La "breve" guerra tra Israele e Hamas è un altro episodio, non l’ultimo temo, di un conflitto di civiltà e di visioni sociali, politiche ed economiche che nasce e si nutre soprattutto della concreta disputa territoriale e di risorse economiche; è anche però una guerra per interposta persona, perchè nel conflitto si specchiano strategie geopolitiche internazionali ben maggiori, l’Occidente e l’Islamismo.
Un’amica giurista ha osservato che le elezioni palestinesi del 2006, vinte dal partito estremista e terrorista Hamas eppoi non riconosciuto come legittimo partner negoziale, sarebbero state "volute" dagli USA: volute o no dagli Americani, le elezioni libere successive alla morte di Arafat hanno segnato indubitabilmente un enorme passo avanti nella democratizzazione del popolo (dei popoli?) palestinese. Hamas ha vinto? Non è esatto affermarlo: la necessaria premessa è che i Palestinesi sono un coacervo di tribù e clan divisi su tutto (integralismo religioso, fede politica, strategia militare, interesse economico) e le due maggiori, Al Fatah, o Fath, (ormai più laico) e Hamas (integralista fanatico), erano e sono presenti in modo disomogeneo sul territorio cosiddetto palestinese; Fath è maggiormente presente in Cisgiordania mentre Hamas nel nord dei territori occupati da Israele e soprattutto nella Striscia di Gaza.
Chi ha dunque vinto le elezioni? Hamas, si diceva. Ma come? E qui, come proprio stamattina si scrive sul Corriere, va fatta una precisazione tecnica: è stato un errore sperare che gli uomini del Fatah potessero vincerle; Abu Mazen e Al Fatah commisero la più paradossale delle ingenuità politiche, presentando in molte circoscrizioni tre candidati contro quello solitario di Hamas, pur sapendo che uno soltanto sarebbe stato eletto. Con un po’ più di scaltrezza, il risultato sarebbe stato diverso.
Dopo le elezioni si scatenò la guerra civile interna ai Palestinesi tra Hamas e Al Fatah col risultato, per farla breve, che Gaza venne da Hamas completamente "ripulita". Contemporaneamente, però, il moderato presidente Abu Mazen (di Al Fatah) affidava l’incarico di formare il governo ad un esponente di Hamas nella speranza di recuperare la stabilità e spegnere l’incendio della guerra civile: vanamente! Il risultato degli ultimi anni è che la Cisgiordania e l’Autorità Nazionale Palestinese legittima non hanno più alcuna reale giurisdizione a Gaza dove domina (con regime di terrore e totale illiberalità) Hamas. Non solo: negli ultimi otto anni la Cisgiordania, pur tra difficoltà e tentennamenti, ha imboccato la strada della vera democratizzazione e della laicità dello Stato, sostenuta dal regno giordano e dall’Egitto; a Gaza, invece, Hamas perpetua il sogno di rovesciare lo stato israeliano senza pensare a sfamare il proprio popolo se non con l’odio e il fondamentalismo, utilizzando gli aiuti economici per acquistare armi e costruitre tunnel per contrabbandarle.
Come si potrebbe dare credito a un "partito" di Hamas? Tu avresti fiducia in un partito delle Brigate Rosse, nel partito Harri Batasuna basco, nel partito dell’Ira irlandese? Ovunque, con le armi, non si può chiedere alcuna legittimazione internazionale.
Se ci si mordesse la lingua prima di parlare... sarebbe una bella cosa!
Il cessate-il-fuoco unilaterale di Israele nella Striscia di Gaza rappresenta un simbolo della sua sconfitta. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano, Manucher Mottaki
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Uno che dice, "è segno di sconfitta
il fatto che l’ebreo scelga la tregua",
la dice lunga sulla volontà
di riportare un po’ di pace a Gaza.
E’ chiaro ormai, lampante come il sole
che sia Teheran a volere quella guerra,
ma dato che il nemico non è pecora
non si stupisca dopo se reagisce.
La pace la si costruisce insieme
tramite uso di sagge parole
e non sfidando ancora l’avversario.
Secondo fonti dei servizi Nato
tra pochi mesi l’Iran avrà l’atomica.
Chissà la voce forte che farà.
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E non si venga a dire che, siccome
l’americano un giorno ne fe uso,
tutti han il diritto adesso di lanciare
la propria bomba atomica a qualcuno.
Quello fu un caso isolato e tale
dovrà restare agli atti della storia,
anche perchè l’avessero voluto
l’avrebbero impiegata in altre guerre.
