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  Home page > Attualità > Mondo > Honduras, il golpe dimenticato
di Annalisa Melandri (sito) martedì 26 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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Honduras, il golpe dimenticato

Il golpe avvenuto in Honduras il 28 giugno scorso, che ha deposto e cacciato dal paese il presidente democraticamente eletto nel 2006 Manuel Zelaya, e che ha visto l’insediamento manu militari di Roberto Micheletti (dello stesso partito di Zelaya, il Parito Liberale) che ricopriva la carica di presidente del Congresso Nazionale, è stato oramai di fatto legittimato con le elezioni del 30 novembre, realizzate in un clima di paura e di tensione, tra repressione, detenzioni arbitrarie, omicidi, e senza la presenza di osservatori internazionali.
 
Porfirio Lobo  è il nuovo presidente del paese e si insedierà formalmente il 27 gennaio prossimo. Il governo uscente del golpista Roberto Micheletti e il nuovo esecutivo stanno tentando di conquistare adesso agli occhi miopi della comunità internazionale un volto democratico che convince veramente poco. E nel frattempo tentano di salvare gli autori materiali del golpe garantendo l’impunità sia a Roberto Micheletti (che proprio in questi giorni è stato nominato dal Congresso deputato a vita per i suoi 28 anni di lavoro svolti per il paese), sia ai generali delle Forze Armate che sono sotto accusa da parte della Procura Generale per “abuso di potere” e “invio in esilio” del presidente deposto Manuel Zelaya (la Costituzione del paese infatti vieta esplicitamente di mandare in esilio cittadini honduregni). I militari rischierebbero in caso di condanna pene irrisorie che vanno dai 3 ai 5 anni di carcere.

Manuel Zelaya, dall’ambasciata brasiliana dove si trova tuttora, denuncia che il Procuratore Generale Luis Rubí con questo provvedimento “appoggia l’impunità dei militari accusandoli di reati minori e di abuso di potere e non per i gravi delitti che hanno commesso” e cioè “tradimento della Patria, omicidio, violazione dei diritti umani e torture al popolo” . Secondo Zelaya è chiaro inoltre che “ciò che si sta mettendo in pratica sono gli atti preliminari per ottenere l’impunità dei militari e lasciare senza condanna gli altri autori materiali e intellettuali del colpo di Stato militare”.

Andres Pavón, presidente del Comitato per la Difesa dei Diritti Umani (Codeh) ha ricusato formalmente il giudice in quanto “si è sostenuto e si continua a sostenere che è totalmente evidente che la rottura dell’ordine costituzionale in Honduras, avvenuta tramite un colpo militare di Stato, si è realizzata con la partecipazione e l’avallo diretto della Corte Suprema di Giustizia”.

In Italia, a parte le sporadiche notizie di agenzie che si leggono in rete sulle vicende più propriamente politiche del paese centroamericano, il golpe è stato completamente dimenticato e quindi legittimato e perfino uno dei pochi spazi informativi onesti rimasti, Radio Tre Mondo, lo ha “ratificato” recentemente, intervistando Carlos Lopez Contreras, ministro degli Esteri del governo golpista.


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di Annalisa Melandri (sito) martedì 26 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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