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 Home page > Tempo Libero > Recensioni > Le vite impossibili di Greta Wells

Le vite impossibili di Greta Wells

Varcare il confine del tempo per ritrovarsi con le stesse persone, ma in situazioni diverse.

 

Greta Wells riesce a spostarsi dal 1985 al 1918 e poi al 1941. Contemporaneamente altre due Greta Wells saltano triangolarmente (quella che viveva nel 1918 va a finire nel 1941 e quella del 1941 si ritrova nel 1985).

Ognuna di loro ha lo stesso fratello, lo stesso marito, la stessa zia … Ma le storie sono diverse: in una il fratello è morto, in un’altra è la zia ad essere morta. In una Greta Wells si è sposata, in un’altra ha divorziato (“lui” è sempre lo stesso, Nathan).
Il fratello è gay in tutte tre le vite.
In una delle tre vite Greta ha perfino un amante (che però è già morto).

Ognuna di loro, trovandosi in un mondo diverso da quello “originale”, cerca di risistemare le cose per il meglio (quella felicemente sposata, trovandosi divorziata, cerca di riallacciare il rapporto con il marito; quella che aveva l’amante si mette a cercarlo; e via in un rincorrersi di stravolgimenti vitali). Poiché il passaggio temporale avviene durante un particolare trattamento medico (l’elettroshock, al quale tutte tre le Greta Wells sono sottoposte) ed il numero di trattamenti è deciso in partenza (saranno ventisei) il giro completo, alla fine, non potrà realizzarsi.

Però se ora l’una, ora l’altra, salta una “dose”, anche i “salti” temporali si complicano non poco. Chissà che alla fine ognuna di loro non riesca ad incastrarsi nel mondo a lei più consono.

Da leggere tutto d’un fiato e poi rileggere piano piano per gustarlo a fondo. La scelta temporale è certamente voluta: nel 1918 siamo alla fine della prima guerra mondiale, con la gente che festeggia la fine delle ostilità. Nel 1941 siamo all’inizio delle seconda guerra mondiale (il libro è ambientato a New York e per gli americani la guerra iniziò con Pearl Harbour il 7 dicembre di quell’anno). Nel 1985 siamo nel pieno della guerra fredda.

L’autore sceglie anche il medico “giusto” per il trattamento, il dott. Ugo Cerletti, ideatore dell’elettroshock.
Solo che lui mise a punto quel metodo negli anni ’30, quindi mentre è plausibile pensare che un paziente del 1941 fosse soggetto al trattamento, certamente non era possibile che lo usasse nei confronti della Greta Wells del 1918 (perché non l’aveva ancora inventato), né è possibile che lo usasse nei confronti della Greta Wells del 1985 (perché il dottor Cerletti morì nel 1963).
E comunque non visse mai a New York.

Ma cercare la logica in un libro di fantascienza è illogico, non è vero?

Questo articolo è stato pubblicato qui

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