Ma non l’han fatto e non lo faranno
(se non costretti da qualche fanatico)
perchè han capito che quello è un errore
che mai ripeter l’uomo più dovrà.
Si accetti dunque questa tregua in corso
e la si usi ai fini della pace.
Per vedere chi vince e chi perde bisognerebbe confrontare con le dichiarazioni iniziali. Israele dichiarava all’inizio della sua operazione di macellazione di palestinesi di voler distruggere Hamas e bloccare il lancio di petardi dalla striscia di Gaza.
Nessuno dei due obiettivi sembra raggiunto.
Ma forse l’obiettivo di Israele era abbastanza diverso. Se proviamo ad accettare la sua soddisfazione come vera, allora il suo obiettivo era proprio di uccidere bambini, donne, civili in genere a casaccio, distruggere ospedali e scuole dell’ONU, in modo che tutti i palestinesi avessero terrore di Israele. Questo obiettivo non dichiarato ma ben visibile mi appare almeno parzialmente raggiunto.
Dimenticavo i palestinesi. Non c’è molto da dire. Sono 60 anni che perdono sempre. Qualsiasi cosa facciano.
Caro Burbank, nel mio articoletto ho cercato di osservare con obiettività e lucidità la situazione sul campo nel secolare conflitto palestinese. Ti invito a rileggerlo togliendoti il paraocchi, non tanto perchè io ne sappia e scriva più e meglio di te, quanto perchè nel tuo intervento critico mi appari quanto mai schematico, superficiale e ideologico. Di quanto scrivi posso condividere tutto, ma è troppo poco e troppo banale: le ragioni vere del conflitto paiono sfuggirti: nè Hamas nè Israele sono semplicemente "macellerie di popoli", nonostante metterli sullo stesso piano sia, dal mio punto di vista, una stupidità storica. Israele non ha raggiunto gli obiettivi prefissati: il primo giorno di guerra i missili palestinesi lanciati su territorio israeliano erano oltre un centinaio, al cessate il fuoco meno di 10. Israele ha bombardato deliberatamente scuole e ospedali?? Crederlo è una colossale ingenuità o malafede. Proprio nell’estate scorsa ho soggiornato in Israele e nei Territori occupati vicino a Hebron: ho visto con i miei occhi dove sono ubicate le istituzioni Onu, spesso a fianco di installazioni militari sia israeliane che palestinesi; i due casi di errore nei bombardamenti che si sono verificati non possono condannare come "macelleria deliberata" la strategia militare israeliana. Le strutture organizzative paramilitari terroristiche sono oggi pressochè inservibili e, se non giungeranno armi di contrabbando da fuori, Hamas avrà perso per lungo tempo una buona parte del suo potenziale offensivo. Molti testimoni di parte palestinese asseriscono che la popolazione nella Striscia è stufa dell’atteggiamento di chi li regge e vorrebbe finalmente un accordo fattivo con gli israeliani. Ma, soprattutto, Israele ha dato una dimostrazione di potere e di interventismo a lezione di "altri" nemici "in sonno" quali Iran, Siria, Hezbollah, ecc. Certo, come ho scritto Israele avrebbe potuto attendere un pretesto migliore (una strage kamikaze, un attacco militare su vasta scala); ha operato approfittando del passaggio di poteri a Washington e dell’insofferenza che oramai quasi tutti i governi arabi mostrano nei confronti di Hamas-il-piantagrane; ha agito (il governo dimissionario in carica a Tel Aviv) confidando in un ritorno utile in termini elettorali. Tutto ciò detto, caro Burbank, niente scusa e attenua le responsabilità di Hamas nei confronti degli stessi cittadini palestinesi e per la politica del terrorismo.
Credo l’autore dell’articolo si sia qualificato da solo nel definire "con i paraocchi, superficiale ed ideologico" chi argomenta opinioni diverse dalle sue.
Da persone di questo tipo ci si può anche aspettare che al lancio di un petardo natalizio rispondando uccidendo centinaia di bambini inermi.
PS: grazie dello "schematico". Mi piace essere schematico. Per quanto una rappresentazione schematica sia sempre una deformazione della realtà, essa può fare emergere prepotentemente qualche verità quando è giusta, oppure apparire grottesca quando è falsa. Lascio valutare ai lettori.
I lettori, noi compresi, giudicheranno in base alle argomentazioni proposte da ciascuno: negli interventi di Burbank non ne vedo. Attribuisce a me un’indole che probabilmente gli è propria.