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Governo: il "no" di Mattarella a Savona | Il regime che c’è e quello che verrà

Da giudice della Consulta, Mattarella si è mosso secondo modalità che non è facile capire e giustificare a livello etico. Dopo aver dichiarato incostituzionale la legge elettorale del leghista Calderoli, ha accettato, infatti, di farsi eleggere Presidente della Repubblica da un Parlamento figlio di quella legge. 

Un Parlamento, quindi, privo di legittimità morale. Né, dopo la sua elezione, ha poi sciolto le Camere su cui pesava come un macigno la sua sentenza. Oggi rifiuta di nominare ministro un economista che gli è stato proposto, come prescrive la Costituzione, da un Presidente a cui ha dato l’incarico di formare un governo. Un uomo, si badi bene, che è già stato ministro in un governo presieduto da Ciampi e che ha la piena legittimità giuridica e morale per assumere il suo incarico.
E’ vero, la Costituzione assegna a Mattarela il compito di nominare i ministri che gli vengono proposti, ma non è scritto da nessuna parte che un governo si debba formare in coincidenza con le opinioni politiche del Presidente della Repubblica e nemmeno che debba impegnarsi al rispetto di trattati internazionali che la maggioranza parlamentare, regolarmente eletta, ha scelto programmaticamente di mettere in discussione. Gli elettori, infatti, l’hanno eletta proprio perché vogliono che lo facciano.
C’è bisogno di dirlo? Un Presidente della Repubblica non può giudicare e contrastare ciò che il popolo sovrano ha deciso votando. Di quel popolo, infatti, egli è solo al servizio.
Ciò che sta accadendo in questi giorni dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che in Italia la democrazia è moribonda e poiché a ogni azione corrisponde fatalmente una reazione, è sempre più evidente: il regime che tenta di sopravvivere a se stesso, sta rinforzando pericolosamente gruppi politici già di per sé pericolosi.

Il rischio è che si torni a votare e gli elettori, giustamente inferociti, regalino a Salvini e soci un consenso così largo, che il nuovo regime sarà peggiore di quello che avremmo, se Mattarella si limitasse a fare semplicemente ciò che la Costituzione gli impone. E per favore non tiriamo fuore Einaudi e Previti: la situazione è troppo seria per raccontare barzellette.

Ps: Dopo la decisione aberrante di Mattarella, sui social si è scatenata la caccia al… precedente. Naturalmente sono casi che non hanno nulla da spartire con quello attuale. E’ necessario perciò essere precisi.

Nel 1979 Pertini chiese di dare a Darida il ruolo di sottosegretario agli Interni, invece di quello di Ministro. Darida è stato successivamente ministro dal 1980 al 1987.

Previti era l’avvocato di Berlusconi e come Ministro della Giustizia creava un evidente conflitto di interessi. Passò alla Difesa.

Maroni, che è stato comunque Ministro degli Interni, fu “sconsigliato”, perché era stato condannato per oltraggio a Pubblico Ufficiale.

La vicenda Gratteri non è stata mai chiarita e molto probabilmente è una favola. In ogni caso Napolitano non fa testo. E’ stato il peggior Presidente della Repubblica. Se non ci credete, leggete la lettera che gli scrisse Luigi De Magistris, quando lasciò la Magistratura. Ora naturalmente Mattarella lo ha superato.

L’articolo 92 della Costituzione non sancisce alcun diritto di veto del Presidente della Repubblica soprattutto se le motivazioni sono quelle addotte da Mattarella: le “preoccupazioni del mercato”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.118) 28 maggio 2018 19:46

    Parte 1 >

    I “focosi” critici del Presidente della Repubblica si guardano dal fare cenno ad una verità plateale.

    SE al posto di un principiante inesperto di politica e di PA come Giuseppe CONTE fosse stato proposto a Premier uno specialista navigato del calibro di Carlo COTTARELLI, lo scrupoloso Presidente Mattarella non avrebbe sollevato riserve (poi diniego) su un Ministro dell’Economia antieuropeista dichiarato quale Paolo SAVONA.

    E’ infatti il Presidente del Consiglio (come da art 95) il primo interlocutore ed il garante del Presidente della Repubblica in quanto “dirige la politica generale del Governo”, ne “mantiene l’indirizzo politico e “promuove e coordina l’attività dei Ministeri”.

    Di più.


    Il fatto che nessuno dei proponenti ha speso una parola di rammarico sulla uscita di Conte dal Quirinale è la riprova che i timori espressi da Mattarella sul premeditato piano B avevano un concreto fondamento.

    La storia insegna che la Febbre del Tribuno travalica remore, limiti …

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