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Italiani brava gente... che dimentica le morti poco mediatiche

La morte di Sarah minuto per minuto. Ma se un collaboratore di giustizia è ucciso dalla ’ndrangheta...

Credo sia stato il fisico tedesco Max Planck che in una sua opera mise in evidenza con estrema chiarezza una “bizzarra” caratteristica umana: quella per cui distruggiamo tranquillamente un macchinario, ma non riusciamo ad uccidere un animale con altrettanta semplicità. Il motivo, secondo Planck, nient'altro sarebbe che l'avvertire, da parte dell'animale, del proprio perire, e il conseguente lamento.

Per quanto questo sia un pensiero intollerabile, si fonda su realtà con le quali siamo a contatto costantemente.

L'ennesima prova della veridicità di questa denuncia è sotto ai nostri occhi da alcune settimane.

Qual è il principale tema di discussione, in Italia, ad oggi? L'omicidio di Sarah Scazzi. Attorno a quest'atto brutale ruotano tutt'ora la maggior parte delle trasmissioni televisive, che si tratti di tg, talk-show o semplici programmi d'intrattenimento. Fondamentalmente per motivi di mera audience. E per quale motivo dovrebbe interessare ai telespettatori? Perché è un fenomeno più brutale di altri? No. Per il numero delle vittime? No. Perché riguarda tematiche trasversali al paese? Ancora una volta, no.

Il motivo è molto semplice: perché, qualunque sia stata l'essenza della persona di Sarah Scazzi, essa è stata posta su di un altare di stereotipi ed eletta come summa di innocenza. La sua immagine sorridente è stata trasmessa in qualsiasi angolo del paese, ed essa per la sua immagine di innocenza è stata vittima del morboso bisogno dei telespettatori di, fondamentalmente, farsi gli affari altrui. Così Sarah, da vittima di un crimine orrendo, è stata vergognosamente fatta diventare un burattino del senso di colpa comune, della compassione posticcia e artificiosa creata dall'insistenza di giornalisti invadenti e privi di etica professionale.

Come l'essere vivente che in Planck diviene motivo di compatimento e viene quindi graziato, Sarah è stata usata come un burattino all'interno di un perverso teatrino. L'agnellino rimane con noi, possiamo sempre sgozzare e far morire dissanguato un essere meno grazioso. L'immagine è terribile, ma è la perfetta trasposizione dei fatti, né più, né meno.


E' quantomeno ironico pensare che coloro che si ribellano a questo scempio (fatto di tour dell'orrore e interviste spietate), come Paolo Liguori, vengano tacciati di cinismo.

Ancora più ironico è il fatto che la compassione di questa brava gente poi non si soffermi sui 108 morti e 500 dispersi dell'inondazione in Sumatra, o i 250 morti nell'epidemia di colera ad Haiti, che hanno avuto uno spazio quasi inesistente nell'informazione, troppo intenta ad arrovellarsi sul possibile colpevole (chissà che un giorno non si indica un nuovo reality che abbia per concorrenti i possibili colpevoli e in cui sarà il pubblico a decidere chi l'ha uccisa).

Si potrebbe obiettare, com'è già accaduto, che si tratta di fenomeni lontani.
Coloro che porranno quest'obiezione, potrebbero riflettere sulla notizia riportata dall'Ansa il giorno 18 Ottobre:

Sei persone sono state arrestate per l'omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, uccisa e poi sciolta nell'acido.”

Per chi non ne fosse a conoscenza, si intende per collaboratore di giustizia un pentito che collabori attivamente alle indagini. Lea Garofalo aveva fatto dichiarazioni sulle cosche di Crotone, senza mai ottenere protezione. E' stata prima uccisa con un colpo di pistola, poi sciolta nell'acido.

Ora, forse, sarà divenuta anonima, per via delle ustioni. Un buon motivo per ignorare la sua morte, per lasciare che le indagini vadano come dice la 'ndrangheta.

Ora, forse, potrà aggiungersi alla lunga lista di coloro che non hanno meritato la compassione altrui, perché hanno solo combattuto la mafia rimettendoci la vita.

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