Il consenso per una persona o per un’iniziativa si crea con la visibilità, una buona rappresentazione che susciti favore ed apprezzamento, ma soprattutto con la ripetizione dei passaggi televisivi.
Fino ad oggi i media di Berlusconi hanno funzionato come meccanismi pubblicitari. Un’attività che ha prodotto cultura, comportamenti e voti, all’insegna della convinzione e della persuasione, con esclusione di qualsivoglia atteggiamento arrogante o violentemente impositivo.
Ma quando Feltri su Libero ha pubblicato in prima pagina il seno nudo di Veronica Lario, colpevole di aver denunciato il “ciarpame politico” del Cavaliere, allora qualcosa è cambiato. L’ipotesi di una evoluzione negativa della politica mediatica del PDL ha cominciato a farsi strada.
Quando ha ripetuto la stessa cosa con Monica Guerritore, colpevole di aver dato pubblica voce alle posizioni di Veronica Lario in una recita ad anno zero, l’ipotesi si è consolidata ed il possibile si è trasformato in probabile.
Il caso Boffo e da ultimo il caso del giudice Mesiano, perseguitato dalle telecamere di Canale5, per aver condannato Mediaset ad un cospicuo risarcimento, hanno confermato la mutazione della politica mediatica del PDL
Questa, un tempo incentrata sul convincimento mediatico, oggi non disdegna l’utilizzo della minaccia e della violenza. Chi tocca il Cavaliere viene manganellato mediaticamente o preso in giro, con effetti dolorosi, sulla persona sul suo equilibrio psichico.
E poi l’arroganza del decreto "salva liste” per consentire la riammissione della lista del PDL Lazio, esclusa per un pasticcio combinato da gente del PDL. Otto sentenze hanno detto no alla riammissione! Otto sentenze hanno ribadito che il diritto dell’elettore non prevale sulla legge. Il diritto di elettorato attivo e passivo, si esprime nei limiti e con le modalità previste dalla legge.
Preclusa la strada del decreto, è stata avviata l’operazione "i gladiatori della libertà”, che, nell’ assemblea del 26 marzo, hanno esplicitamente detto: "il nostro intento è di far prevalere, in tutti i modi, la volontà politica dell’elettore”: E ciò in barba ad una sentenza consolidata del Consiglio di Stato che “ritiene nullo il voto dove è indicato un nominativo che non corrisponde a nessuno di quelli in lista, perché tale erronea indicazione costituisce segno di riconoscimento del voto”.
Dunque cinquemila volontari mandati nei seggi con uno specifico scopo: difendere dall’annullamento i voti espressi per quei candidati del PDL rimasti fuori dalla competizione elettorale del Lazio. Si cercherà di far casino appellandosi a qualche cavillo come quello suggerito dalla sentenza della Cassazione n.109, che ritiene il voto valido quando l’errore è dovuto ad ignoranza.