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Il Consiglio Comunale di Palermo non si "sbilancia"

di Francesca Scaglione

Era un fatto prevedibile. Il Consiglio Comunale di Palermo non riesce a trovare un accordo per approvare il misero bilancio della città. Ore 21 in punto, parte dei consiglieri è in aula per prendere la presenza e parlare dell’unica entrata economica che in tutta la serata verrà approvata, ovvero il loro gettone di presenza. E’ importante soffermarsi sul comportamento della maggior parte dei consiglieri presenti che durante tutta la seduta non fanno altro che sghignazzare e sfottersi come si trovassero in un’aula scolastica durante l’ultimo giorno di scuola. Quanto avrei voluto che tutta la città avesse assistito!

Siamo nelle mani di uomini del genere, che tranne pochissime eccezioni, meriterebbero di passare la vita a raccogliere arance dai nostri campi, non potendo aspirare ad altro. Interventi sconclusionati e sgrammaticati si susseguono nel disinteresse generale. Le pesanti assenze, quella del sindaco Diego Cammarata (sua entità) e dell’assessore al bilancio Carlo Vizzini, passano quasi del tutto inosservate. Nel caos generale approfitto per scambiare due parole prima con il consigliere Mimmo Russo, il re dei Pip e delle Cooperative nonché ideatore di uno degli slogan elettorali piu’ suggestivi “Aiutatemi a difendervi”(Mpa) poi con  Nadia Spallitta (gruppo un’altra storia).


La discussione con Russo verte dalla drammatica situazione di abbandono in cui versa Palermo all’emergenza idrica dello Zen, noto quartiere dell’estrema periferia palermitana. Le divagazioni e le lunghe litanie sulla povertà e sulla sua vocazione nell’aiutare i piu’ deboli (e qui torna utile lo slogan sopra citato) vengono interrotte dalla mia domanda sull’acqua: “Consigliere c’è chi dice che l’acqua allo Zen sia mafiosa”. Lui ridacchia, non sa cosa dire, farfuglia e un attimo dopo torna a parlare di povertà e di come abbia aiutato quella stessa mattina una donna regalandole 20 euro.
Non sono soddisfatta, cosi’ torno sull’argomento chiedendo a chi spetta risolvere il problema, dato che l’Amap se ne lava le mani (è proprio il caso di dirlo) e l’amministrazione non interviene in alcun modo. La risposta ha dell’incredibile, perché a risolvere il problema, tirando le fila, dovrebbero essere i cittadini. Bene ottima risposta. Riprende a parlare riguardo gli ex carcerati che vanno aiutati ad inserirsi e degli Lsu. A questo punto non posso trattenermi e gli domando perché quando si parla di emergenza lavoro ci si debba sempre riferire alle cosi’ dette fasce deboli e non si debba mai dare possibilità di inserimento lavorativo a tutti quei ragazzi che hanno un diploma o una laurea in tasca. Risposta ovvia che ricade sulla solita storia della povertà, che a giudicare dalle parole usate, sembra avvolta da una panatura di volgare politica clientelare.



Cosi’ gli domando proprio questo e a seguire chiedo se la situazione drammatica della disoccupazione non sia stata avallata oltre che dalla mafia, da un certo tipo di politica che ha costretto i cittadini a barattare i diritti con i favori, o favorendo le assunzioni di persone di dubbia provenienza nelle ex municipalizzate. Risposta accompagnata da un tenero sorriso: è vero è stato assunto qualcuno della cosi’ detta casta e infatti si dovrebbe evitare di farlo e bla bla bla. Grazie, prezioso contributo alla soluzione del problema. A microfoni spenti un’ulteriore considerazione mi butta nello sconforto. Riguarda la mafia. Mimmo dice che la mafia c’è stata sempre è solo che ora non guarda piu’ in faccia nessuno (si riferisce al pizzo), cioè prima la mafia agiva, secondo Russo, piu’ in stile Robin Hood, ovvero andava a chiedere soldi solo ai ricchi, oggi invece va da tutti e questo non va bene, perché giustamente la vita è cara e la gente si lamenta.

Nel frattempo da Sala delle Lapidi provengono urla, risate e ogni tanto sfuriate di scena del Presidente Campagna, che un secondo dopo esser diventato viola dalla rabbia, torna a ridere e fare il compagnone con tutti, mentre un consigliere del Mpa si alza per fare un importante intervento annunciando a tutti i presenti che essendo scattata la mezzanotte lo stesso Campagna compie gli anni, scatta l’applauso da parte dei colleghi. Ormai siamo alla frutta. Esco.

Fuori dall’aula mi avvicino a Nadia Spallitta, consigliere del gruppo “un’altra storia”. Accetta di buon grado l’intervista cosi’ iniziamo a parlare del Consiglio Comunale che ho voluto definire “opera dei pupi” proprio perché non ho trovato eufemismi migliori. Il discorso si fa serio quando si apre il tema scottante degli ingenti debiti delle ex municipalizzate, in particolare dell’Amia, la cui sorte è appesa ad un filo, dato che l’azienda grazie ad una scellerata politica di sprechi rischia il fallimento. Cosi’ tra ipotesi di dissesto finanziario per il Comune di Palermo e bilancio senza fondi da spendere per la città, chiudiamo il nostro breve dibattito e con grande sollievo mi rendo conto di aver sentito finalmente un discorso sensato e responsabile. Mentre cerco di fare il punto della situazione c’è aria di sospensione della seduta, cosi’ abbandono il campo e tristemente mi dirigo verso casa, mortificata e stanca, perché se è vero che gli amministratori sono lo specchio della città che rappresentano, voglio sperare di essere nata da qualche altra parte.

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