Il voto degli italiani è ricco di indizi per inquadrare la società italiana e il suo contesto europeo. Il risultato non consente incertezze di giudizio. Se sulla titolarità della vittoria sono ammesse sfumature, sull’identità dello sconfitto non ci sono dubbi: il PD.
L’esito dell’ultima consultazione elettorale offre numerosi spunti di riflessione. Soprattutto per chi si occupa di comunicazione e mira a decifrare le nuove identità sociali per meglio comprendere e prevedere le tendenze della comunicazione digitale.
Avviare questa discussione è ancora più importante per chi, come ad esempio la comunità di mediasenzamediatori.org. si è impegnata in questi mesi in una articolata ricerca sul voto americano e sul fenomeno Obama.
Proprio dalla comparazione fra i due processi può venire una lettura innovativa.
Il voto italiano, del resto, è ricco di indizi per inquadrare la società italiana e il suo contesto europeo.
Il risultato non consente incertezze di giudizio. Se sulla titolarità della vittoria sono ammesse sfumature, sull’identità dello sconfitto non ci sono dubbi: il PD. Trovo davvero incomprensibili le contorsioni di chi tenta di consolarsi con l’aglietto, come si dice a Roma.
La sconfitta non è nemmeno tanto determinata dai dati numerici, sebbene il regresso di oltre sette punti percentuali e tre milioni di voti in dati assoluti, sono di per sé una sentenza inappellabile.
Ma a dare al tutto un tono perentorio è soprattutto il quadro generale che emerge dal voto.
Un partito d’opposizione, quale è il PD, anzi il partito antagonistico per eccellenza rispetto al leader del governo, come si è qualificato il partito di Franceschini, tutto può ammettere e tutto potrebbe discutere ma non di segnare un calo di circa un quarto del suo valore nello stesso momento in cui il suo avversario registra la prima delusione elettorale degli ultimi dieci anni.
Ed è esattamente questo che è successo: l’opinione del paese ha chiaramente arricciato il naso sulle qualità di statista del suo presidente del consiglio, ma altrettanto chiaramente ha fatto intendere che non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di guardare al nuovo partito formato da DS e Margherita per il futuro del paese.
Una sentenza senz’appello, che lascia davvero pochi spazi alla speranza.
Quali altre condizioni si devono auspicare per immaginare un’affermazione del PD?
Quali terremoti devono scatenarsi per attendersi un’inversione di rotta?
Il risultato delle europee, composto da voti espressi e astensioni, ci dice che il partito di centro sinistra non dispone di un’immagine autorevole e rassicurante per governare il paese. Soprattutto per il suo bacino elettorale potenziale. Sono gli elettori di centro sinistra che hanno bocciato questo PD.
Nonostante che dall’altra parte ci sia un personaggio come il cavaliere.
La bocciatura è a prescindere, come diceva Totò. Una bocciatura che investe sia l’area d’opinione che il mosaico degli interessi materiali e delle rappresentanze sociali che danno corpo e identità ad un partito.
" ... Oppure sono voti che entrano nel bingo di Di Pietro. Un gioco dove non si vincerà mai, ma siccome non costa nulla, anzi a partecipare si guadagna visibilità, allora diamoci dentro...."
Sarebbe ora che IDV guadagnasse visibilità, per ora ha sfondato solo in rete e col passaparola.
Ti faccio presente inoltre che, al di la della battuta, questo non è un gioco e non si deve voler vincere contro gli altri, si dovrebbe invece formare una forza politica affinchè tutti gli italiani vincano, ma nel PD non lo capiranno mai.
Loro vogliono vincere, hanno la vocazione maggioritaria, votano "si" ai referendum perchè sperano che quando arriverà il loro turno (ma quando?) potranno "comandare" loro, i dirigenti, non la base.
Degli italiani non gliene frega niente!...E la gente l’ha capito bene