
Manuel Zelaya, dall’ambasciata brasiliana dove si trova tuttora, denuncia che il Procuratore Generale Luis Rubí con questo provvedimento “appoggia l’impunità dei militari accusandoli di reati minori e di abuso di potere e non per i gravi delitti che hanno commesso” e cioè “tradimento della Patria, omicidio, violazione dei diritti umani e torture al popolo” . Secondo Zelaya è chiaro inoltre che “ciò che si sta mettendo in pratica sono gli atti preliminari per ottenere l’impunità dei militari e lasciare senza condanna gli altri autori materiali e intellettuali del colpo di Stato militare”.
Andres Pavón, presidente del Comitato per la Difesa dei Diritti Umani (Codeh) ha ricusato formalmente il giudice in quanto “si è sostenuto e si continua a sostenere che è totalmente evidente che la rottura dell’ordine costituzionale in Honduras, avvenuta tramite un colpo militare di Stato, si è realizzata con la partecipazione e l’avallo diretto della Corte Suprema di Giustizia”.
In Italia, a parte le sporadiche notizie di agenzie che si leggono in rete sulle vicende più propriamente politiche del paese centroamericano, il golpe è stato completamente dimenticato e quindi legittimato e perfino uno dei pochi spazi informativi onesti rimasti, Radio Tre Mondo, lo ha “ratificato” recentemente, intervistando Carlos Lopez Contreras, ministro degli Esteri del governo golpista.
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