatti, le riforme che urgevano, in primis quella della giustizia, sono rimaste lettera morta, e le misure adottate, l’inasprimento di una pressione fiscale da rapina, la cosiddetta spending review, anziché alleviare i problemi, rilanciare l’economia di un Paese in coma, l’hanno fatto sprofondare in una drammatica recessione senza precedenti, la qual cosa, se aggiunta a una minacciosa inflazione, che ha già cominciato a galoppare, va rubricata sotto il nome di stagflazione, che è la peggiore situazione che possa colpire un paese. Stando così le cose, la decisione presa da Silvio Berlusconi, in sostanza suona così: signori, voi avete gettato le castagne nel fuoco, adesso, tocca a voi tirarle fuori.

Ancora una volta, Silvio ha dimostrato di essere capace di diagnosi azzeccate.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.190) 26 ottobre 2012 11:23

    chi ha scritto questo articolo o e’ idiota, o e’ in malafede. perche’ se dai a berlusca il record di durata allora devi dargli anche il merito di aver ridotto l’italia nella condizione tale che ha reso possiblie al traditore della repubblica napolitano di nominare monti sen a vita e poi premier. 18anni di sconquassi e la colpa e’ solo di monti??? per non parlare poi del fatto che silvietto se n’e’ andato senno’ goldmansachs gli riduceva fininvest a brandelli. insomma sto articolo pare scritto da sallusti o ferrara

    • Di Cesarezac (---.---.---.29) 26 ottobre 2012 13:42

      Lei si cela dietro l’anonimato, e la cosa è comprensibile visto che si comporta da persona incivile e accecata dall’odio.

      Punto primo: che il governo di Silvio Berlusconi sia detentore del primato di durata grazie al sostegno della maggioranza degli elettori che Lei si permette di offendere gratuitamente, è un fatto inconfutabile, non un’opinione.
      Punto due: sulla palese inopportunità da parte del presidente della Repubblica Napolitano di nominare Monti senatore a vita sebbene costui avesse fatto parte della Morgan Stanley, cioè di una di quelle istituzioni che non sono illegali solamente perché responsabili di gravissimi misfatti non ancora previsti dalla giurisprudenza internazionale, concordo con Lei. Come vede non sono manicheo o accecato dall’odio, nemmeno verso chi mi offende ingiustificatamente.
      Su Goldman Sachs e Fininvest concordo ancora con Lei.
      Punto tre: gli sconquassi non risalgono a diciotto anni orsono. Il declino del nostro Pese ha iniziato ad essere programmato nel ’68, quella stagione di follia collettiva durante la quale in nome della contestazione e della trasgressione si distrussero i valori morali, la meritocrazia, il rispetto per le gerarchie, per la Patria, la scuola, e l’apparato produttivo di dimensioni importanti , le sole in grado di competere in un mondo globalizzato.
      Stia calmo e ragioni.
      Cesare Zaccaria 
  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.61) 26 ottobre 2012 13:51
    Damiano Mazzotti

    L’unico problema del ’68 italiano consiste nel fatto che è stato fatto da italiani, nel 90 per cento dei casi figli e figliocci delle veteroborghesia ipocrita, familista e parassitaria italiota.

    E Berlusconi si ritira perchè dai sondaggi emerge che verrebbe votato da un’esangue minoranza. Se gli italiani avessero smesso di votarlo prima ci saremmo risparmiati un bel po’ di problemi e non saremmo giunti a questo punto. E potete pure prendervela con D’Alema ogni tanto...

  • Di (---.---.---.77) 26 ottobre 2012 20:46

    Sono matematicamente certo che Berlusconi non sapeva che oggi sarebbe stato condannato, al processo per frode fiscale...
    AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAAH
    Vabbè... lasciamo perdere, và...

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