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Ho deciso. Vado a convivere col mostro

Si ricomincia a parlare di mostri. Per certi versi è un buon segno. Se ne parla in primo luogo sulla stampa, anche se solo per stigmatizzare alcuni programmi televisivi. Ma il mostro fa audience e, comprensibilmente, aiuta a vendere tant’è che l’ultima fatica musicale di Ligabue ha come titolo Arrivederci mostro!.
 
Certo, non tutti i mostri sono uguali, e non mi riferisco qui solo al loro aspetto fisico. Non è mia intenzione accostare l’opera del Liga ai pigmei ed alle donne barbute dello Show dei records di canale 5. Non si potrebbe, perché ogni mostro lo è singolarmente e non mi risulta che vi sia qualche mostro più mostro di altri. Dicevo che parlare di mostri è buon segno anche se per certi versi un segno ambiguo. Il mostro è nello stesso tempo mitologia e scienza, esso è il costante legame tra il racconto e l’anatomia patologica. Il mostro è rappresentazione mediatica, quello da sbattere in prima pagina. Il mostro si scopre ma si crea anche. Il mostro sfida le leggi della fisica, perché una volta creato non si distrugge più. L’aspetto esteriore ne è una delle caratteristiche ci confermano, come tra l’altro, gli studi lombrosiani.
La parola mostro ha, come noto, etimologia latina, è qualcosa di straordinario, ma contro natura, a cui veniva, nell’antichità, affidato il compito di premonizione, di avvertimento di una imminente volontà divina. Ma è solo a partire dal 1600 che i mostri lasciano la mitologia per divenire reali. E questo lo si deve in parte a Cartesio ed al suo rifiuto di considerare la natura come “divinità”. La violenta rivoluzione paradigmatica di quel periodo vede sulla scena prima Copernico, poi Galilei e Newton. La concezione della natura cambia profondamente, essa ora è governate dalle ferree leggi della fisica e della chimica. Ma al macrocosmo corrisponde anche il microcosmo, a quello dei fisici si assomma anche il lavoro degli anatomisti e fisiologi, che si concentreranno sul funzionamento del corpo umano, ed in primo luogo sulle pratiche di sezionamento dei corpi e sulla scoperta dei meccanismi della circolazione sanguinea.
 
Diventa così possibile spiegare tutto, e tutto è governato da precise leggi scientifiche. Anche i mostri, che diventano una branca specifica della patologia umana e animale, la teratologia. Questo avviene solo due secoli dopo in Francia, grazie all’impegno di Étienne Geoffroy Saint-Hilaire e di suo figlio Isidore Geoffroy Saint-Hilaire che negli anni trenta del 1800 scrivono "L’histoire générale et particulière des anomalies de l’organisation chez l’homme et les animaux". Grazie ai progressi delle scienze mediche i mostri perdono il loro aspetto divino, essi possono essere esplorati ed analizzati in quanto anomalie. Étienne Wolff, a metà del 1900 scriverà, poi, un testo espressamente dedicato alla Science des monstres.
Il tema del mostro, bizzarramente, è comune alla credenze mitologiche e al positivismo, in entrambe la sua presenza è, comunque, un fattore di disturbo e di rottura. E quando il mostro non c’è, allora lo si costruisce, come nel caso del mostro di Frankenstein di Mary Shelley, romanzo datato nella prima metà dell’800. Frankenstein nasce proprio da studi anatomici portati all’eccesso, dalla ricomposizione di parti di corpi umani. Una volta sfuggito al suo creatore, il male e il bene da lui compiuto vengono comunque rifiutati, ciò che prevale è la sua natura , non ciò che questi realmente fa.
 
Sempre di quegli anni è la fiaba di Andersen, La sirenetta. Qui si tratta di un essere metà donna metà pesce, che vive la sua contraddizione fino ad accettarne le estreme conseguenze. É uno di qui casi particolari di contaminazione tra specie viventi diverse. Un essere sostanzialmente doppio, come il mitologico Centauro, nato da una relazione impossibile tra un uomo e una divinità.
 
Il mostro è dunque l’essere ambiguo per eccellenza. Come frutto di una metamorfosi incompiuta ha bisogno di essere descritto, ed anche raffigurato, per poter essere pienamente immaginato. La sua rappresentazione ci richiama sempre a nuove forme e caratteri. Le differenti genesi, biologiche, soprannaturali, fantastiche, sembrano però, fino ad oggi, non aver pienamente spiegato la sua natura e la sua funzione.
 
Questo vale soprattutto nel mondo degli adulti. I bambini contemporanei, forse i più pragmatici di tutti, ci giocano insieme e danno loro dei nomi simpatici. Preferiscono farseli amici e compagni di gioco. Ridendo così del loro aspetto che, la fantasia infantile, ha intelligentemente reso ridicolo.

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