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I contadini colombiani in rivolta contro le multinazionali

Migliaia di persone sono scese in piazza, nelle principali città della Colombia, per protestare contro il Pacto Agrario Nacional, la riforma varata dal governo di Juan Manuel Santos, che prevede anche un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. 

L'accordo, denunciano i campesinos, privilegia le multinazionali, a scapito delle piccole produzioni e dei coltivatori diretti.
 
 
Lo sciopero nazionale agricolo, dichiarato dai lavoratori del settore lo scorso 19 agosto, ha ricevuto la solidarietà trasversale di altre categorie: studenti, insegnanti, operai e altri lavoratori hanno manifestato insieme ai contadini. 
 
Un silenzio assordante, invece, si è registrato sulla stampa nazionale, dove è quasi impossibile trovare notizia di sviluppi e motivazioni della protesta.
 
Il 29 agosto, a Bogotà, un'imponente manifestazione ha bloccato il centro della Capitale. Nel pomeriggio, dopo un corteo assolutamente pacifico, sono scoppiati violentissimi scontri tra polizia e manifestanti. Il bilancio ufficiale parla di 2 morti e 200 feriti, ma è difficile, col caos che è seguito, fare una conta reale dei danni.
 
Come riporta Il Fatto Quotidiano, "la Mesa nacional agropecuaria y nacional de interlocución y acuerdo – che riunisce tutte le organizzazioni agrarie – ha denunciato 660 casi di violazione dei diritti umani, 485 feriti, 12 contadini uccisi e 262 arresti".
 
Numeri che fanno paura, e ai quali si aggiungono le ingiustizie perpetrate tramite l'Ica, Istituto agrario colombiano, che il 26 agosto ha sequestrato oltre 70 tonnellate di riso ai contadini di Campoalegre, un villaggio non lontano dalla Capitale. La motivazione addotta ("pericolo igienico-sanitario") nasconde la ritorsione di un governo che punisce i lavoratori che non intendono piegare la testa.
 
Ma la protesta dei campesinos, malgrado la brutale repressione, non sembra destinata a fermarsi. 
 
 
Foto: Sibci

 

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