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I corsi e i ricorsi storici della finanza

Il capitalismo è sulla via del tramonto ?

Ad ogni scossone di borsa c’è sempre qualcuno pronto a porsi questa domanda: "E’ l’inizio della fine del capitalismo finanziario ?". C’è sicuramente molto di preoccupante in questa crack borsistico, ma dire che si tratti di qualcosa di veramente nuovo nel panorama mondiale non è esatto. Le crisi borsistiche sono un dato di fatto nella storia economica dell’Occidente. E le ripercussioni negative vengono registrate periodicamente, senza che nessuno si faccia prendere dal panico. Pochi si ricordano allora della tempesta che si scatenò contro le Casse di risparmio americane alla fine degli anni ’80, e che costò alle Finanze americane il 3% del Pil annuale. Con il piano di salvataggio presentato dal segretario al tesoro, Paulson, i 700 miliardi di dollari stanziati corrisponderanno ad un valore equivalente al 7% del prodotto interno lordo. La differenza c’è ma non è poi troppo eclatante. Semmai preoccupa il fatto che gli americani dopo questa cura si indebiteranno ad un livello paragonabile a quello del 1954, epoca in cui venne varato il piano Marshal.

Se le banche Usa sono in difficoltà, non lo stesso dovremmo dire di quelle Giapponesi. Anche qui un parallelo non guasterebbe. La seconda metà degli anni ’80 rappresentò per gli istituti di credito nipponici un momento piuttosto critico. Oggi vediamo quelle stesse banche riacquistare un alto profilo. L’asset europeo di Lehman Brothers e quote della Stanley Morgan sono divenuti i loro primari obiettivi.

Tra gli eventi che si ripetono nella storia c’è anche quello delle ristrutturazioni aziendali. Ci ricordiamo di quelle massicce compiute negli anni ’90 in America ed in Europa. Adesso si ritorna a parlarne e sono molte le aziende che hanno avviato fusioni ed incorporazioni.

La dinamica sembra sempre la stessa: crack borsistico-piano di salvataggio-fusioni aziendali. A questo dobbiamo aggiungere un altro tassello, ovvero il necessario intervento di chi dalle crisi ha sempre guadagnato e che spesso viene liquidato con l’epiteto di "squalo". Nel 1929 era stato Henry Ford a trarre i massimi benefici, stavolta un serio candidato appare il miliardario Warren Buffet. Sfruttando al massimo la crisi della Goldman Sachs, ha acquistato cinque milioni di dollari di azioni privilegiate di quella banca, remunerate al 10% annuale senza un termine di scadenza, e riservandosi la possibilità di esercitare il diritto di conversione in azioni ordinarie ad un prezzo iper favorevole.

I corsi e ricorsi nel mondo della finanza stanno a dimostrare che il sistema capitalistico, nonostante le crisi che ne minano le fondamenta, è vivo e vegeto. Ma sarebbe davvero un peccato gettare alle ortiche la possibilità di riformarlo, ora che vi è l’opportunità di farlo. Più che mandare in galera i banchieri di Wall Street, cosa che chiedono a gran voce la maggioranza degli americani, ci si dovrebbe mettere d’accordo una volta per tutte su alcune regole di comportamento valide universalmente.

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