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Il finanziamento pubblico ai partiti

Gli sprechi dei partiti politici

Uno dei provvedimenti più discussi che il nuovo governo dovrebbe adottare non appena insediato è l'azzeramento dei finanziamenti pubblici ai partiti, che, in Italia, camuffati da "rimborsi elettorali" e senza controlli, hanno raggiunto cifre veramente scandalose.

Premesso che la nostra Costituzione riconosce i partiti come associazioni private, ma non parla di finanziamenti né di rimborsi, e che il 26 per cento degi Stati nel mondo non ne prevede alcuno (per esempio la Svizzera), gli altri Stati regolano detti finanziamenti in vari modi, talvolta anche complicati (v. Inghilterra). In genere i partiti ricevono finanziamenti anche da privati cittadini che possono usufruire, entro certi limiti, di sgravi fiscali, rendendo più leggero il contributo statale. Tutto ciò premesso, al fine di una più giusta valutazione del problema, è opportuno evidenziare anche gli sprechi che i partiti perpetuano col denaro pubblico.

Il "Corriere della Sera" di lunedì 11 corrente riporta un articolo su uno studio della situazione finanziaria del Partito Democratico, ordinato dal Sindaco di Firenze Matteo Renzi. L'articolo informa che da detto studio risulta che "i dipendenti del PD nazionale sono più di 180, tra quelli a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato: una pletora di segretarie, segretari, impiegate e impiegati, tutti remunerati, ad alcuni dei quali viene pagata anche la casa". L'articolo continua dicendo che "nel dossier in questione si trovano dei numeri impressionanti: 14 persone all'ufficio stampa del partito, tre persone addette solo a Rosy Bindi, che ha anche un aiuto alla Camera e una portavoce. Il meno importante dei dirigenti del PD ha almeno due segretarie e 3500 euro di stipendio". Infine l'articolo conclude: "Nelle ultime stime fatte, quelle del 2010, il partito aveva in Parlamento 102 dipendenti per la modica cifra complessiva di otto milioni di euro".

Se le cifre suddette sono vere, e non si ha motivo di dubitarne, sono solo un esempio (comune a tutti i partiti) di come viene usato il denaro pubblico, senza considerare gli sperperi vergognosi e i furti ricorrenti che sono un vero e proprio scandalo della nostra politica. Tutto ciò in un contesto di grave crisi economica e un mondo del lavoro con sette milioni di famiglie in difficoltà e quarantasettemila aziende protestate

Hanno dunque ragione un Renzi, un Grillo, e tutti coloro che sostengono l'abolizione di ogni tipo di finanziamento? E ancora, una domanda provocatoria: sono proprio necessari i partiti politici in una democrazia? 

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