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Il capitalismo oggi

Il capitalismo più che un’ideologia - come per esempio il comunismo - è essenzialmente libertà d’intraprendere. Ma anche questa, come tutte le libertà, non dovrebbe essere intesa senza limiti. I limiti possono essere posti in misura così stringente da avvicinare il capitalismo al suo estremo opposto, il comunismo, dal quale possono essere persino mutuati alcuni principi; nella fattispecie un certo grado di limitazione del diritto alla proprietà privata, limitazione che già esiste in alcuni paesi del mondo occidentale, laddove il diritto di proprietà trova dei limiti temporali, ad esempio in novantanove anni, o anche da noi, laddove il territorio e alcune proprietà denominate demaniali non sono accessibili al privato.

Detto questo, passiamo a considerare gli scopi che il capitalismo si prefigge di ottenere: accrescimento senza limiti del capitale, quindi profitto, fornendo al mercato una miriade di beni di consumo. Più ce ne offre e più ce ne fa desiderare, e tutto ciò che ci ha fatto acquistare fa in modo che rapidissimamente diventi obsoleto o non più di moda, senza motivazioni razionalmente sostenibili, provocando oltretutto problemi di smaltimento assai gravosi.

Quando i beni di consumo sono essenziali per il benessere dell’uomo, per affrancarlo dalla fatica, per garantirgli salute e benessere, abitazioni confortevoli e persino alcuni beni finalizzati al puro diletto necessari per la salute della psiche, ben venga il capitalismo; ma anche in questo caso, è opportuno porre alcuni limiti. Parliamo dei beni superflui, parliamo del consumismo sfrenato che oggi, perlomeno nel mondo occidentale, sta assumendo giustamente un significato negativo. Quando per la produzione di beni smaccatamente superflui e particolarmente costosi, si consumano ingenti risorse, sia economiche che ambientali, sarebbe cosa giusta gravare questi beni con tasse fortemente progressive allo scopo di disincentivarne produzione e acquisto.

Un modello di sviluppo sostenibile potrebbe essere quello dei paesi scandinavi dove tutti gli strati della popolazione sono raggiunti da un certo benessere, ma dove è molto, molto difficile arricchirsi in misura spropositata e quindi disporre di fortune tali da consentire scandalosi sperperi di risorse sia economiche che di territorio. Oggi vediamo molto spesso che la concentrazione di enormi risorse finanziarie in alcuni gruppi costituiti in varie forme societarie o in mano a singole persone, può arrivare perfino a minacciare le economie di interi stati nazionali.

Consideriamo il fenomeno piuttosto diffuso da noi delle seconde case, case vacanze. Di norma, vengono utilizzate nel periodo estivo, durante le ferie lavorative e le vacanze scolastiche, quindi per un mese all’anno. Mi domando se è cosa razionale impiegare un certo capitale per l’acquisto, sobbarcarsi ad una molteplicità di spese per la manutenzione, per canoni, oltretutto maggiorati, per lo smaltimento di rifiuti prodotti in un solo mese e pagato per dodici, per le imposte ecc. Ci sono interi paesi vacanza che si mostrano deserti per undici mesi all’anno ivi comprese le attività commerciali essenzialmente stagionali. Oltre ai costi per i proprietari, queste case vacanze, hanno costi tutt’altro che trascurabili per l’ambiente in quanto consumano territorio e non sempre fanno bella mostra di sé in quanto essendo disabitate per la stragrande parte dell’anno intristiscono l’ambiente. Tutto sommato, per le vacanze, sarebbe più conveniente usufruire dell’offerta alberghiera che tra gli altri vantaggi ci consentirebbe di affrancarci dall’obbligo di fare le vacanze sempre nello stesso posto.

E’ tempo che il capitalismo si ponga obiettivi etici, sociali oltre che economici: ad esempio, la felicità. La felicità che non è soltanto possesso di beni materiali. Oggi la tecnologia e non solo, ci ha abituati a considerare indispensabili una miriade di oggetti senza i quali ci sentiamo in difficoltà: l’automobile, nelle grandi città anche la moto o lo scooter, il cellulare, il PC fisso e portatile, la macchina fotografica digitale, il televisore, e via di seguito, tutti oggetti costosi per l’acquisto, impegnativi per la gestione. Oltretutto, l’esibizione spesso sfrontata di opulenza, da parte degli abitanti del mondo occidentale che sono una parte minoritaria rispetto ai sette miliardi della popolazione mondiale che spesso si trova al di sotto della soglia di sopravvivenza, ci attira l’odio delle teocrazie integraliste, odio che costituisce una minaccia incombente come una spada di Damocle sopra le nostre teste.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.155) 21 febbraio 2012 10:37

    Benissimo, peccato che quello che giustamente vorresti tu, non può chiamarsi capitalismo. Un capitalismo con quei limiti non è capitalismo. Chiamiamolo qualcosa—ismo. Il profitto è l’unico obiettivo, se lo limitiamo cambia il sistema economico (e questa è la speranza). E l’analisi sul comunismo mi sembra un pochino superficiale. Non posso aggiungere altro per limiti di tempo. Cordiali saluti.

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