L’economia italiana non conosce un consistente aumento da qualche tempo ormai. Nonostante le politiche di reoressione immigratoria, il fenomeno non accenna a diminuire. Una riflessione politico-economica sulla questione
Secondo una ricerca del Censis di pochi giorni fa, sono 4 milioni i giovani italiani laureati che se ne sono andati dall'Italia per non farvi più ritorno.
Il loro vuoto nella struttura demografica nazionale è stato occupato dagli immigrati- regolari o irregolari che siano- tanto che la popolazione nazionale è aumentata dai 52 milioni che eravamo, ai circa 60 che siamo oggi. Otto milioni in più. Otto milioni di persone che devono trovare un lavoro per sopravvivere, non sono da rimandare in patria. Volenti o nolenti, Gli immigrati sono indispensabili per manterenere la nostra economia e per fermare il progressivo invecchiamento del Paese, inarrestabile in altro modo.
La prosperità seguita dalla rivoluzione industriale, continuando in un paradigma evolutivo che ha visto un picco negativo solo durante le guerre mondiali, e la progressiva scolarizzazione dei cittadini, hanno rivoluzionato alla radice la mentalità di tutta la nazione, tanto da arrivare ad un punto di inversione della crescita demografica. Gli immigrati hanno sopperito a questo problema.
Unendo i due fattori, cioè la fuga dei cervelli e l'aumento dell'immigrazione, la somma che ne traiamo porta davanti a sè il segno negativo, se rapportata all'andamento economico italiano.
L'addizione di prima è quindi spiegata. Favorendo l'emigrazione dei laureati e combattendo l'immigrazione, il volano che fa girare l'economia non riuscirà mai ad avere una spinta adeguata per partire ed innescare di conseguenza un ritmo di sviluppo degno degli altri Paesi europei.
Gli immigrati servono per fare quei lavori che non farebbe nessuno dei nostri raccomandati.. I (...)
14/12 23:18 - Damiano Mazzotti