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Infrastrutture e neokeynesismo spicciolo

Le teorie su come si esce dalla crisi ormai si moltiplicano, tra chi chiede l'uscita dall'Euro, chi sbandiera la Tobin Tax, chi la crescita ulteriore delle infrastrutture, nella speranza che il vecchio metodo keynesiano, tornato in voga dopo i disastri del monetarismo, funzioni. Ma un'economia affidabile necessita di uomini affidabili, non di decreti-legge o blande semplificazioni di teorie degli anni '30.

Le teorie di uscita dalla crisi (o di sopravvivenza all'austerity) ormai sembrano fioccare da ogni angolo del paese. Ormai anche il povero pastore di pecore ritornato a casa dopo il pascolo corre dalla moglie preoccupato domandandole, sull'uscio di casa, quale valore abbia raggiunto il famigerato Spread. Nulla di particolarmente sgradevole, e anzi forse neanche meritevole di biasimo, come è stato dipinto in alcune occasioni. Quello che invece fa alquanto innervosire sono gli autorevoli commenti, quasi fossero verdetti misterici, dati qua e là dai personaggi più svariati. Se in alcune università torna in voga Marx con tanto di segno di vittoria contro la teoria economica in crisi, in tutte le televisioni riappare quel neo-keynesismo blando e scolorito che tanto piace e fa sognare.

Innanzitutto si cita il concetto, alquanto vago tra l'altro, di crescita economica. Vago perché se calcolato tramite l'indicatore tipo, il Pil, può risultare fuorviante:

- Il Pil non indica la ricchezza complessiva ma quella prodotta annualmente. Quindi dice poco o nulla sul risparmio e quindi sull'impatto effettivo di politiche fiscali restrittive.
- Il Pil calcola anche la ricchezza prodotta in Italia ma poi destinata all'estero.
- Il Pil non permette alcuna valutazione sul fattore dell'ineguaglianza, quindi neanche dell'esatto bacino di coloro che vivono effettivamente in stato di povertà. Sottolineo inoltre che il concetto di povertà, per permettere un utilizzo fecondo nell'ambito italiano, deve riferirsi alla definizione datane da Franco Ferrarotti: “l'individuo e il nucleo familiare hanno mezzi sufficienti per vivere degnamente, anche se spese straordinarie o consumi non strettamente necessari al sostentamento possono essere soddisfatti solo in via eccezionale”1. Come si può tranquillamente notare, l'Italia è un paese povero. Questa particolare e desolante forma di povertà si chiama precariato.

Insomma qui crescita dice poco. Ma resta assolutamente stringente il ricorso, se fatto con criterio e un minimo di intelligenza, alla Crescita (stavolta con la C maiuscola ad indicarne una ritrovata dignità) come unico presupposto capace di permettere uno progressivo aumento del benessere di un paese. Almeno per chi prova una certa idiosincrasia per coloro che si mettono sul mercato elettorale con la faccia del Robin Hood di provincia. Se si ruba ai ricchi, tendenzialmente si da ai poveri oggi, per rendere poveri i loro figli, perché nessuno si azzarderà più ad esporsi, ad osare, per paura che alzando la testa se la troverà tagliata.

Insomma crescita sì, ma con criterio. E' da qui che si arriva al secondo punto, specificato nel titolo. Molti hanno proposto (l'ultimo è stato Gustavo Piga stasera su Porta a Porta) che si debba ricorrere alle Infrastrutture e al loro potenziale di attirare manodopera e quindi portare un aumento del consumo con tutti gli effetti che si possono immaginare. In special modo Piga parlava di manutenzione, ma più spesso si sente parlare di interventi atti all'aumento della presenza di infrastrutture sul territorio, quindi non di rinnovo delle strutture esistenti. Quello di Piga non è evidentemente neokeynesismo spicciolo. L'utilizzo che del povero Keynes viene fatto, però, non oltrepassa, spesso, la patina opaca del 'refrain' delle famiglie che non arrivano a fine mese. Ci si aspetterebbe qualche dubbio o del timore nell'entrare in quel cubo di rubik pieno di inquietanti effetti collaterali che è l'Economia Politica. Invece niente, la solita splendida faccia da schiaffi è tirata a lucido e incerata come di rito, nonché presentata da coloro che invece si fanno garanti di un realismo contro la casta, che a sua volta si definisce realista contro questi qui che sono solo qualunquisti, insomma, l'ennesimo gioco di specchi che non fa che ampliare un mondo decisamente angusto.

Questo neokeynesismo spicciolo, fatto di Infrastrutture e patrimoniali, di ritorno alla Lira e Tobin Tax, propone una visione distorta che, come memorabilmente Barnard ricordava a Travaglio riguardo alla sua “lotta anti-casta”, non lascia in eredità al paese che alibi e confusione, una confusione tale che delineare le responsabilità politiche rischia di divenire terribilmente complicato.

Perché insomma questa corrente non dovrebbe funzionare? Vogliamo forse lasciare il mondo in mano al neoliberismo? Certamente no. Non si tratta assolutamente di schierarsi con Keynes o Friedman. Si tratta di parlare in prospettiva e di superare la logica delle politiche-ricetta-perfetta. Quel che conta sono gli sguardi che si vedono per le strade, sempre più spenti e pieni di desolazione ogni volta che vengono tratti al di fuori della linea che li porta alla prossima cosa da fare nella mattinata. Punto. Quando si guarda a questo, viene da ridere a pensare che si voglia ancora costruire su un territorio devastato dall'urbanizzazione selvaggia sulla quale si è fondato l'arricchimento di questo paese. Cominciamo a guardarci allo specchio, sennò il colpo sarà ancora più forte.

