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Immaginare

 

E' incredibile quanto l’immaginazione possa portarci a volte in dietro nel tempo e altre volte molto più in là, a scoprire tutte le innovazioni del futuro.

Molto spesso questa particolare e contorta caratteristica umana si manifesta sotto forma di sogni ma può essere anche vividamente pensata e studiata. I sogni si pensa possano essere una manifestazione irreale di ciò che il soggetto vorrebbe, quindi di ciò che desidera, mentre i cosiddetti “sogni ad occhi aperti” hanno il medesimo scopo ma sono molto più precisi, più studiati e possono anche essere ciò che il soggetto in realtà non desidera.

Si può pensare al fatto che quasi tutti gli adolescenti voglio diventare famosi come attori, calciatori o fare altri lavori simili, ma chi può dirci se in realtà è quello che realmente desiderano? Chi non ha mai pensato da piccolo (ma anche da adolescente) di fare il gol perfetto che permette di vincere una partita importantissima oppure di essere il protagonista di un fantastico film d’azione in cui l’attore compie dei gesti stupefacenti? Più o meno tutti.

Magari poi in realtà le persone sognano di diventare solamente il portiere di quella grande partita, di essere il preparatore atletico di quel magnifico calciatore o soltanto di poter assistere a quell’incontro dalla tribuna; il grande attore magari sperava di essere una comparsa nel film oppure di applaudire seduto su una poltrona mentre il proprio televisore proiettava le magnifiche azioni del protagonista.

A volte i nostri più reconditi desideri non sono così irraggiungibili: basta pensare che se tutti ci fossimo venduti l’anima per diventare calciatori o attori adesso il mondo sarebbe quasi del tutto deserto. 

Molti aspirano solamente ad avere una famiglia e un lavoro non troppo pesante che soddisfi più o meno tutte le esigenze; per altri invece il desiderio più profondo può essere quello di partecipare ad una semplice mostra provinciale, o meglio ancora vincerla; ad altri ancora, invece, basta semplicemente tentare di raggiungere una buona posizione sociale. Che si vinca o si perda non fa differenza, per queste persone l’importante è provarci.

Esiste infine un’ultima categoria, forse la più ambiziosa: si tratta di coloro che si muovono nell’ombra, vivono nell’anonimato e avanzano a piccolissimi ed impercettibili passi per raggiungere un obbiettivo troppo elevato, apparentemente.

Sono persone quasi sconosciute che non sanno in che posizione giocano (molto probabilmente non ne hanno una) ma che cercano in tutti i modi di rintracciarla chissà dove, in un mondo troppo grande per loro. Tutti siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è in noi stessi: alcuni lo fanno appena mettono piede nel mondo e vincono subito quello che è alla loro portata; altri invece la nascondono in attesa di mostrarla al mondo nel momento propiziatorio.

Sono proprio quest’ultimi che apparentemente non possono ottenere molto dai loro sogni ad avere maggiori possibilità di farcela. Sognare ad occhi aperti diventa, quindi, quasi un’abitudine data la loro apparente impossibilità di agire.

Personalmente amo immaginare. Lo faccio in continuazione. Forse è per questo che quando dormo non sogno quasi mai. Sulla via di casa, in treno, mentre mangio, mentre osservo il cielo in un momento di piacevole solitudine non ho neanche bisogno di chiudere gli occhi per aprire il mio inconscio ed ascoltare. Immagino allora di poter rimediare a degli errori commessi in precedenza, rivedo quella cattiva prestazione ad una partita importante e penso a come sarebbe andata se mi fossi impegnato di più, mi colloco al posto di grandi portieri che hanno commesso degli errori oppure si sono trovati dinanzi a difficili situazioni e provo a pensare a cosa avrei fatto io; altre volte immagino di poter essere l’unico a poter salvare tantissime persone tenute in ostaggio in una scuola e cerco di immedesimarmi nella loro mente per osservare come tante persone possano ammirarne una sola per il semplice fatto di averle salvate.

