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 Home page > Tribuna Libera > Guida di sopravvivenza in ambito sessista: nostalgia del passato?

Guida di sopravvivenza in ambito sessista: nostalgia del passato?

Il settimo punto affrontato dalla guida di sopravvivenza in ambito sessista, toma 2, parla dell'affermazione secondo la quale il femminismo avrebbe fatto danni. Tende a legittimare l'idea che gli uomini e le donne devono avere posti predefiniti, che le rivendicazioni risalgono al 1960, che le rivendicazioni vengono da una minoranza, che le femministe hanno reso tutto più complicato.

Forza con gli stereopiti: le femministe hanno creato il concetto di dominazione maschile. L'uomo al lavoro e la donna a casa, niente di meglio! Ha funzionato durante secoli, le donne non hanno guadagnato niente con il femminismo. Il femminismo riguarda una minoranza, spesso di lesbiche. Gli uomini non sono d'accordo. Gli uomini hanno perso la loro identità.

Bisogna decostruire il mito. Perché si crede che prima era meglio? Spesso coloro che hanno la nostalgia del passato, nello stesso tempo sono infelici di fronte al mondo attuale. Ma, la nostalgia, anche usata nella pubblicità, non fa riferimento ad un periodo preciso. Spesso cerca un capro espiatorio. Il riferimento ad un evento del passato è influenzato dalla memoria selettiva, che non è obiettiva. Entra anche in gioco la memoria collettiva, neanche obiettiva. Orbene la memoria collettiva, secondo Denis Peschanski, l'insieme delle rappresentazioni sociali del passato in una società precisa, si trasforma col il tempo e l'attualità. La memoria collettiva e la memoria individuale hanno un'influenza reciproca.

Strano, no? Si parla di anni gloriosi (dal 1950) quando il tenore di vita andava crescendo, ma non si parla delle guerre coloniali. Si tratta della crescita (dal 1960) senza parlare dei rischi al lavoro, eppure nel 1962, in Francia, ci sono stati 2100 decessi al lavoro, molto di più che nel 2012 per una popolazione attiva molto minore. Si dimentica che sono stati raggiunti le limiti ecologici.

Guardiamo un po' la realtà dei diritti e delle discriminazioni "prima"! Discriminazioni: bisogna farsi delle domande su quando le donne hanno potuto frequentare l'Università, quando hanno potuto godere del loro stipendio, quando hanno avuto il diritto di voto, quando hanno potuto aprire un conto bancario da sola, quando si è cominciato a parlare di stupro coniugale, quando l'omosessualità non è più stata considerata come una malattia mentale, quando i padri non avevano il diritto ad un congedo parentale, quando è arrivato il matrimonio per le persone omosessuali, bisogna sapere che un datore di lavoro poteva licenziare per motivo di gravidanza, che il reddito di disoccupazione dipendava dal sesso, che una donna tornava ad essere minore con il matrimonio, ...

Volere un'uguaglianza tra uomini e donne non è moderno. Nell'Antichità esisteva già. Ci sono sempre stati persone che hanno rimesso in questione l'educazione disuguale. Euripide dimostra una simpatia unica verso le donne e fa dire a Mélanippe: "Sono una donna, si; provvista di intelligenza". Aristotele fa anche apparire Mélanippe come una donna che fa un discorso filosofico. Marco-Aurelio ha permesso alla donna di divorziare e di sposarsi di nuovo. Nel Medioevo le donne avevano una decisione nello sviluppo delle città. Potevano lavorare indipendamente o nelle corporazione, potevano essere medici. Dal secolo XIII, i diritti delle donne vanno indietro in tutta l'Europa occidentale. Bisogna aspettare il secolo XVI per vedere un corrente filosofico difendendo l'uguaglianza tra i sessi, con il filosofo François Poullain de la Barre ed i suoi libri. Nel 1791, Olympe de Gouges ha scritto la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della CIttadina. Ha anche condannato i massacri del 1792.

Spesso si attribuisce la paternità della parola "féminisme" a Charles Fourier, il filosofo. La parole "féministe" è attribuita a Alexandre Dumas figlio nell'"Homme-femme" del 1872. Si deve aspettare il 1882 per ritrovare la stessa parola con Hubettine Auclert, giornalista e militante.

In teoria la storia del femminismo è divisa in tre periodi: la fine del secolo XVIII e l'inizio del secolo XIX con le prime rivendicazioni del diritto civile e politico. La seconda inizia nel 1960 fino al 1980, girata verso la disuguaglianza nelle leggi, la cultura ed il ruolo della donna nella società, con la liberazione sessuale. La terza risale al 1980 con i concetti di "empowerment" o capacità dell'essere a riprendere il controllo della sua vita ed il suo libero-arbitrio.

Françoise Beck

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