Pubblichiamo un articolo di Víctor de la Fuente, direttore dell'edizione cilena de Le Monde Diplomatique. La traduzione è di Andrea Meccia. L'articolo originale è leggibile a questo indirizzo.
Centinaia di migliaia di giovani scendono nelle strade a manifestare. È un qualcosa che non si vedeva dagli ultimi anni della dittatura (1). Gli studenti cileni, in tre mesi di corpose mobilitazioni, hanno trasformato la faccia del Paese e hanno messo il governo di destra di Sebastián Piñera in una posizione alquanto scomoda. La società cilena si è svegliata dopo due decenni nei quali è rimasta semiaddormentata, cullandosi nel pensiero che alle pratiche neoliberali non ci fosse alcuna alternativa. "Si sta chiudendo una fase della storia del Paese. Una fase che è iniziata più di venti anni fa e ha abbracciato cinque governi, e che nacque carica di speranze quando i cileni misero fine alla dittatura nel 1988. Guardando oltre i risultati raggiunti, la fase post-dittatura ha accumulato disperazione e frustrazione. Le promesse non realizzate hanno rafforzato una società profondamente ingiusta", cerca di sintetizzare un testo scritto da tre dirigenti di una nuova formazione di sinistra (2).
Che fine ha fatto l’esemplare 'modello cileno', 'il giaguaro dell’America Latina'? Se quarant’anni fa, quando il Paese era più povero, l’istruzione era gratuita, cos’è successo con lo sviluppo e gli alti indici di crescita? Che fine hanno fatto gli effetti del progresso? Queste sono le domande che si pongono gli studenti.
Il 28 aprile, preannunciando il gran movimento che si sarebbe manifestato a giugno, si è realizzata la prima mobilitazione nazionale degli universitari, provenienti da istituti pubblici e privati, contro l’alto livello di indebitamento di cui devono farsi carico per accedere all’istruzione superiore (3). A maggio hanno cominciato a farsi sentire venti di cambiamento quando trentamila persone hanno manifestato a Santiago, contemporaneamente migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città, contro il progetto HidroAysén, che prevede l'installazione di cinque mega centrali idroelettriche in Patagonia. Gli oppositori hanno reagito con rapidità in difesa dell’ambiente e rifiutando il gigantesco affare della multinazionale Endesa-Enel, associata al gruppo cileno Colbún. Questo progetto, appoggiato dal governo e dai dirigenti dei partiti di destra e della Concertación (4), fu approvato non considerando l’opinione dei cittadini, generando una forte ondata di protesta in tutto il Paese. Poco prima si erano affacciati importanti movimenti regionali, come a Magallanes contro gli aumenti del gas e a Calama per ottenere benefici concreti dalla produzione di rame nella zona, così come il recupero di terre e gli scioperi della fame da parte dei Mapuche. Successivamente si sono sommate altre rivendicazioni, i colpiti dal terremoto del febbraio 2010, destinati a vivere il loro secondo inverno in abitazioni di emergenza, i sindacati del rame che hanno paralizzato l’attività nelle miniere, le marce per il diritto alla diversità sessuale, ma senza dubbio sono stati gli studenti della scuola secondaria e gli universitari con massicci scioperi, manifestazioni e occupazioni di scuole, con la richiesta di istruzione gratuita e di qualità, coloro che hanno trasformato la situazione dando un’altra dimensione alle mobilitazioni e spingendo in un angolo il governo della destra.
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