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di Francesca Barca (sito) sabato 27 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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Internet: la stampa ora si paga

Il 25 marzo gli inglesi Times e Sunday Times hanno annunciato l’inizio dell’era pagante per l’accesso al loro sito Internet. E non si tratta di casi isolati. Quali modelli deve pensare la stampa su Internet per sopravvivere?

Internet: la stampa ora si paga

Dal 29 marzo prossimo il sito Internet de Le Monde non sarà più gratuito.
 
Solamente pochissimi articoli saranno consultabili on line, mentre la maggior parte sarà riservata ai soli abbonati. Dal mese scorso anche un altro quotidiano francese ha fatto la stessa scelta: Le Figaro ha optato per un’informazione a tre livelli, con un primo accesso gratuito per le news, e i successivi due paganti secondo i servizi richiesti. La decisione dei due quotidiani francesi si inscrive nell’onda della dichiarazione fatta da Robert Murdoch lo scorso agosto: “Il giornalismo di qualità costa, e un’industria che regala i suoi prodotti sta cannibalizzando il fare buon giornalismo”. All’epoca Murdoch pensava al Wall Street Journal, ma il primo passo è invece stato fatto il 25 marzo scorso da altri due suoi giornali. Da giugno prossimo gli inglesi Times e Sunday Times saranno a pagamento: una sterlina per la consultazione quotidiana, due per l’intera settimana, riporta il quotidiano inglese The Guardian.
 
La notizia è stata data da Rebekah Brooks, amministratore delegato del gruppo New International, che assicura che la scelta sarà applicata anche al Sun e al New of the World. La Brooks ha sostenuto: “Si tratta di un passo cruciale per fare i modo che il mercato delle notizie torni ad essere (economicamente) interessante. Siamo orgogliosi del nostro giornalismo e non ci vergogniamo di dire che ha valore”. L’onda dell’accesso a pagamento non finisce qui: il gruppo francese Hersant ha annunciato che le notizie sul sito Internet svizzero arcinfo.ch, che riunisce i giornali L’Express e l’Impartial, saranno a pagamento a più tardi a partire dall’inizio del 2011.
 
L’amministratore delegato di Hersant, Jacques Richard, ha così giustificato la scelta: “Il mercato pubblicitario non è in grado di sostenere le spese di un sito Internet”, e continua, “oggi nessuno guadagna su Internet, bisogna trovare una modo di renderlo proficuo”. John Humphrys, 63enne giornalista inglese, veterano della Bbc ha dichiarato, il 26 marzo su The Sun: “Il buon giornalismo si paga, così come paghiamo un idraulico per aggiustarci una fuga d’acqua”. Humphrys dichiara di spendere ogni anno oltre cinquecento sterline nella stampa. Il caso di Humphrys è ovviamente isolato. Quanti cittadini comprano più quotidiani al giorno? Quanti tutti i giorni?
 
Ed è ancora colpa di Google
 
E le voci contro Google sono sempre di più. Ancora una volta è Rupert Murdoch il precursore: nel novembre scorso ha dichiarato che i siti dei suoi giornali sarebbe scomparsi dagli aggregatori di notizie (Google News in primis) poiché questi ultimi guadagnano (in pubblicità) senza pagare per le notizie che, invece, per i giornali sono un costo. Stesso mese: la Fieg (Federazione italiana editori di giornali) ha denunciato Google Italia all’antitrust per, ancora una volta, Google News. L’accusa? Abuso di posizione dominante, creando una distorsione del meccanismo della pubblicità on line. Ed è ora il turno della Spagna: il 23 marzo Antonio Fernández Galiano, Presidente dell’associazione spagnola degli editori stampa (Aede) ha sostenuto la necessità che « Google News cambi completamente il suo modello economico ». Secondo Galiano: "Approfitta del lavoro e della crisi della stampa per guadagnare, non rispettando la legge che difende gli editori contro gli abusi dei guadagni di terzi in Internet".

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di Francesca Barca (sito) sabato 27 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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