Sono piccoli momenti di piacere che alle volte possono anche cambiare un’intera giornata andata storta. Possono cambiarti l’umore, possono farti sentire meglio e, soprattutto, importante. Non importa dove mi trovo, non importa quando questo avviene e soprattutto non importa se mi troverò o meno in quelle situazioni perché l’unica cosa che conta è che quei desideri sono miei e possono anche essere banali, stupidi, ipocriti, falsi e irrealizzabili ma mai nessuno potrà permettermi di non immaginare! 

Questa è l’unica cosa che rende l’uomo libero: poter immaginare. Nessuno avrà mai la forza di convincermi che questi pensieri siano dannosi soltanto perché potranno anche generare in me un senso di nostalgia, In questo caso, ben venga la nostalgia, allora.

Immaginare mi arreca molti piaceri. Posso diventare quello che non sono o che non potrò mai essere, posso fare cose che in realtà non sono fattibili. È il mio mondo. Sono io il padrone di esso e al suo interno, con l’autorità conferitami dal mio inconscio, posso fare quello che mi pare. Un totale senso di anarchia psichica che a piccoli tratti risulta molto piacevole. 

Quando sono assorto nelle mie immagini sembra quasi che il mondo esterno non esista più. Il mio corpo continua a fare ciò che sta facendo ma la mia mente non risponde più. Se qualcuno da lontano mi chiama sembra quasi che mi sia destato da un sonno profondo, quasi un coma.Se cammino il mio corpo sembra quasi essere stato programmato per fare quello. È come un timer che scorre e fa tutto da solo: mentre ascolto il ticchettio sono libero di immaginare quello che voglio e una volta terminato, il timer suona per ricordarmi di uscire dalla mia strepitosa fase di piacere.

La maggior parte delle volte immagino di essere ciò che in realtà voglio più di ogni altra cosa: ed è estremamente fattibile. Sono un uomo maturo, che sa ciò che vuole in tutto e per tutto, sa chi deve amare e chi odiare, sa che il suo lavoro lo rende colmo di gioia, sa che a casa l’aspetta una moglie fantastica che lo ama ogni giorno di più e continuerà a farlo sino al resto dei suoi giorni. Un’altra cosa secondaria che lo appaga è l’uscita del suo libro che ha cominciato a scrivere da giovane: racconta della sua vita, dei suoi desideri, delle sue ambizioni lavorative e sentimentali ma soprattutto di ciò che vuole diventare. Subito dopo mi sveglio.

Nell’immaginario comune ognuno è il potente, il più forte, il giuda o il vate. Insomma qualcuno che possa cambiare le sorti di un’immaginaria situazione. In una delle mie fantasie più ricorrenti mi immedesimo nei panni di un capo. Non uno qualunque però. Sono il capo di una rivoluzione. Non è uno straordinario scenario storico, forse è qualcosa di più: la rivoluzione del quale sono il fautore e di conseguenza il capo è una rivoluzione artistica.

Mi immagino alla guida di un gruppo di giovani artisti stanchi delle convenzioni estetiche che le varie associazioni e comitati propongono con le loro mostre ed estemporanee. Io, quindi, sono il primo a rifiutarmi, a ribellarmi e a cercare di condividere con gli altri questo rifiuto. Giungiamo così all’evento al quale siamo designati ma, previa organizzazione, decidiamo di alzare le mani, posare colori e pennelli e di non dipingere. La folla guarda attonita il folle gesto tanto che dopo un quarto d’ora giungono i media. Ci sono numerose interviste durante le quali affermo il valore a tutti i livelli di questa rivoluzione e, di conseguenza, la fondazione di una nuova associazione che riunisce questi ribelli pacifisti. La rivoluzione ha effetti collaterali in tutta la provincia cosi che tutti gli artisti di ogni comune decidono di prendere analoghe decisioni e si procede anche col boicottaggio.

Una scena insolita per un umile ragazzo che sin’ora ha ricevuto solamente rifiuti e al quale non è mai stato permesso di esprimersi nella propria terra natia. Subito dopo mi sveglio e sono a casa. Capisco che la cosa è fattibile sotto quasi tutti gli aspetti.

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