Il sistema Italia condivide con alcuni paesi (Spagna, Grecia, Portogallo, etc.) non solo un debito pubblico fuori controllo, ma anche il motivo che questo debito lo ha costruito, mazzetta per mazzetta: assieme a tali paesi siamo tra gli ultimi negli indicatori su corruzione, spesa in formazione, spesa in istruzione, evasione fiscale e così via. Poi capiamo perché abbiamo governanti di questo genere. Il Sistema Italia ha vissuto su questo baratro per via della sua anima profondamente feudale, di cui il buon vecchio B., che ogni tanto riappare per farcelo ricordare, è stato il fenomeno più evidente e ingombrante. E' per questo che l'ipotesi di riempire il paese di tanti bei ponti sullo stretto è allarmante, invece che rassicurante. Vorremmo metterci in mano ai signori del cemento che hanno rovinato il nostro territorio con immobili di bassa qualità, costruiti con denaro illecito frutto di legami politici, dati con appalti truccati, per dare un lavoro di bassa manovalanza, neanche minimamente capace di dare sussistenza a chicchessia, aumentando la spesa statale per ottenere, se siamo fortunati, che questi fantomatici individui entusiasti di fare i muratori, riescano a pagare l'enorme quantitativo di tasse che il nostro paese offre ai pochi che sono disposti o capaci di pagarle. Vi sembra davvero una politica capace di risollevare questo paese?

Abbiamo bisogno di esseri umani, di uno scopo e di una volontà ed onestà capaci di trainare il paese fuori dal feudo, fuori dall'occupazione octroyée, disposta dal micropotere, che molto spesso è locale, fatto di uomini piccoli e di scarsa capacità. Citando ancora una volta Piga non abbiamo bisogno neanche di meno statali, forse, abbiamo bisogno di statali migliori. Questo necessita di uno sforzo collettivo che non si attua a forza di decreti-legge né con il partecipazionismo di ultima istanza che si porta in giro nei giorni festivi e poi sta incatenato in casa quando si devono prendere le decisioni che nel buio poi a questa etica urlata non fanno riscontro. Non serve cambiare il tracciato della propria esistenza dall'ufficio alla strada, ma agire in modo che durante quel tracciato non ci si debba vergognare di alcuna delle scelte fatte. E questo è un cambiamento che non arriverà (e guai lo facesse) dalle istituzioni. Ogni cittadino ha la sua strada e deve trovare le sue soluzioni. Il perché lo spiega l'articolo 4.2 della nostra Costituzione

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.Questo patto, degradato nel tempo a contrattualismo passivo tra governanti e governati, è prima di tutto un patto tra esseri umani, e preclude qualsiasi soluzione gerarchica in cui un individuo venga scelto per pensare al nostro posto, per poi essere abbattuto non appena ciò non risulti più economicamente vantaggioso. La coabitazione umana non necessita, anzi disdegna gli eroi, che presto o tardi cadono nel tentativo di assoggettare coloro che da essi sono stati salvati. Essa invece predilige chi è capace di uno sforzo progressivo, continuo e ostinato per assicurare a sé, a coloro che conosce e anche a coloro di cui non ha alcuna cognizione, una via per un'esistenza dignitosa e felice. Necessita, insomma, di coloro che, citando Don Luigi Ciotti, sono felici di spendere la propria vita a saldare la terra con il cielo. Non per utopia, ma per volontà.

 

 

 

 

1F. Ferrarotti, M.I. Macioti - “Periferie: da problema a risorsa”

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.93) 14 luglio 2012 19:10

    Mai dire Pil >

    Esponenti politici e dell’informazione si ingegnano ogni giorno a motivare i 460 punti di spread Btp-Bund tedeschi.
    Si va dalla negativa congiuntura internazionale alla ridotta disponibilità di credito, all’alto Debito accumulato dai governi passati, ecc.
    C’è perfino chi rileva i segni di attacchi speculativi finalizzati alla disgregazione dell’Euro.

    Sono passati quasi 8 mesi di governo Monti.
    Dopo il cresci ed il libera Italia è stato varato il dl sviluppo. Risultato.
    Ci siamo allontanati dal baratro e siamo finiti (parola di Monti) in un percorso di guerra durissimo, tampinati da un cratere che si sta allargando.
    Di fatto in soli 4 mesi il Debito è cresciuto di altri 51 miliardi.
    I 2,5 punti di calo del Pil corrispondono a 40 miliardi di ricchezza non prodotta.

    Tutti sanno che si ottengono prestiti più o meno onerosi in funzione della capacità di far fronte agli impegni. Napolitano ha segnalato che chi dovrebbe non discute mai di politica industriale.
    Unica cura è perseguire il rigore?
    Non è prova di rigore limitarsi a “scalfire” i 270 miliardi/anno “bottino” di evasione fiscale, corruzione e sprechi di denaro pubblico.
    Per contro una Tagliola Tributaria corrode da tempo il potere d’acquisto delle famiglie …

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