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Il piano della logistica

Correva l’anno 2005 ed il paese (Italia) si trovava ad avere gravi problemi legati al mondo del trasporto e delle logistica.

Per cui il Ministro dei Trasporti decideva di chiamare a raccolta un gruppo di "esperti" per elaborare il Piano della logistica, che vedeva la luce nel gennaio 2006.

Un libro di 167 pagine che potete ancora trovare in rete. Sono passati cinque anni e cosa è successo? Niente. Esattamente "zero".


E oggi?
Il Ministro dei Trasporti ha deciso di chiamare a raccolta un gruppo di "esperti" per elaborare il PIANO DELLA LOGISTICA, che vedrà la luce il prossimo anno (2011) Saranno sempre 167 pagine? 

Ma intanto i problemi, come li risolviamo?
Beh, qualcosa è cambiato: sono aumentate le procedure burocratiche, sono aumentati i documenti da predisporre, sono aumentati i permessi da richiedere. Insomma gestire i trasporti è molto più complesso di quanto non fosse nel 2005.

Ed allora ecco le mie dieci proposte per risolvere SUBITO i problemi più grossi... a costo zero!
 
1. meno burocrazia 
(oggi come oggi gli operatori del settore sono subissati di carta: si va dall’obbligo di compilazione della scheda di trasporto alle nuove normative INTRASTAT, da procedure farraginose per l’emissione degli EUR-1 a disposizioni “speciali” legate ai rapporti con 73 Paesi del mondo considerati – solo dall’Italia! - come blacklisted). Purtroppo l’eccessiva “burocrazia” rende difficile, se non impossibile, lavorare e competere con gli altri Paesi dell’Europa.

2. cancellazione sconti autostradali 
(e trasferimento degli incentivi a ferro-strada e mare-strada). Gli interventi “statali” basati su “incentivi” sono sostanzialmente contrari al libero mercato. Si favorisce “uno” e, contemporaneamente, si sfavorisce un altro (magari concorrente). Hanno valore quando di intende favorire (ad esempio) l’ecologia. Se si incentiva il trasporto via mare oppure via ferrovia, togliendo camion dalla strada… Questa è una “politica” giusta. Ma destinare incentivi agli “sconti” autostradali quale significato logico avrebbe? Se poi gli “sconti autostradali” vanno a vantaggio dei grossi gruppi (e quindi penalizzano i “piccoli”) diventano totalmente controproducenti.

3. cancellazione albi (spedizionieri, autotrasportatori) 
Da tempo si parla di liberalizzazione e quindi di cancellazione degli albi professionali. Per quanto riguarda gli autotrasportatori abbiamo invece assistito ad un andamento al contrario: si è resa obbligatoria l’iscrizione all’albo e contestualmente la si è complicata alquanto, così da favorire, ancora una volta, i grossi gruppi svantaggiano i piccoli. 

4. regolamentazione pagamenti 30 giorni 
(recepire legge Europea!)
La legge (europea) c’è e solo l’Italia ancora latita. C’è stato un tentativo di renderla esecutiva ma ”solo” per una categoria, quella degli autotrasportatori, quasi a voler fare figli e figliastri. Sarebbe il caso di renderla finalmente esecutiva per “tutti”

5. semplificazioni doganali 
(a vantaggio A.E.O. ...!)

la dogana ha funzione di controllo e su questo non si discute. Ma se i controlli si trasformano in ritardi strutturali, alla fine chi viene danneggiato è sempre e solo colui che opera “correttamente”. Ci sono questioni irrisolte, come la possibilità di pagare i diritti doganali (all’import) con un bonifico bancario (a tutt’oggi bisogna richiedere l’assegno circolare in banca e “portarlo” personalmente in dogana. Nell’era di internet questa procedura è semplicemente anacronistica. I “controlli” sono spesso doppi quando non tripli semplicemente perché manca un coordinamento tra i diversi uffici preposti ai controlli. È necessario provvedere all’istituzione di un “ufficio” unico per le relazioni con l’utenza

6. concorrenza "sleale" delle Multinazionali 
(bisogna favorire le aziende italiane, con una attenzione particolare alle PMI)
ormai è evidente: le multinazionali che operano in Italia “tendenzialmente” spostano gli utili altrove (facilitati, in questo, da una legislazione troppo accondiscendente). Si tende a valutare positivamente il numero di posti di lavoro “creati” dalle multinazionali dimenticando che lo stesso lavoro potrebbe essere svolto da aziende “italiane” (magari anche PMI, o consorzi creati ad hoc). Quindi con numeri similari per quanto riguarda il numero degli occupati ma con vantaggi economici non indifferenti (le aziende italiane nonhanno la stessa possibilità – e facilità - di trasferire all’estero gli utili).

7. (mare) sviluppo progetto Mediterrano come hub 
se è vero che il Mediterraneo può diventare il “nuovo” centro di smistamento delle merci che si muovono da Est ad Ovest e viceversa (ad esempio dalla Cina al Brasile) ed anche per quelle che vanno da Nord a Sud e viceversa (ad esempio dall’Austria all’Egitto), tale vantaggio geografico non deve essere vanificato per tutto quanto elencato ai punti precedenti. Gli operatori del settore sono pronti per la sfida. 

8. (aereo) sviluppo progetto Malpensa come hub 
analoghe considerazioni (del punto precedente) valgono per i traffici via aerea. A tutt’oggi più del 50 per cento delle merci da o per l’Italia “transitano” per gli aeroporti del Nord Europa (Parigi, Londra, Amsterdam, Francoforte). Questo penalizza tutti gli operatori italiani del trasporto, ma anche gli italiani che vendono all’estero così come quelli che comprano. 

9. formazione: inserimento della materia (trasporti, spedizioni & logistica) nei nuovi istituti tecnici 
un aspetto positivo della nuova riforma scolastica è legato all’introduzione dei corsi di “trasporto”. Adesso bisogna rendere tutto funzionale.

10. infrastrutture (programmi/progetti a lungo termine) 
qui stanno i problemi più grossi ed irrisolti. Riuscire a sistemare i “9” punti precedenti già sarebbe un ottimo risultato. Per questioni “infrastrutturali” da programmare sul lungo termine, lascio ad altri di indicare proposte e soluzioni

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