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  Home page > Attualità > Economia > Il lato oscuro del capitalismo: l’irrilevanza del lavoratore
di Francesco Rossolini (sito) venerdì 11 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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Il lato oscuro del capitalismo: l’irrilevanza del lavoratore

Il lato oscuro del capitalismo: l'irrilevanza del lavoratore

Il lato oscuro del comunismo puro, lo abbiamo visto in tutti i paesi ex-comunisti, è l’appiattimento delle capacità individuali e l’annullamento della meritocrazia. Ci si spinge talmente avanti con il concetto di uguaglianza da renderla un’imposizione. La giusta uguaglianza nei diritti e nei doveri diviene, in maniera inaccettabile, uguaglianza imposta nelle potenzialità. Ciò si è dimostrato incompatibile con la naturale e sana, quando non è estremizzata, necessità dell’essere umano di distinguersi nel merito.

Il capitalismo, inizialmente percepito come pienamente meritocratico, è giunto invece ad un punto morto. La sua estremizzazione ha fatto sì che si venissero a formare dei soggetti economici, generalmente finanziari, capaci di controllare la grande maggioranza della ricchezza. La ricchezza è la base del capitalismo, un tempo ciò corrispondeva al lavoro ora non più e corrisponde alla finanza.

Per ogni dollaro prodotto dal lavoro la finanza ne crea almeno cinque. Il denaro è ora immateriale, un numero in un server, ma siccome il principio secondo cui niente si crea e niente si distrugge è quanto mai valido, ciò implica che il lavoro degli individui non è sufficiente a coprire la quantità di denaro creato dalla finanza e dato a prestito in modo da drogare il sistema. I consumi si sono retti negli ultimi dieci anni esclusivamente sul debito sub prime, termine che possiamo semplicemente spiegare come debito non rimborsabile.

In tutto questo processo il lavoratore ha perso sempre più rilevanza sovrastato dalla finanza. Non è più il lavoro a creare ricchezza ma è la finanza che crea l’illusione della ricchezza creando denaro che non c’è e dandolo a prestito a chi non riuscirà a rimborsare il prestito stesso, ma questo dopo aver spogliato il malcapitato insolvente di ogni possedimento.

Ora però che sempre più persone crollano sotto la montagna di debiti, soprattutto in USA ma il discorso vale per tutto l’Occidente, ora che gli insolventi sono una moltitudine il meccanismo inizia ad incepparsi. La finanza allegramente cerca di far ripartire il sistema creando altro denaro e dandolo nuovamente in prestito ad un livello che possiamo definire sub sub prime.

Questa è la spaventosa pochezza di prospettive culturali in campo economico che i grandi della finanza dimostrano di possedere. Essi sono imbrigliati nel paradigma e non hanno idea di come svincolarsi dalla sconcertante situazione che caratterizza l’Occidente.

Il capitalismo è divenuto un mostro non più controllabile. Continuare su questa strada, ovvero spingere al consumo sfrenato basandolo unicamente sul debito, ci porterà ad una catastrofe senza precedenti. Il crollo dell’intero sistema economico non è poi così lontano.

Gli USA, baluardo del capitalismo, hanno un debito pubblico reale, ovvero quello ottenuto aggiungendo anche i debiti dei singoli Stati, di circa 30.000 miliardi di $. Washington dichiara un debito pubblico di 12.433 miliardi di $ e già questo dato dovrebbe allarmare.

L’essere umano è ora al suo grado zero, lavora dieci ore al giorno chiuso in uno sgabuzzino, in compagnia di un PC, per pagare le rate delle casa, dove trascorre solo la notte, dell’auto, che utilizza un’ora al giorno, e del fantastico televisore ultrapiatto 3D, costantemente spento. 

di Francesco Rossolini (sito) venerdì 11 giugno 2010 - 0 commento oknotizie
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