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di Camillo Pignata martedì 8 maggio 2012 - 1 commento oknotizie
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Hollande: il ritorno della politica

La politica è occuparsi dei bisogni della gente. Per questo la vittoria di Hollande che, nel suo programma, parla di pensioni, della giustizia sociale e promette di battersi per la fine del rigore senza crescita, è la vittoria della politica sull’antipolitica, quella delle banche che guarda ai numeri, ma non alla gente.

Si fa un gran parlare di politica e di antipolitica. E spesso si sente dire che nel Paese spira un vento di antipolitica solo perché la gente critica i partiti. Ma non è questa l’antipolitica. Questa è la reazione di un popolo che si sente abbandonato dai suoi rappresentanti, impegnati nella cura dei problemi economici e processuali di qualche premier o nella costruzione del consenso, più che nella ricerca della soluzione dei problemi del Paese. Con Monti al Governo, l’antipolitica ha assunto una dimensione europea, per cui si identifica nel rigorismo finanziario, privo di anima.

La Merkel e Sarkozy impongono all’Europa una linea rigorista, fondata sulla quadratura del bilancio, ma non sui bisogni della gente, una linea sul pareggio di bilancio statale in costituzione che travolge la funzione sociale dello Stato. Se poi la democrazia greca va in frantumi perché la BCE presta i soldi alle banche ma non agli stati, se nascono partiti neonazisti, se la gente si suicida perché non trova lavoro o per una cartella esattoriale che non può pagare, poco importa: l'importante è che si riduca il debito pubblico e che i conti stiano a posto. Tutto ciò si chiama antipolitica.

La reazione della gente europea all’antipolitica non si è fatta attendere e si è espressa in Grecia con la sconfitta dei partiti che avevano accettato la politica rigorista della Merkel ed il successo delle forze politiche che l'hanno osteggiata. In Francia, invece, con la vittoria di Hollande, che è stata piuttosto la sconfitta di Sarkozy che aveva appoggiato il cancelliere tedesco.

In Italia la reazione popolare si è espressa con l’astensionismo al 35%, il tonfo del PDL e Terzo polo, il ridimensionamento del PD che appoggiano il governo Monti che ha affiancato il premier tedesco ed il successo di Grillo che lo ha contestato, con la rabbia della gente contro i partiti, chiamata genericamente e superficialmente antipolitica.

Ma non si può confondere il populismo con l’antipolitica. E’ populismo tutto ciò che denuncia i problemi, ma non esprime soluzioni e proposte; tutto ciò che non si cala nella realtà con le sue sfaccettature e le sue complessità. Ma Grillo ha espresso solo ricette facili: no all’euro, no al rigore, sì alla lotta contro il potere finanziario senza tradurre tutto ciò in proposte cui vengono specificati il ruolo del rigore e della giustizia sociale e dei criteri selettivi della crescita, investimenti o spesa corrente. Anche i partiti della maggioranza, si sono ben guardati dallo specificare il tipo di crescita che vogliono per il Paese e, come i grillini, hanno paura di parlare di ideali e di speranze.

Ma la politica è anche tutto questo, perché i bisogni della gente non si soddisfano con ricette facili e generiche. Quando Hollande parla di pensione a 60 anni e di giustizia sociale, pensa alla vita delle persone. Quando parla di libertà, uguaglianza e laicità come valori introduce, nell’aridità delle cifre, la passione degli ideali. Quando dice che ogni generazione deve vivere meglio di quella precedente, parla di sogni e di speranza, parole di cui avevamo perso il ricordo. Per questo la vittoria di Hollande è la vittoria della politica sull’antipolitica, che guarda ai numeri, ma non alla gente.



di Camillo Pignata martedì 8 maggio 2012 - 1 commento oknotizie
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