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Glaucoma: si apre una nuova strada

L’efficacia del coenzima Q10 nella cura del glaucoma è al centro di uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano. Durerà tre anni, coinvolgendo 17 centri in Italia. 

di Cristina Da Rold

Si stima che l’1.5% degli italiani al di sopra dei 55 anni di età sia affetto da glaucoma, ma la metà non lo sa. Il glaucoma è una malattia oculare correlata generalmente a un’elevata pressione dell’occhio e che tende a colpire dopo i 40/45 anni di età. Spesso è asintomatica il che complica la diagnosi, ma se trascurata può portare alla cecità. È la seconda causa di cecità a livello mondiale dopo la cataratta, ma è la prima causa di cecità irreversibile.

La buona notizia è che si può evitare che un glaucoma iniziale diventi si aggravi sottoponendosi dopo i 40 anni a una visita oculistica completa, che consente di rallentarne la progressione. Oggi la cura del glaucoma si basa sulla riduzione della pressione oculare usando dei colliri e, in casi indicati, ricorrendo al laser. Si corregge quindi la pressione elevata, ovvero il fattore di rischio, ma non si cura la malattia.

Da qualche tempo però i ricercatori esplorano altre strade e la principale studia il possibile ruolo del coenzima Q10 nella cura del glaucoma. Il coenzima Q10 è una molecola ad attività bioenergetica e antiossidante e l’efficacia di questa molecola è al centro di uno studio che ha preso il via all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Durerà tre anni, coinvolgendo circa 600 pazienti e 17 centri per il trattamento del glaucoma in tutta Italia.

“I pazienti hanno iniziato a essere arruolati e prevediamo di concludere questa fase entro fine anno” spiega a OggiScienza Luciano Quaranta, direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma all’Università degli Studi di Brescia e primo autore dello studio.

Il ruolo del coenzima Q10 nella cura del glaucoma

 

Da qualche tempo la ricerca ha iniziato a orientarsi verso lo studio della funzionalità dei mitocondri, gli organelli che si trovano all’interno di tutte le cellule e fungono da “centrali energetiche”. Nelle cellule ganglionari retiniche, infatti, i mitocondri sono più numerosi rispetto a qualsiasi neurone del sistema nervoso centrale.

Lo stress ossidativo provocato, fra le altre cose, dai noti radicali liberi, le specie reattive dell’ossigeno, mette a rischio anche la funzionalità dei mitocondri. Oltre a produrre e recuperare l’energia contenuta negli alimenti, questi organelli regolano l’omeostasi cellulare, sono coinvolti in varie funzioni metaboliche, regolano l’omeostasi del calcio intracellulare e l’apoptosi, la morte cellulare programmata.

Quando lo stress ossidativo è elevato mette in crisi i mitocondri e questi non riescono a fornire la quantità di energia necessaria alle cellule ganglionari retiniche, che finiscono per funzionare male o morire. Quando i radicali liberi aumentano, ad esempio a causa di un’elevata pressione oculare, le difese antiossidanti non sono sufficienti e si crea una condizione di stress ossidativo. I radicali liberi a quel punto possono danneggiare varie tipi di cellule presenti all’interno dell’occhio, e siamo di fronte a un altro fattore di rischio per lo sviluppo del glaucoma.

“Proprio qui entra in gioco il coenzima Q10″, conclude Quaranta, “che in quanto antiossidanteagisce sul mantenimento della funzione mitocondriale delle cellule ganglionari retiniche per rallentare la velocità con cui queste muoiono”. Ovvero fornisce benzina ai mitocondri per farli funzionare correttamente.

“Si tratta di un’ipotesi che, se confermata, potrebbe cambiare la cura di questa malattia che al momento non ha cure risolutive. Ma è necessario precisare ancora una volta che l’aspetto più importante è intercettare la malattia il prima possibile, e per farlo basta ricordarsi di fare una visita oculistica di controllo ogni tanto dopo i 40 anni.”

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Questo articolo è stato pubblicato qui

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