Dopo aver letto "Il marchio del diavolo", di Glenn Cooper (autore anche de "La biblioteca dei morti" e "Il libro delle anime), ho contattato Glenn per proporgli un'intervista.
Dieci domande secche... alle quali, nel giro di sole 24 ore, ho avuto queste risposte:
Come mai hai pubblicato il tuo primo romanzo solo due anni fa, quando già avevi compiuto i 55 anni? Una decisione improvvisa o un traguardo a lungo agognato?
E' vero, il mio primo romanzo è arrivato solo due anni fa, ma per oltre 25 anni ho scritto sceneggiature. In effetti nel mondo del cinema non ho avuto grandi successi e l'esperienza stava diventando insoddisfacente, sia dal punto di vista della creatività che da quello economico. "La biblioteca dei morti" era nata come sceneggiatura per un film, ma poi ho abbandonato l'idea ed ho pensato di farne un romanzo. Adesso posso dire che si è trattato di un'ottima decisione.
I tuoi romanzi affrontano tempi catastrofici come la fine del mondo (o la fine della Chiesa). E' questo il tuo maggior interesse? Credi davvero nelle profezie?
Vorrei identificare i miei interessi più a grandi linee: sono interessato ai temi religiosi e filosofici e sono affascinato dal potere delle religioni e di come le ideologie, in genere, riescano a condizionare la vita umana. Questi, più che altro, sono davvero i temi dominanti dei miei romanzi

David Icke scrive che il potere è nelle mani dei rettiliani. Il tuo ultimo romanzo racconta del potere dei lemuri. Siete entrambi pessimisti ad un punto tale da non avere fiducia negli esseri umani?
"Il marchio del diavolo" vuole essere una favola universale della lotta tra il bene ed il male. Sono stanco di vedere la Chiesa dipinta solo in maniera negativa, come un'istituzione malata, misteriosa e sgradevole. Infatti in questo libro la Chiesa, ed in modo particolare una suora, Elisabetta, sono le forze del bene nel mondo. I Lemuri, con la loro anormalità "caudale", sono chiamati a rappresentare il male, quindi le forze del demonio.
Ne "Il marchio del diavolo" il lettore resta, alla fine, con qualche domanda senza risposta. Significa che ci sarà un "sequel"?
A me piace terminare i libri con un colpo di scena: un modo per lasciare il dubbio e far capire che nessuna storia è mai davvero finita. Questo lascia anche aperto uno spiraglio per un "sequel", è vero, ma ci tengo ad assicurare che quando scrivo un libro non ho mai un "sequel" già pianificato!
Visto che parliamo di profezie, se davvero potessimo conoscere il futuro, non sarebbe questo la fine del libero arbitrio?
Bella domanda: mi piacerebbe avere la risposta!
So che vivi in una vecchia casa, costruita nel 1669, con una antica libreria... insomma, dobbiamo aspettarci un fantasma in un prossimo libro?
Sono molto incuriosito dal mondo del fantasmi e dall'aldilà. Ed ho anche già scritto una storia su questo soggetto (si intitola Near Death, ma non è ancora stata pubblicata). Ho diverse idee sui fantasmi (d'altronde, casa mia è infestata!) ed è possibile che una di loro diventi materia per un mio romanzo, in futuro.