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"Il Governo non si muove? Noi cominciamo a fare da soli", l’intervista di Severgnini a Patuano, ad di Telecom

Uno degli incontri più attesi del BlogFest, il raduno dei blogger che annualmente si tiene nella bella Riva del Garda era quello tra il giornalista del Corriere Beppe Severgnini e l'AD di Telecom Marco Patuano. Un incontro in cui Severgnini ha più volte voluto ribadire come non ci fossero domande preparate e che il confronto doveva essere schietto. La sala era piena e in attesa dell'inizio della discussione alcuni ragazzi mostravano in anteprima il funzionamento del 4G ai primi presenti in sala.

L'introduzione è stata di Sergio Fasano (Marketing director mobile broadband consumer Telecom), il quale ha spiegato in breve la nuova rete di quarta generazione per mobile, spiegando quali saranno i vantaggi (soprattutto in termini di velocità), per download e upload di dati così da poter scaricare e mettere in rete i propri dati più facilmente i propri dati.
 
Cinque minuti di spiegazione e poi la parola è passata a Severgnini che ha introdotto a modo suo l'AD partendo dal loro primo incontro e dall'insalata di riso coperta da stagnola e bottiglia d'acqua... Dopo un primo momento di rottura di ghiaccio, nessun convenevole e messa a proprio agio dell'intervistato Severgnini è partito subito dalla vendita La7 e dal conflitto di interessi che, nonostante l'uscita di scena di Mediaset, data in un primo momento tra le aziende interessate, sembra rimasto, a causa di una delle proposte, ovvero quella del gruppo Clessidra (l'altra è di Discovery): “Stiamo provando a venderla in tutti i modi, abbiamo creato, come sapete, un palinsesto di qualità ma abbiamo difficoltà ad assicurare alcune sinergie, cose che altri possono fare meglio. Per quanto riguarda il conflitto non c'è nessun problema dall'antitrust” ha risposto l'Ad, quindi nessun problema questa volta su possibili mire berlusconiane al terzo polo.
 
Il discorso non poteva non cadere subito sull'agenda digitale e sui ritardi d'attuazione (denunciati da più parti). Un ritardo e un argomento che toccano da vicino una delle maggiori aziende telco al mondo. Ed è preoccupato Patuano perché “è molto importante avere organi di governo a supporto” ma se questo non succede o avviene con ritardo “cominciamo a farle da soli le cose, ovvero facciamo la rete Lte. Sono certo che da dicembre inizieremo in alcune città a vendere rete a banda ultralarga e lo facciamo senza chiedere soldi a nessuno. Noi, insomma, nel frattempo partiamo” ribadisce l'Ad Telecom sottolineando, dietro precisa domanda di Severgnini che, certo, la pressione delle lobby c'è e non è indifferente dato “che si toccano interessi cospicui". Uno dei problemi principali però sfugge quando si tratta l'argomento: “Si discute molto di infrastrutture – ci tiene a precisare Patuano - e poco di normative opendata. Quindi anche se migliori la rete ma non puoi utilizzare gli opendata facciamo un passo indietro”. Infrastrutture e opendata, insomma, un percorso che andrebbe fatto contemporaneamente, ma che evidentemente non riesce a completarsi. Poi ci sono delle priorità come quella di “inserire programmi a breve termine nei distretti industriali piuttosto che sovrainvestire nelle solite 20 importantissime città. Investire nei distretti industriali: Triveneto, Friuli, Lombardia. Centro sud, questa è la priorità” continua l'Ad.
 
La discussione va via veloce, anche perché, come sottolinea più volte il giornalista tra il serio e lo faceto, bisogna chiudere per la partita del Milan. Partita che tornerà protagonista verso la fine della discussione. E tra wireless, citazioni di Ford e discussioni sulla domanda di beni ecco che Patuano dichiara che stanno ancora cercando di capire quando il 4G partirà, se subito prima o subito dopo Natale: “Apple – dice Patuano - deve farci capire cosa vuol fare. Loro sono concentrati sulle frequenze Usa. In Europa ci sono frequenze diverse e quindi mercati europei devono essere tarati correttamente” mentre per quanto riguarda gli Over the top (Yahoo, Google, Youtube) e il problema del pagamento delle infrastrutture, l'Ad è lapidario: “Se non ci fossero gli OTT farei fatica a vendere banda larga” stemperando eventuali polemiche.
 
Infine due stoccate, una per il Governo e una alla propria azienda. La prima è sulle normative che riguardano da vicino la sua azienda: “Servono regole che diano certezze, un orizzonte prevedibile sul quale si possano avere certezze riguardo il ritorno degli investimenti. Così i capitali privati possono essere investiti per creare infrastrutture che creino servizi pubblici. L'alternativa? Prendo soldi pubblici e faccio servizi pubblici” dice Patuano il quale non nega una responsabilità etica nei confronti del paese non solo da parte dei politici, ma anche degli imprenditori e della stessa Telecom nella gestione precedente. Riguardo al debito che grava sulle spalle dell'azienda Patuano ha riconosciuto come “Telecom abbia attraversato una stagione dove i propri comportamenti non erano quelli in cui mi riconosco. Non ci si può arrendere. È troppo importante per un'azienda come la nostra che è e sarà strutturalmente parte dell'Italia, tornare e impegnarsi di più con quella parte del paese che ti fa rendere orgoglioso quando la guardi. Faccio fatica ad assumere ma lavoriamo tantissimo con Università, ricerca, per favorire startup. Non dobbiamo arrenderci. Bisogna investire in quella parte d'Italia che ti fa sentire bene (…) tornare a fare innovazione. Per anni ci siamo disabituati a farlo. All'inizio fai fatica, certo... Lavorare su piattaforme innovative è una fatica quando i tuoi ingnegneri si erano disabituati. Ora, però, siamo considerati tra più innovativi al mondo nel cloud computing, ad esempio e siamo un esempio per molti”.
 
Ma la partita è cominciata, Patuano - al quale viene chiesto dal pubblico di comprare il Milan (sic) – ha un iPad sulle gambe che viene, però, “rubato” da Severgnini, il quale a stretto giro è costretto a un'ammissione. Dopo aver ribadito per l'ennesima volta la genuinità dell'incontro, infatti, ha dovuto “ammettere” alla fine che ha dovuto fare domande originali solo perché l'ufficio stampa Telecom aveva provato a mandargliene tre “ma erano bruttine”.

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