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di Francesco Lo Dico (sito) venerdì 9 settembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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Io che ho fondato Forza Italia vi dico: "Camerieri del Pdl, ribellatevi contro Silvio per salvare il Paese"

Lettera aperta di Alfredo Biondi agli ex colleghi del Pdl

Roma. L’intervista che l’amico Pisanu ha rilasciato a Repubblica mi conforta e allo stesso tempo non fa che accrescere la mia amarezza. Anche lui, come altri compagni d’avventura liberali e cattolici, sogna forse un partito diverso perché questo non rappresenta più i suoi valori. Non è difficile scorgere nelle sue parole il profondo disincanto che deve avergli istillato la tribolata vicenda di quest’ultima manovra finanziaria. Veti, giravolte e piccoli tornaconti personali che in alcuni casi hanno placato il dissenso, devono essere sembrati anche a lui la pietra tombale di un progetto liberale fondato su ideali non negoziabili. È nei momenti di crisi, che un partito rivela la sua capacità di tenere il timone. E invece, persino in un frangente tanto grave per il futuro del Paese, la logica funzionale ha prevalso ancora una volta sull’ideale. In molti, nel Pdl, hanno alzato la voce. Ma ciò è accaduto soltanto in funzione di una partita personale. In pochi hanno pensato invece alla partita che gioca il Paese. In troppi hanno taciuto in nome di un’utile quiescenza e di una regola sovrana che si chiama sottomissione. Sono molte le ragioni che hanno condotto il partito a questa deriva. La pretesa di modellare un organo politico a struttura piramidale, non è di per sé inammissibile. Ma senza i giusti collegamenti tra il vertice e la base, la storia ci insegna che la piramide crolla. Che essa diventa il rudere di quello che era stato. Penso a quei coordinatori che per anni sono stati i missi dominici del Presidente, che sono stati scelti univocamente sulla base della fedeltà al sovrano. Penso ai mille guasti che hanno prodotto tante caricature di satrapi locali legittimati dalla sola obbedienza. Penso alle troppe volte in cui si è lasciata cadere su tutti la responsabilità dei singoli.

Quante volte il disonesto è sfuggito alle conseguenze delle sue azioni a scapito dell’onesto? Si è violato un principio giuridico che deve valere a maggior ragione a tutela della credibilità del partito e degli uomini che lo rappresentano. Né va nascosta la complicità di una legge elettorale che ha prodotto come unico risultato un sistema premiante a uso e consumo del Principe. Assemblare una corte di nominati, significa snaturare la spontanea partecipazione di individui liberi. Rinunciare a quello che da sempre è il patrimonio più prezioso di un autentico partito liberale. Ciascuno, nel Pdl, è dominus ex domino. Comanda. Ma a condizione che si faccia comandare dal sovrano. Non è mia intenzione produrmi in giudizi sui singoli. Oggi, come nel ‘94, continuo a pensare che gli imputati siano da presumere innocenti. Ribellarsi non è tradire, e mi chiedo a quanti militano in buona fede, se non sia arrivato il momento del coraggio. È il momento di far scedere dal trono gli uomini, e di rimettere al loro posto i valori. I grilli parlanti come me, sono stati circondati da troppi Pinocchio armati di matterello. Ma c’è un’altra soluzione che non sia l’esilio per chi chi intende discutere? Per carità di Patria bisogna sancire una volta per tutte, o forse per la prima volta, che l’esercizio del dissenso non equivale a un delitto di lesa maestà, ma è piuttosto partecipazione creativa necessaria per dare linfa al dibattito. Un elemento vitale, senza il quale il partito, come la pianta, non mette foglie né radici, ma muore lentamente.


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di Francesco Lo Dico (sito) venerdì 9 settembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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